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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Cronaca Brindisi

L'attentato di Brindisi e la Mafia, tra coincidenze e perplessità

Da più parti si levano dubbi sull'origine dellle bombe alla Morvillo-Falcone. Gratteri: "Le mafie non fanno esplodere bombe in una scuola"

"La mafia non usa bombole di gas per i suoi attentati e non colpisce i bambini". Sono in tanti ad avanzare dubbi sulla presunta matrice mafiosa dell'attentato alla Morvillo - Falcone di Brindisi. Il primo a dire apertamente che si trattava di mafia era stato questa mattina il sindaco Consales: "Ci sono troppe coincidenze in questa vicenda. Mi auguro che siano solo tali, anche se in questo momento la nostra unica preoccupazione è quella dei ragazzi".

LE COINCIDENZE - I fatti che portano a parlare di Mafia, o meglio di Sacra Corona Unita, sono diversi. Il primo è il nome della scuola. La Morvillo - Falcone porta nella sua insegna il suo impegno per la legalità. Qualche mese fa poi la stessa scuola era stata premiata per un video contro la mafia. Seconda coincidenza: la scuola si trova a poche centinaia di metri dal tribunale. Terza coincidenza: qui, a Tuturano per la precisione, sarebbe dovuta passare la carovana antimafia di Don Ciotti che avrebbe preso simbolicamente in consegna un bene sequestrato ad un boss locale. Quarta coincidenza: qualche giorno fa a Mesagne è stata portata a termine l'operazione Die Hard, con 16 arresti nell'ambito dello spaccio di droga e dell'estorsione. Un duro colpo, messo a segno nella città dove la SCU è nata e da dove la maggior parte delle ragazzine rimaste coinvolte nell'esplosione proveniva.

E qui la quinta coincidenza. Fonti investigative parlano del ritrovamento di un frammento di un telecomando. Quel telecomando sarebbe stato azionato proprio al momento dell'arrivo di quel pullman di pendolari da Mesagne. Né prima, né dopo quindi: si è atteso la discesa delle ragazze dal pullman per pigiare il pulsante. In quel bus, in un modo o nell'altro, ci sono probabilmente le risposte all'attentato.

I DUBBI - In tanti però segnalano delle anomalie. La prima fra tutte è nell'obiettivo scelto. La mafia non colpisce i bambini e le scuole. La pensa così  Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Repubblica a Reggio Calabria, che oggi a Reggio Emilia si è trovato di fronte ad una platea di studenti e studentesse per parlare di mafia e legalità: "Le mafie cercano consenso e questo attentato va assolutamente in senso opposto. La mafia che conosco io e che mi hanno aiutato a conoscere in profondità non fa esplodere bombe in una scuola".

"È troppo presto per parlare – dice Gratteri – e non è possibile legare allo stato delle cose questo vile gesto ad una mano di sicura matrice mafiosa. Questo attentato stride con la tradizione delle mafie, di qualunque regione, che non attaccano mai direttamente le persone, la gente comune, della quale cerca spesso invece l'applauso, il consenso, l'abbraccio, In questo caso, poi, una scuola, appare inverosimile".

Attentato Brindisi | foto A.Quarta/lecceprima.it


Di attentato fuori dagli schemi parla Ignazio De Francisci, procuratore aggiunto a Palermo, che per anni ha fatto parte del pool antimafia di Antonino Caponnetto e Giovanni Falcone. "È un attentato – dice – che esce fuori dagli schemi. Non credo che bisogni affrettare i giudizi". Cade, a sentire De Francisci, anche la suggestione della pista che condurrebbe alla figlia del boss di Cosa Nostra, Totò Riina, che da qualche tempo risiede in provincia di Brindisi. "È legata, verosimilmente per conoscenze fatte nell'ambito di circuiti carcerari – dice il pm – a persone che gravitano intorno alla criminalità comune brindisina. Anche solo ipotizzare che questo attentato sia un messaggio al padre è al momento fuori luogo".

Il capo della polizia, Antonio Manganelli, ha spiegato che nessuno, né la mafia sicilia, né la Sacra Corona Unita, “uccide in questo modo e neanche le aree antagoniste, dalle Br a estrema destra. Nessuno si è mai spinto a questa tipologia di agguato. Ora gli investigatori stanno lavorando con i magistrati, abbiamo mandato i migliori, quelli di cui l’Italia va fiera, per dare un orientamento più attendibile sulla matrice del fatto e poi passare all’individuazione delle persone fisiche“.

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