Lorenzo muore di anoressia a 20 anni, il grido dei genitori: "Mancano strutture pubbliche adeguate"

"Non ci sono in Italia strutture pubbliche adeguate per la cura dell'anoressia". È quanto denunciano i genitori di un ragazzo di vent'anni torinese, Lorenzo S., morto il 3 febbraio

E' l'appello di due genitori che devono far fronte al più inaccettabile dei dolori, quello della perdita di un figlio. "Non ci sono in Italia strutture pubbliche adeguate per la cura dell'anoressia". È quanto denunciano i genitori di un ragazzo di vent'anni torinese, Lorenzo S., morto il 3 febbraio scorso. Il caso era stato riferito dall'edizione torinese de La Stampa ed è stato ripreso oggi dal Corriere Torino e da la Repubblica. "Le istituzioni - ha detto il padre del ragazzo - devono muoversi: prima con la prevenzione nelle scuole e poi investendo nella sanità. Mancano anche i percorsi di sostegno alle famiglie". 

Lorenzo, morto a 20 anni di anoressia

Lorenzo ormai non mangiava più, è morto nel sonno: è stato trovato nel letto di casa da un fratello. Aveva cominciato a soffrire di anoressia a 14 anni. "Dopo un periodo in un centro della Val D'Aosta, sembrava rinato - raccontano i genitori -. Eppure, dopo poche settimane, è ricaduto nel baratro. Una storia che si è ripetuta diverse volte", fino alla ricaduta che ha portato al decesso.

I genitori: "Ci sono altre famiglie che stanno vivendo il nostro calvario"

"Abbiamo fatto di tutto per aiutarlo, ma non è stato abbastanza", raccontano i genitori del giovane, che hanno scelto di raccontare la loro storia perchè "ci sono altre famiglie che stanno vivendo il nostro calvario. E sappiamo quanto ci si senta soli". Poi hanno aggiunto: "Vogliamo scuotere la coscienza delle istituzioni perché è inaccettabile che in un Paese come l'Italia non ci siano strutture pubbliche in grado di accogliere e curare ragazzi come nostro figlio. Negli ospedali si limitano a parcheggiarti in un reparto e a somministrare flebo per integrare il potassio. Poi ti rimandano a casa, fino al prossimo ricovero", hanno concluso.

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"È necessario mettere mano alla normativa, perché c'è un vuoto"

Un mese fa, su un foglio bianco, Lorenzo ha elencato i suoi desideri. "Essere più fiero di me stesso", "Viaggiare", alcuni dei punti. "Avevamo interpretato quel gesto come un segno di speranza - dicono oggi i genitori -. Pensavamo che dimostrasse la sua voglia di lottare ancora". Un mese dopo è morto. "La tragedia di nostro figlio dimostra che di anoressia si può morire - dicono i genitori -. Le madri e i padri che stanno passando il nostro calvario lo devono sapere. Bisogna affrontare il fenomeno, a iniziare dal punto di vista legislativo. Le strutture pubbliche non sono abbastanza e non c'è un sistema che sappia dirti a chi rivolgerti. È necessario mettere mano alla normativa, perché c'è un vuoto". Quando Lorenzo ha compiuto 18 anni, "è diventato libero di decidere. Quando veniva ricoverato, firmava per essere dimesso. E così via", spiegano i genitori. "Le istituzioni devono fare qualcosa. Pensare a progetti di prevenzione nelle scuole, percorsi di sostegno alle famiglie e investimenti. Non tutti possono permettersi centri privati. Nessuno, in queste situazioni, dev'essere lasciato solo".

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