Domenica, 26 Settembre 2021
CRONACA

Terra dei fuochi, lettera a Napolitano: "Vogliamo vivere"

Una giovane napoletana si appella al capo dello Stato e scrive una lettera pubblicata sul quotidiano Il Mattino: "Ci stanno ammazzando tutti, lentamente e intenzionalmente. Siamo morti che camminano"

ROMA - "La cosa triste sa qual è Presidente? E' che noi siamo soli, soli a combattere contro chi ci vuole ammazzare, camminiamo per strada attenti ai mucchi di rifiuti. Noi vogliamo semplicemente vivere. Preside', chiediamo troppo?". Parole di chi vive l'emergenza quotidiana della cosiddetta "Terra dei fuochi", quel territorio martoriato (e troppo spesso dimenticato) da rifiuti e roghi tossici tra le province di Napoli e Caserta.

Parole scritte da una giovane donna napoletana che si rivolge direttamente al capo dello Stato Giorgio Napolitano, chiedendo attenzione e aiuto alle istituzioni. Perché - si legge in uno dei passaggi chiave dello scritto - "ci stanno ammazzando tutti, lentamente e intenzionalmente. Siamo morti che camminano". 

La lettera-appello indirizzata al presidente della Repubblica è stata pubblicata sul quotidiano Il Mattino: "Egregio Presidente Napolitano, sono una giovane donna della provincia di Napoli che alle 6.00 del mattino si ritrova già a respirare l'odore nauseante dei roghi tossici. Sa, io credo che chi mette in pericolo la salute e la vita stessa di un'intera comunità, di interi paesi, di intere città debba essere arrestato per tentato omicidio plurimo. Sì, Presidente. Ci stanno ammazzando tutti, lentamente e intenzionalmente. Siamo morti che camminano, siamo gente che appena sente la frase: "Sai chi ha il tumore?" rabbrividisce, perché sappiamo che da questo male raramente si esce vittoriosi e che prima o poi capiterà a chi amiamo o a noi stessi, si, perché nessuno di noi si ritiene così fortunato da scampare a tale male perché si tratta solo di fortuna se non lo conosci: IL MOSTRO. La cosa triste sa qual è Presidente? É che noi siamo soli, soli a combattere contro chi ci vuole ammazzare, camminiamo per strada attenti ai mucchi di rifiuti, quasi facciamo la guardia per paura che venga incendiato".

"Denunciamo e cerchiamo di fare il nostro dovere ogni santo giorno, perché questo avviene proprio ogni giorno, ma vede, noi siamo così piccoli e impotenti di fronte a questi eventi che abbiamo necessariamente bisogno dello STATO per poterne uscire. Lei lo sa, è napoletano come noi, noi raramente chiediamo aiuto, siamo un popolo di grandi potenzialità, di grande volontà e inventiva ma su questo neo possiamo poco da soli, abbiamo bisogno di un PADRE, e in questo caso lo stato deve aiutarci. Lo sappiamo, lo abbiamo capito, lo stato è un padre assente, forse colpevole, non lo so, non voglio nemmeno pensare che sia possibile, perché un padre non uccide i propri figli, i figli vanno protetti, curati e noi siamo in pericolo costantemente, dobbiamo essere tutelati. Lo stato può, lo stato deve perché senza popolo alla fine non ha motivo di esistere. Il mio appello è chiaro, forte. Gli unici odori che vorremmo respirare sono: l'odore dello zolfo, della brezza marina, del caffè, dell'erba verde dei campi da calcio, del pesce appena pescato, della frutta fresca e dell'aria frizzante del mattino. Noi vogliamo semplicemente vivere. Presidé, chiediamo troppo?".

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