Domenica, 17 Ottobre 2021
Le ultime sul caso

Luca Morisi: i messaggi WhatsApp dell'escort e i dubbi sui tempi del "segreto"

Già alla fine del mese di agosto nelle chat di alcuni uomini della Lega c'erano le prime ricostruzioni sulla vicenda che riguarda l'ex guru della comunicazione del Carroccio. L'escort Petre avrebbe detto di voler consegnare ai magistrati il cellulare con copia delle conversazioni. A giorni Luca Morisi potrebbe essere interrogato

Forse già in settimana Luca Morisi potrebbe essere interrogato. Da giorni dice attraverso il suo avvocato di voler essere ascoltato per fugare tutti i dubbi sul caso che lo ha travolto: infatti ha presentato istanza alla Procura di Verona attraverso il suo difensore Fabio Pinelli per essere sentito al più presto.  L'ex guru della "Bestia" salviniana è indagato per cessione di sostanze stupefacenti dopo un incontro con due giovani escort due mesi fa, nei giorni intorno a Ferragosto, nell’appartamento di Palazzo Moneta a Belfiore, in provincia di Verona. Nega di essere stato lui a cedere la droga e l'irrilevanza penale della sua condotta viene ribadita dai suoi legali. La versione però contrasta con quella di uno dei ragazzi:"Quella notte mi ha distrutto la vita, la droga dello stupro era sua".

Morisi: perché Petre ha chiamato i carabinieri?

Uno degli aspetti che andranno chiariti è per quale motivo l'escort Petre, colui che ha dichiarato di essersi sentito male a casa di Luca Morisi, abbia chiamato i carabinieri invece di un’ambulanza. Perché nella prima telefonata ai militari lo stesso cittadino rumeno ha esordito dicendo "Ci hanno fatto un furto"? Potrebbe essere stata una lite sui soldi? Morisi pagò due giovani 2.500 euro e avrebbe poi dovuto versarne altri 1.500, secondo quanto emerso nei giorni scorsi. Ma era proprio così? Oppure sono stati loro ad alzare il prezzo e lo hanno ricattato che se non avesse pagato di più lo avrebbero denunciato? Sembra molto improbabile che Morisi, personaggio pubblico, abbia deciso di non pagare e non fare nulla per evitare che i due chiamassero i carabinieri.

Anche Petre, l’escort di 20 anni che trascorse con lui e con un altro ragazzo rumeno la notte del 14 agosto, risulta indagato per cessione di stupefacenti, il flacone di Ghb, la "droga dello stupro" trovata nello zaino del giovane. Ma entrambi negano di averla procurata. L'escort avrebbe detto di voler consegnare ai magistrati il cellulare dove sostiene di aver memorizzato copia delle conversazioni avvenute via WhatsApp per prendere gli accordi prima dell’incontro e lo scambio di messaggi con l’amico che era stato contattato da Morisi su Grindr, un sito di incontri specializzato.

Ma oltre all'indagine sul flacone di Ghb, verifiche sono in corso anche sulla cocaina, secondo quanto scrive oggi il Corriere della Sera. "Petre ha detto 'ne abbiamo consumata tanta' e Morisi non lo ha negato anche perché nel suo appartamento i carabinieri ne hanno trovato traccia su due piatti e un avanzo di 0,31 grammi che lui stesso ha consegnato. Ma chi l’ha procurata? Indagini attraverso i tabulati telefonici sono in corso per rintracciare il pusher".

C'è poi il discorso sulle "tempistiche". Repubblica ha scritto nei giorni scorsi che già alla fine del mese di agosto nelle chat di alcuni uomini della Lega c'erano le prime ricostruzioni sulla vicenda. "Morisi ha combinato un casino vicino Verona", si scriveva. Due dirigenti veneti sarebbero stati a conoscenza di dettagli: "Tre persone sono state trovate con della droga a casa di Morisi. Sono intervenuti i carabinieri, c’è un’indagine". Qualcuno, aggiunge il quotidiano romano, in quei giorni prese anche contatto al ministero dell’Interno per verificare lo stato della segnalazione di "consumatore di stupefacenti" che Morisi aveva ricevuto.

''Morisi e Casalino sono i 'terminator' della comunicazione contro di me -  ha detto Matteo Renzi presentando il suo libro ''Controcorrente'' a Parma -  Avrei tutto l'interesse di scagliarmi contro Morisi ma non me lo sogno nemmeno. Mi hanno criticato di essere un fighetto: voglio che si sappia che nei momenti in cui avrei potuto gettare fango, non l'ho fatto perché sono una persona perbene. Voglio che si sappia che Italia Viva serve a ridare civiltà a questo Paese: grazie a noi Morisi non è più al Viminale e Casalino non è più a Chigi. Quello che queste persone fanno nel loro privato non mi riguarda'', ha concluso Renzi.

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