Domenica, 1 Agosto 2021
Il caso / Taranto

Lorenzo morì di tumore a cinque anni, la famiglia chiede 25 milioni di euro all'Ex Ilva

I legali della famiglia del bambino morto a Taranto nel 2014 hanno depositato la richiesta di risarcimento nei confronti di nove dirigenti dell'epoca

Il piccolo Lorenzo Zaratta morì a Taranto per un tumore al cervello il 30 luglio 2014, a soli cinque anni. La sua famiglia ora ha chiesto un risarcimento da 25 milioni di euro all'Ex Ilva. Gli avvocati Leonardo La Porta e Ladislao Massari hanno depositato la richiesta durante la prima udienza preliminare davanti al gup Rita Romano, che ha fissato la prossima udienza il 14 ottobre, data entro la quale le difese dovranno presentare le richieste di riti alternativi mentre la Procura dovrà precisare nei capi di imputazione le norme violate dagli imputati che avrebbero causato la malattia, scoperta quando aveva solo tre mesi di vita, e poi la morte del bambino.

Secondo una perizia fatta propria dai pubblici ministeri della procura di Taranto, a causare la malattia di Lorenzo sarebbero state le polveri e le altre emissioni inquinanti dell’acciaieria ex Ilva. Nove tra dirigenti e funzionari dell’epoca sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio colposo.

Secondo i pubblici ministeri Remo Epifani e Mariano Buccoliero, i dirigenti "consentivano la dispersione di polveri e sostanze nocive provenienti dalle lavorazioni delle Aree: Parchi Minerali, Cokerie, Agglomerato, Acciaierie e Gestione Rottami Ferrosi dello stabilimento siderurgico, omettendo l’adozione delle misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro e malattie professionali" e questo avrebbe causato "una grave malattia neurologica al piccolo Lorenzo Zaratta che assumeva le sostanze velenose durante il periodo in cui era allo stato fetale" che avrebbe così sviluppato una "malattia neoplastica che lo conduceva a morte".

L’indagine è nata dagli studi che i consulenti scelti dai legali della famiglia Zaratta hanno portato avanti, nei quali è stata accertata la presenza di ferro, acciaio, zinco, silicio e alluminio nel cervello del bambino. In quel documento, Antonietta Gatti, fisico e bioingegnere, autrice di una serie di analisi sui campioni biologici del piccolo Lorenzo, la "patologia tumorale si è resa manifesta nei primi mesi di vita quando le esposizioni ambientali sono molto limitate se non quasi nulle stante lo stile di vita caratteristico dell’età" e la causa "è da ricercare nell’esposizione della madre durante la gravidanza". Mentre era incinta, la madre del piccolo Lorenzo ha lavorato per alcuni periodi nel quartiere Tamburi, a pochi metri dalle ciminiere e dalle emissioni dell'Ilva. "La possibile spiegazione – si legge in una relazione – della presenza di polveri d’acciaio" nel corpo di Lorenzo "è legata al fatto che, all’epoca della gravidanza, la madre viveva a Taranto e lavorava in una zona notoriamente soggetta a inquinamento di polveri da acciaieria" e di "numerose altre polveri come quelle di magnesio e di zinco" che risultano "compatibili con la stessa provenienza".

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