Giovedì, 21 Ottobre 2021
Legge elettorale

Legge elettorale a rischio anticostituzionalità: la Cassazione accoglie il ricorso

La Suprema Corte di Cassazione trasferisce alla Corte Costituzionale gli atti del ricorso contro il Porcellum: "Le questioni di legittimità sollevate sono rilevanti". Nel mirino il premio di maggioranza: "Altera gli equilibri"

La Suprema Corte di Cassazione ha deciso: la legge elettorale Calderoli del 2005, il "porcellum", finisce sotto la lente d'ingrandimento della Corte Costituzionale. La Cassazione ha dichiarato "rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità sollevata dall'avvocato Aldo Bozzi, per cui disponde l'immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale". 

IL RICORSO - Nel 2009, l'avvocato Bozzi e altri 26 ricorrenti, in qualità di semplice elettori, avevano citato in giudizio davanti al Tribunale di Milano la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell'Interno, ma con la sentenza del 18 aprile 2011, il Tribunale lombardo aveva escluso la "rilevanza giuridica della lesione del diritto di voto". Il legale, però, non si era arreso e aveva ricorso in Appello, ma ancora una volta la Corte di Milano aveva giudicato la sua istanza inammissibile. Da qui, il ricorso alla Suprema Corte che oggi ha deciso. 

"BILANCIAMENTO NON ACCETTABILE" - Decisione che nasce, soprattutto, dalle perplessità sull'equilibrio assicurato dalla legge. "E' dubbio che l'opzione seguita dal legislatore costituisca il risultato di un bilanciamento ragionevole e costituzionalmente accettabile tra i diversi valori in gioco", spiega la Cassazione. Con la sentenza 12060, la Suprema Corte mette nel mirino, soprattutto, il premio di maggioranza. 

"TURBA GLI EQUILIBRI" - "Si tratta - si legge nella sentenza - di un meccanismo premiale che, da un lato, incentivando il raggiungimento di accordi tra le liste al fine di accedere al premio, contraddice l'esigenze di assicurare la governabilità, stante la possibilità che, anche immediatamente dopo le elezioni, la coalizione beneficiaria del premio si sciolga o i partiti che ne facevano parte ne escano. Dall'altro - continua la sentenza - esso provoca una alterazione degli iquilibri istituzionali, tenuto conto che la maggioranza beneficiaria del premio è in grado di eleggere gli organi di garanzia che, tra l'altro, restano in carica per un tempo più lungo della legislatura". Da qui la sua lampante "irragionevolezza" per la "lesione dei principi di eguaglianza del voto e di rappresentanza democratica". 

Tradotto: "il premio" assicurato a chi ottiene la maggioranza assoluta alla Camera non garantisce governabilità e soprattutto provoca una alterazione degli equilibri istituzionali. Per questo, ora toccherà alla Corte Costituzionale pronunciarsi.  

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