Martedì, 21 Settembre 2021
Mafia capitale

"Sono il re di Roma": così l'ex terrorista si era preso la capitale

Protettivo e rassicurante con i politici, minaccioso e violento con gli imprenditori: Massimo Carminati - il "re di Roma" - sapeva "vendersi come una puttana". E così, grazie alla sua carriera e a qualche amicizia importante, si era preso Roma. Come sognava quella banda che fu sua

Una delle intercettazioni dei carabinieri del Ros

ROMA - Spregiudicato. "Conosciuto". Rispettato. In ogni posto chiave, un uomo amico. In ogni appalto milionario, un politico riconoscente, a prescindere dal colore. In ogni strada, un uomo al suo servizio. Si sentiva, e si faceva chiamare, "l'ultimo re di Roma". E Massimo Carminati tutti i torti evidentemente non li aveva. Attorno a sé aveva creato, o forse ricreato dopo i "fasti" della Magliana, un impero vero. Era riuscito a realizzare quello che fu il sogno della sua banda. Era diventato il referente primo e ultimo della "neonata" mafia capitolina: da lui partivano le opere di corruzione e di minaccia, con lui quelle stesse opere andavano in porto. Per uno come lui, in fondo, sembrava fosse tutto semplice. Per la pubblica amministrazione bastava alzare il telefono e chiamare uno di quei politici finiti nel calderone della maxi inchiesta della procura di Roma, trentasette arresti e decine di indagati - tra loro l'ex sindaco Gianni Alemanno, suoi collaboratori ed ex fedelissimi di Veltroni. Per gli aspetti pratici - imprenditori restii su tutti - bastava far valere il suo nome, quello del "Re cecato" e del "terrorista nero", o chiedere l'aiuto di uno dei suoi fedelissimi, quelli del "mondo di mezzo". 

Non aveva paura di nessuno "l'ultimo re di Roma". Le amicizie, quelle importanti, lo facevano sentire sicuro. E lui a quelle stesse amicizie prometteva affari e, inevitabilmente, protezione perché, come diceva in una chiacchierata al bar - intercettata - "nella strada comandiamo sempre noi". 

VIDEO | Il re di Roma e i suoi fedelissimi: "Qua comandiamo noi"

strada comandiamo noi roma-3

E se per comandare c'era bisogno di alzare la voce, Carminati e i suoi sembra non si facessero alcun problema. Tanto che in una telefonata intercettata, uno degli uomini di "mafia capitale" lascia poco spazio all'immaginazione. "Il dieci mattina voglio i soldi - urla all'interlocutore - sennò t'ammazzo. T'ammazzo a te e tutti i tuoi figli". 

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"Voglio i soldi, t'ammazzo i figli": i metodi di mafia capitale

ammazzo figli roma-3

Una mafia capitale spietata, pronta a premere il grilletto. Ma non sempre. Perché quando non strettamente necessaria, la violenza viene evitata. Ed è lo stesso Carminati a istruire i suoi su come "vendere il prodotto" che lui e il suo gruppo possono offrire. Un prodotto che va offerto, fatto bello, perché "adesso bisogna vendersi come le puttane". 

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I servizi della mafia per politica: "Bisogna vendersi come le puttane"

mafia puttane roma-2

E una volta venduto il prodotto, l'unica cosa da fare è assicurarsi che tutto vada come previsto. Che i politici facciano il loro dovere con gli appalti. Che gli imprenditori seguano gli ordini per i cantieri milionari. E, in fondo, che "l'ultimo re di Roma" e i suoi fedelissimi controllino il "mondo di mezzo", perché - esaltava Carminati - "sopra ci so i vivi, sotto i morti e in mezzo noi". "Noi", i padroni di Roma per tanti anni. 

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La mafia spiegata dal Re: "Sopra i vivi, sotto i morti e poi noi..."

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