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Martedì, 7 Dicembre 2021
Cronaca Palermo

Arrestato Gaetano Scotto, il "padrino" misterioso: "Dopo la scarcerazione era tornato al comando"

Nell'operazione portata a termine dalla Dia sono finite in manette otto persone, tra cui i tre fratelli Scotto. Uno di loro, Gaetano, era tra le persone accusate e poi scagionate per la strage di via D'Amelio, in cui persero la vita sei persone, tra cui il magistrato Borsellino

Blitz all'alba per la Dia di Palermo, che ha arrestato otto presunti affiliati alla famiglia mafiosa dell’Arenella. Tra questi figurano anche tre nomi di particolare spessore all'interno di Cosa Nostra, i tre fratelli Gaetano, Pietro e Francesco Scotto.

Mafia, 8 arresti all'Arenella (Palermo): c'è anche Gaetano Scotto

In particolare Gaetano Scotto è infatti una delle dieci persone accusate ingiustamente della strage di via D’Amelio e adesso parte civile nel processo sul depistaggio che si celebra a Caltanissetta. Un’inchiesta, quella sull’uccisione del giudice Borsellino, che coinvolse anche il fratello Pietro, tecnico di una società di telefonia, accusato di aver intercettato la telefonata con cui il magistrato comunicava alla madre che stava per andare a farle visita nella sua abitazione di via D’Amelio il 19 luglio 1992.

Pietro Scotto, condannato in primo grado, era stato poi assolto in appello. Gaetano Scotto è indagato inoltre per l’omicidio dell’agente di polizia Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio. Omicidio avvenuto a Villagrazia di Carini il 5 agosto 1989 e sul quale non è mai stata fatta piena luce.

Mafia, 8 arresti nell'operazione White Shark

L'operazione è stata chiamata White Shark, letteralmente "squalo bianco". Gaetano Scotto era libero da qualche anno. E dal giorno in cui aveva riacquistato la libertà tornando a passeggiare nella sua borgata, a Vincenzo Agostino – il padre dell’agente assassinato nel 1989 – avevano assegnato la scorta. Secondo gli inquirenti, dopo la scarcerazione sarebbe tornato a guidare la famiglia mafiosa dell'Arenella.

Mafia, Scotto e la strage di via d'Amelio

Considerato uno dei più misteriosi padrini delle zone Arenella-Acquasanta, su Gaetano Scotto la procura di Caltanissetta aveva a lungo puntato i riflettori. Era stato arrestato per la prima volta dai carabinieri a Chiavari, in Liguria, nell'estate del 2001. Le forze dell'ordine lo cercavano da 9 anni. Scotto è sempre stato ritenuto l’uomo dei misteri del processo per la strage di via D’Amelio.

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(Gaetano Scotto in una foto dell'archivio Ansa)

Nella sua deposizione il funzionario di polizia Gioacchino Genchi l’aveva infatti indicato come un possibile uomo di raccordo della mafia con i servizi segreti deviati. Dal suo cellulare - aveva rivelato in aula Genchi - nel febbraio del ’92 partì una telefonata diretta ad un'utenza del Cerisdi, al Castello Utveggio, una scuola per manager che sorge sul monte Pellegrino che sarebbe stata utilizzata in quel periodo come base di una cellula del Sisde. E proprio dal monte Pellegrino gli eventuali killer appostati avrebbero avuto una perfetta visuale di via D’Amelio senza correre il rischio di restare coinvolti nella devastante esplosione.

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