Martedì, 11 Maggio 2021
Non si può restare a guardare

Abbiamo un problema in Italia con gli anziani che detengono (legalmente) armi in casa

La strage di Rivarolo con una pistola regolarmente detenuta con licenza per 'tiro sportivo' pone con forza il tema. Ci sono criticità sui controlli ma anche a livello politico-culturale. "Oggi in Italia è più facile essere uccisi da un legale detentore di armi che dalla mafia o dai rapinatori" dice a Today.it Giorgio Beretta (Opal). Bisogna "cominciare a regolamentare in modo più rigoroso la detenzione di armi togliendole almeno agli anziani a rischio"

I carabinieri sul luogo della strage di Rivarolo Canavese

Armi e anziani, c'è un problema. Renzo Tarabella, 83 anni, l'autore della strage di Rivarolo Canavese, aveva una pistola. Una Beretta semiautomatica calibro 9x21. La deteneva regolarmente, con un porto d'armi per uso sportivo, sin dal lontano 1978. Glielo permetteva la legge. Non aveva mai sparato fuori dal poligono con quell'arma. La prima volta che è successo, però, è stato un massacro. Tarabella ha ucciso la moglie, il figlio disabile e i due proprietari (oltre che vicini) di casa. Poi si è sparato: la pallottola che gli ha attraversato la testa pare non abbia leso parti vitali e nemmeno provocato danni permanenti. Non è chiaro il movente, non è chiaro perché covasse rancore verso i suoi cari o i vicini. Ma è certo che abbiamo una "grana" da risolvere in Italia con le licenze. Gli omicidi con armi legali sono infatti una costante. E' bene parlarne, anzi è doveroso: per fare in modo che non accada più nulla del genere in futuro, per evitare altro spargimento di sangue.

Licenze per uso sportivo: come stanno le cose in Italia

"Gli omicidi di Rivarolo Canavese con una pistola regolarmente detenuta con licenza per 'tiro sportivo' - dice a Today Giorgio Beretta, dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (OPAL) - dovrebbero portare all’attenzione pubblica e soprattutto delle rappresentanze politiche, una serie di problemi". 

C'è innanzitutto il problema delle norme e della facilità con cui si può ottenere una licenza armi. "Oggi in Italia - spiega Beretta - a qualsiasi cittadino, esente da malattie nervose e psichiche, non alcolista o tossicodipendente è consentito di ottenere una licenza per armi dopo aver superato un breve esame di maneggio delle armi e un controllo da parte della Questura circa la sua affidabilità. Dal punto di vista medico, tutto si basa su un’autocertificazione controfirmata dal medico curante e una breve visita presso l’Asl, simile a quella per ottenere la patente di guida: non è prevista, di solito, alcuna visita specialistica né un esame tossicologico né una valutazione psichiatrica". 

Per il rinnovo non è previsto alcun esame clinico o psichiatrico

In secondo luogo il problema riguarda i controlli: "Le licenze per detenere armi - ci dice Beretta -  hanno una validità di cinque anni, sia per un diciottenne sia per un ottuagenario. Allo scadere del quinto anno, occorre presentare la domanda di rinnovo corredata da un certificato di idoneità psico-fisica rilasciato dall’Asl, ma anche in questo caso non è generalmente previsto alcun esame clinico o psichiatrico. Un periodo troppo lungo, soprattutto quando si tratta di anziani: non a caso per la patente di guida il rinnovo è previsto ogni tre anni (dai  60 ai 70 anni) e ogni due anni (dopo gli 80 anni)". 

Ma c'è anche un problema culturale, "di fatto politico" nota Beretta. L’anziano di Rivarolo "teneva in bella vista la pistola in casa (il dettaglio è emerso nei giorni scorsi sui quotidiani locali dell'area del Canavese, ndr), quasi come un monito per tutti coloro che la frequentavano. Per anni le destre ed in particolare la Lega di Salvini, cavalcando la paura dei cittadini a fronte di alcuni rari casi, hanno inteso legittimare la detenzione di armi per difendere la proprietà. Salvini lo ha fatto partecipando, anche da ministro, alla fiera delle armi di Vicenza, HIT Show per ribadire, armi in pugno, questo concetto".

In passato ne abbiamo già ripetutamente parlato su queste pagine. Lo continueremo a fare.

Più armi non significa più sicurezza

Più armi non significa più sicurezza (anche questo lo abbiamo detto tante volte). "Il problema è che le armi in casa non risolvono la paura, di fatto infondata, dei cittadini, anzi la aggravano. I dati raccolti da nostro Osservatorio - continua l'analista di Opal nel colloquio con Today -  parlano chiaro: nel triennio 2017-19 sono stati almeno 129 gli omicidi commessi con armi regolarmente detenute a fronte di 91 omicidi di tipo mafioso e di 37 per furto o rapina. In altre parole, oggi in Italia è più facile essere uccisi da un legale detentore di armi che dalla mafia o dai rapinatori. La gran parte di questi omicidi avviene in famiglia e almeno uno su quattro è commesso da anziani legali detentori di armi spesso per depressione e solitudine, ma anche per rabbia e rancore. Questi problemi andrebbero affrontati attraverso servizi sociali adeguati: tenere armi in casa non solo non li risolve, ma li aggrava.

Beretta (Opal): "L'arma legale sta diventando per molti anziani il modo più semplice per farla finita"

Un’ultima considerazione. "A fronte di una popolazione che sta invecchiando, spesso rancorosa e talvolta abbandonata dai servizi sociali, l’arma legalmente detenuta sta diventando per molti anziani il modo più semplice per 'farla finita', sia per sé ma anche per la consorte e spesso anche per i figli malati o disabili. E’ venuto il momento di affrontare, con una legge adeguata, la questione del fine vita. Ma si dovrebbe, fin da subito, cominciare a regolamentare in modo più rigoroso la detenzione di armi togliendole almeno agli anziani a rischio e incrementando i controlli su tutti i legali detentori di armi" conclude Beretta.

Un buon punto di partenza sarebbe quello di conoscere il numero effettivo delle armi custodite legalmente nelle abitazioni dei cittadini: un censimento aggiornato non può più attendere. Anzi, è già tardi. La gran parte degli omicidi con armi legali avviene in famiglia e almeno uno su quattro per mano di anziani. Basta una licenza per tiro sportivo, o per la caccia, per avere tra le mura di casa un arsenale. Al momento proprio come una patente di guida, la licenza di detenere e trasportare un'arma ad uso sportivo è rinnovabile con una breve visita, un timbro, marche da bollo e poco più, se non ci sono specifici motivi di preoccupazione. Motivi di preoccupazione che potrebbero emergere solo con più controlli su chi ha armi in casa propria, detenute con qualsiasi licenza. Sì, abbiamo un problema. Affrontiamolo. Perché bastano una licenza assegnata o rinnovata con leggerezza e un'arma in mano alla persona sbagliata per provocare conseguenze atroci: morti che si potevano evitare e famiglie che li piangono. Spesso rimangono brevi di cronaca, istantanee che non fanno breccia nel dibattito pubblico. Serve un cambio di passo.

È ancora troppo facile avere un'arma legale in Italia

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