Lunedì, 21 Giugno 2021
Cosa è successo? / Prato

Luana D'Orazio: il racconto dei colleghi di lavoro e le foto dell'orditoio prese dai suoi social

A che punto sono le indagini sulla ragazza di 22 anni morta mentre lavorava in un'azienda di Montemurlo, in provincia di Prato

Un murale in memoria di Luana D'Orazio a Roma. Foto ANSA/GIUSEPPE LAMI

I colleghi di lavoro di Luana D'Orazio, morta a 22 anni mentre lavorava a un orditoio in una ditta tessile di Montemurlo (in provincia di Prato), saranno sentiti dai magistrati per ricostruire la dinamica dell'infortunio avvenuto il 3 maggio scorso. Sono venti gli operai attesi dal procuratore capo di Prato, Giuseppe Nicolosi, e dal sostituto procuratore Vincenzo Nitti, per cercare di rispondere a varie domande: che mansioni ricopriva Luana? E qual era il livello di rispetto delle norme di sicurezza in azienda? Proprio per far luce sulle condizioni di lavoro nella fabbrica, riferisce la Repubblica, gli inquirenti avrebbero acquisito immagini e video dal profilo Facebook di Luana, che ritrarrebbero la giovane nell'azienda di Montemurlo in compagnia di altri operai.

A che punto sono le indagini sulla morte di Luana D'Orazio

E poi c'è una foto, allegata agli atti del fascicolo, che mostrerebbe una grossa ragnatela sull'orditoio, ritrovata su una colonna laterale del macchinario dove scorre una barriera di protezione, quella che avrebbe dovuto impedire a Luana di avvicinarsi quando la macchina era in funzione. Per chi indaga, quella ragnatela indicherebbe che la saracinesca, che impedisce agli operai di avvicinarsi troppo alla macchina in funzione, non veniva abbassata da tempo. E dimostrerebbe una violazione delle norme di sicurezza. "Non credo possa essere un tema dell'inchiesta, la trovo una questione avulsa dall'oggetto della vicenda": così Stefano Camerini, legale di uno dei due indagati per la morte della giovane operaia, ha commentato riguardo alla fotografia che ritrae la ragnatela. L'ipotesi degli investigatori della polizia giudiziaria - gli accertamenti sono condotti con i tecnici della Asl - è che Luana D'Orazio sia stata stritolata dall'orditoio perché sarebbe stata rimossa la saracinesca protettiva, cioè il meccanismo destinato a prevenire gli infortuni.

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Foto ANSA/Frame tratto dal Tg1

C'è un punto sul quale i consulenti tecnici della famiglia di Luana concordano con quelli dei due indagati (la titolare dell'azienda e il responsabile della manutenzione dei macchinari dell'impresa). Stando a un primo esame visivo dell'orditoio, ha spiegato a la Repubblica l'ingegner Domenico Romaniello nominato dai difensori della famiglia D'Orazio, l'incidente sarebbe avvenuto con ogni probabilità in una fase preliminare della lavorazione, in cui l'operatore allinea il tessuto e controlla che la sua disposizione sul subbio (cioè il grosso cilindro dell'orditoio da cui Luana è rimasta schiacciata) sia corretta. Una fase in cui la saracinesca di protezione, afferma sempre l'ingegner Romaniello, resta di norma sollevata: "In questa fase è l'addetto che tramite i pedali fa girare il subbio, a una velocità ridotta rispetto alla lavorazione automatica successiva in cui invece, la sbarra di protezione deve essere abbassata".

Ma allora come è stato possibile l'incidente? "È quello che dobbiamo capire attraverso la perizia - risponde Romaniello -. È possibile che ci sia stato un malfunzionamento della macchina. Oppure che fosse stata alterata". Sarà adesso la consulenza che la procura ha affidato nei giorni scorsi a ricostruire la dinamica dell'incidente sul lavoro. La procura di Prato è al lavoro anche sul tipo di contratto con il quale Luana D'Orazio era stata assunta nella ditta tessile. Da un primo esame delle carte, sembra che la giovane operaia fosse stata assunta con semplici mansioni di catalogazione e quindi non avrebbe potuto lavorare ai macchinari presenti nella fabbrica e dunque neppure all'orditoio. Su questo aspetto sono attualmente in corso ulteriori accertamenti.

Luana D’Orazio, manipolato l’orditoio 'gemello'. Si indaga sul contratto: "Non avrebbe dovuto usare macchinari"

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Foto ANSA/Frame tratto dal Tg1

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