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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca Catania

Lucrezia è stata massacrata dal fratello: l'arma, il dettaglio che ha fatto svoltare le indagini e il folle movente

Giovanni Francesco Di Prima, 22 anni, si trova in carcere con accuse gravissime: omicidio e occultamento di cadavere. Il quadro sarebbe ormai chiaro

L'avrebbe uccisa "spinto dal desiderio di "liberare" i genitori dal presunto peso derivante da richieste di somme di denaro, gravanti sul bilancio familiare e avanzate dalla vittima per ristrutturare un’abitazione. Per questo Giovanni Francesco Di Prima, 22 anni, venerdì scorso ha accoltellato la sorella Lucrezia, 37 anni, nella loro abitazione di San Giovanni La Punta, un paese nel vasto hinterland di Catania, e ne ha poi abbandonato il cadavere, tra immondizia e materassi vecchi, in un boschetto in territorio di Nicolosi, nion lontano dalle falde dell’Etna.

Secondo gli inquirenti sarebbe ormai completo il quadro della terribile vicenda. Il fermo del fratello è stato convalidato, adesso si trova in carcere con accuse gravissime: omicidio e occultamento di cadavere. Il ragazzo si è autoaccusato dell'omicidio ed è stato lui stesso a condurre gli inquirenti sul posto dove aveva tentato di nascondere il corpo privo di vita della sorella.

La scomparsa di Lucrezia Di Prima era stata denunciata dal fidanzato - che è risultato  totalmente estraneo ai fatti -, con il quale si doveva sposare a breve, e dal fratello lo scorso 15 ottobre. Era svanita nel nulla e non aveva con sé né il portafoglio né il cellulare. I genitori, con i quali conviveva, erano via, fuori dalla Sicilia, sono stati subito allertati e hanno fatto rientro. Il sindaco di San Giovanni La Punta Bellia aveva diffuso un appello per ritrovare Lucrezia, la famiglia era molto conosciuta in città e la ragazza era attiva nel volontariato e nella vita parrocchiale.

Poi la svolta: a insospettire gli inquirenti sono state alcune tracce di sangue su uno dei cerchioni della Panda di famiglia. Inoltre, come riferito anche dal padre, era scomparso un lenzuolo che utilizzavano per coprire degli attrezzi ginnici conservati in garage. I sospetti sono ricaduti sul fratello che aveva fornito, nel suo racconto delle ultime ore, alcune incongruenze: dopo poco si è autoaccusato.

A differenza di quanto ipotizzato in un primo momento, nessun raptus. Il movente non è da ricollegare a un litigio ma da un "pensiero" fisso del giovane che aveva deciso di uccidere la sorella perché voleva “liberare” i genitori dal peso derivante da richieste di somme di denaro di Lucrezia per ristrutturare un’abitazione in cui sarebbe dovuta andare a vivere con il fidanzato. Pertanto, approfittando dell’assenza dei genitori, dopo essersi appostato tra la camera della sorella e il bagno, le ha sferrato tre fendenti con un coltello da caccia provocandole la morte e spingendola all’interno della doccia.

In seguito ha avvolto il corpo della donna in un lenzuolo bianco e in teli di plastica e, dopo aver trascinato il cadavere per le scale dei tre piani
della villetta sino al garage, l’ha caricato sul sedile posteriore della Fiat Panda per poi nasconderlo sotto due vecchi materassi nella citata zona di campagna ai piedi dell’Etna. I rilievi effettuati dalla sezione investigazioni scientifiche mediante il “Luminol” all’interno dell’abitazione familiare e sull’auto hanno confermato tutto. Sotto un mobile del garage è stato trovato il coltello da caccia.

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