Lunedì, 23 Novembre 2020

Le cento "operazioni sospette" con i soldi della Lega

La GdF indaga dopo l'alert dell'Antiriciclaggio di Bankitalia. Nelle nuove segnalazioni anche il ruolo di parlamentari vicini a Salvini. Intanto il fedelissimo Siri rischia il processo

L'acronimo è SOS e stavolta significa "segnalazione di operazione sospetta": ce ne sono un centiaio che sono riconducibili ai soldi della Lega tra il 2010 e il 2020 e su cui attualmente la Guardia di Finanza sta indagando dopo l'alert dell'Antiriciclaggio di Banca d'Italia già agli atti dell’indagine sulla compravendita dell’immobile di Cormano ormai nota come Lombardia Film Commission

Le cento "operazioni sospette" con i soldi della Lega

Spiega oggi Repubblica che sotto la lente della GdF non ci sono solo i commercialisti Andrea Manzoni e Michele Scillieri e il revisore contabile della Lega al Senato Alberto Di Rubba. Le nuove Sos studiate dalla Gdf riguardano anche imprenditori legati al partito come Francesco Barachetti, l’elettricista diventato in pochi anni un colosso dell’impiantistica elettrica, o come Marzio Carrara, il “re delle stampe” di Bergamo, non indagato, che ha incassato centinaia di migliaia di euro dal Carroccio e che con Di Rubba ha portato a termine affari milionari. E spuntano anche nuovi nomi: 

Nelle nuove segnalazioni, anche il ruolo dei parlamentari Giulio Centemero, tesoriere della Lega a processo a Milano per un finanziamento illecito da 40 mila euro, e Stefano Borghesi, altro commercialista bergamasco, non indagato. Entrambi soci, con Manzoni e Di Rubba, dello studio “Manzoni & Di Rubba Stp”, terminale di 500mila euro arrivati solo nell’ultimo anno da Lega Nord, Lega per Salvini premier e Radio Padania.

E ancora. Sotto il faro della Gdf altre due figure che sono il trait d’union tra l’inchiesta milanese del procuratore aggiunto Eugenio Fusco e del pm Stefano Civardi con quella genovese dei magistrati Francesco Pinto e Paola Calleri. Il primo nome è quello di Angelo Lazzari, negli atti della Lfc per il suo ruolo di socio di Di Rubba in Taaac, perquisito nell’inchiesta sui 49 milioni nell’indagine di Genova, dov’è segnalato come legale rappresentante della lussemburghese Iris Fund Sicav-Fis. L’altro nome è quello di Fabio Massimo Boniardi, deputato salviniano che con le sue società ha incassato dall’associazione “Maroni presidente” 450 mila euro per la stampa di volantini mai realizzati.

I documenti partono dalla "vecchia gestione" della Lega, quella in capo a Umberto Bossi e Francesco Belsito e il Fatto scrive oggi che si tratta di documenti che non sono stati depositati e che non coincidono con le note dell’Antiriciclaggio di Banca d’Italia allegate agli atti del fascicolo. Insomma, materiale inedito allo studio della Finanza. Nello scambio di atti dalla procura di Genova a quella di Milano vi sono i risultati delle perquisizioni disposte dai pm liguri nel 2018 a carico dei commercialisti bergamaschi.

EDIT 10,06: La risposta di Giulio Centemero: "Mi stupisce che su alcune testate compaia il mio nome rispetto ad alcune operazioni sospette che la Gdf starebbe verificando. Opero alla luce del sole e sotto il doppio controllo della commissione di garanzia parlamentare composta da magistrati contabili e di società di revisione esterna. Attendo dettagli in modo che possa chiarire i movimenti segnalati nell'auspicio che si affrontino tali temi seriamente, nel rispetto del segreto istruttorio e si mettano da parte fughe parziali di notizie ed elucubrazioni atte solo a riempire le spoglie pagine di certa stampa". Lo dichiara il deputato Giulio Centemero, tesoriere della Lega.

Il rischio processo per Armando Siri

E intanto si profila il rischio processo per il senatore leghista ed ex sottosegretario ai Trasporti Armando Siri. La Procura di Roma ha infatti notificato l'avviso di conclusione delle indagini per due episodi di corruzione. Nelle indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Mario Palazzi, sono coinvolte altre 4 persone tra cui l'imprenditore ed ex parlamentare di Forza Italia Paolo Arata. 

Secondo l'accusa, Siri avrebbe asservito i suoi poteri a ''interessi privati, proponendo e concordando con gli organi apicali dei ministeri competenti per materia (Infastrutture, Sviluppo economico e Ambiente) l'inserimento in provvedimenti normativi di competenza governativa di rango regolamentare di iniziativa governativa e di rango legislativo ovvero proponendo emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per il cosiddetto minieolico''. Come riportato nel 415bis, secondo l'Accusa Siri ''riceveva indebitamente la promessa e o la dazione di 30mila euro da parte di Arata, amministratore della Etena srl e dominus della Soclara srl, amministrata dal figlio, società operative in quel settore''. Sempre secondo l'accusa Arata da questi provvedimenti avrebbe ottenuto benefici economici. Per un secondo episodio contestato, Siri, si sarebbe attivato ''per ottenere un provvedimento normativo ad hoc che finanziasse anche in misura minima, il progetto di completamento dell'aeroporto di Viterbo, di interesse della Leonardo Spa, per future commesse''.

Il senatore leghista inoltre ''esercitava pressioni direttamente e per interposta persona sul comandante generale della Guardia Costiera Giovanni Pettorino, al fine di determinarlo a rimuovere il contro ammiraglio Piero Pellizzari dall'incarico di Responsabile unico del procedimento nell'ambito di un appalto in essere, ma in scadenza, per l fornitura di sistemi radar Vts (Vessel traffic service), essendo questi inviso alla Leonardo spa, siccome critico su alcuni aspetti della fornitura''. Per questo Siri, sempre secondo l'accusa, ''riceveva indebitamente la promessa di ingenti somme di denaro (per il tramite e in parte destinate anche agli intermediari, Arata, con legami personali e illeciti con lo stesso senatore leghista e Valerio Del Duca) e comunque la dazione di 8mila euro anticipata da Del Duca e Simone Rosati (dipendente di Leonardo spa, di intesa col suo superiore gerarchico Paolo Iaboni) che avevano programmato di riottenere tale provvista, pur non riuscendo nell'intento mediante il pagamento da parte di Leonardo spa di una fattura emessa'' da una società.

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