Lunedì, 8 Marzo 2021
Mafia capitale

Lavoratori coop e rifugiati per strada: l'accoglienza dopo Mafia Capitale

I rifugiati cacciati dal centro, i lavoratori con il contratto in scadenza e i centri d'accoglienza al collasso: ecco come si gestisce l'accoglienza a Roma dopo lo scandalo di Mafia Capitale

C'era chi faceva i soldi sulla pelle dei rifugiati, dei rom e dei senzatetto. Quelli sono stati arrestati e le indagini sul "mondo di sopra" e "mondo di mezzo" sono ancora in corso. Poi c'è chi invece sta nel "mondo di sotto", chi lavorava e chi aveva bisogno di essere accolto. Sono i lavoratori e i rifugiati dei centri d'accoglienza dello scandalo di Mafia Capitale. A qualche mese dalle indagini che hanno portato in carcere Salvatore Buzzi, presidente della cooperativa 29 giugno (oggi commissariata), il loro destino è ancora incerto. 

I RIFUGIATI CACCIATI DAL CENTRO D'ACCOGLIENZA - Uno dei centri gestiti in questione è quello di Ponte di Nona, nella zona est di Roma. Qui alcuni degli ospiti sono stati arrestati dopo che avevano organizzato una protesta. Spiega Aboubakar Soumahoro dell'esecutivo nazionale del sindacato di base Usb: 

Il 19 Gennaio 2015 i richiedenti asilo hanno protestato per la mancata erogazione del pocket money ovvero del kit igienico mensile e della diaria di 2,5 euro data in forma di beni come l'abbonamento per il trasporto urbano, le ricariche telefoniche, i tabacchi e i buoni pasto. Una relazione indirizzata alla prefettura di Roma accusava i ragazzi di aver violato le regole del centro. In seguito a questa nota la Prefettura ha emesso l’ordinanza di revoca delle misure di accoglienza: un episodio inusuale che la legge prevede solo in presenza di casi particolarmente gravi

I rifugiati in questione al momento non hanno un posto dove stare (alcuni di loro hanno dormito in stazione) ma non possono neppure essere espulsi, visto che sono in corso le pratiche per lo status da rifugiato che hanno richiesto. "È la prima volta che si verifica una situazione del genere: richiedenti asilo cacciati dal sistema di accoglienza senza aver commesso gravi azioni” spiega il sindacalista Usb. 

LAVORATORI PRECARI - Senza il pocket money gli ospiti non possono spostarsi dai centri d'accoglienza e rimanere tutto il giorno fermi nelle strutture, come spiega Adam, 26 anni, originario del Mali: 

Abbiamo protestato perché non ci veniva corrisposto il 'pocket money' che ci spetta così lo abbiamo richiesto agli operatori. Quando sono venuti a dirci che dovevamo lasciare il centro ci siamo rifiutati. Dove possiamo andare? Non abbiamo un posto dove dormire, non sappiamo cosa mangiare. Siamo stati cacciati senza un soldo in tasca. Non sappiamo proprio dove andare

Per questo tutti insieme sono andati a protestare sotto la prefettura di Roma, da cui è partito il provvedimento di esclusione. Ma in realtà l'emergenza e i disagi nei centri c'era prima dell'inchiesta su Mafia Capitale e ancora rimane: “Il problema è insito nel sistema che si è dimostrato un terreno fertile per il malaffare. L'emergenza la vivevamo anche prima che scoppiasse mafia capitale anche se dopo l'avvio dell'inchiesta la situazione, soprattutto per quanto riguarda i pagamenti, è più precaria" spiega Michelangelo, uno degli operatori che lavora a Guidonia, in provincia di Roma.

VIDEO: LA DENUNCIA DELL'OPERATRICE DI UNO DEI CENTRI

Ai lavoratori dei centri il contratto scade il 28 febbraio 2015 e il fantasma del mancato rinnovamento è sempre più incombente"Il mese di dicembre non abbiamo percepito lo stipendio ed è arrivato in ritardo a gennaio - spiega Valentina Greco, operatrice e delegata Usb - Abbiamo occupato l'assessorato alle politiche sociali e così abbiamo strappato una proroga dei servizi e dei contratti fino al 28 febbraio. Dopo quella data non sappiamo cosa succederà". 

Per questo il sindaco di base ha deciso di scendere in piazza il 23 febbraio a Roma, continuando a denunciare tutte queste situazioni: "Nei centri colpiti dall’inchiesta da un lato l’accoglienza di migranti, rifugiati e richiedenti asilo continua ad essere  priva di dignità, mentre dall’altra parte gli operatori sociali sono impossibilitati a svolgere al meglio il loro lavoro - spiega Massino Muccari dell'Usb - Se i migranti vengono parcheggiati come pacchi, gli operatori, più che un servizio sociale, sono ridotti a svolgere mero lavoro di portierato sottoposti a contratti precari, sotto inquadrati e a turni massacranti anche di 12 ore consecutive per la cronica mancanza di personale”. 

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