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Venerdì, 7 Ottobre 2022
Cronaca

Pizzo, usura e gioco d'azzardo: così la mafia continua a fare affari

Dopo la fase di stallo successiva all'arresto di Riina Cosa Nostra si sta riorganizzando. In provincia di Palermo la "fonte primaria di sostentamento" resta il pizzo e a comandare sono molto spesso i boss più anziani. Nel Trapanese parte del business è rivolto alla raccolta delle scommesse e dei giochi on line. Cosa dice l'ultimo rapporto della Dia

L’articolazione territoriale della mafia in provincia di Palermo risulta strutturata su 15 mandamenti (8 in città e 7 in provincia), composti da 81 famiglie (32 in città e 49 in provincia). Secondo l'ultima relazione della Dia (Direzione investigativa antimafia), "dopo anni di revisione interna Cosa nostra palermitana ha tentato di darsi un’organizzazione definitiva per ripristinare la piena operatività del tradizionale organismo di vertice, la Commissione provinciale, deputata ad assumere le decisioni più importanti per l’intera organizzazione".

Con la morte di Riina si è aperta la fase della successione

Dall’arresto di Totò Riina, avvenuto nel gennaio del 1993, si è assistito ad una prolungata fase di stallo per l’organizzazione mafiosa, poiché la cosiddetta "commissione" non si era più potuta riunire in assenza del capo riconosciuto e di molte altre importanti figure di vertice in stato di detenzione. In questi anni Cosa Nostra è stata diretta da un organismo provvisorio, costituito dai rappresentanti da mandamenti della città con semplici funzioni di consultazione, di raccordo e di elaborazione delle linee operative.

Il rapporto semestrale sulle mafie 

"Con la morte di Riina - si legge nella relazione della Dia - si è così avviata la fase della successione nella leadership, che presenta aspetti delicati e problematici connessi agli equilibri interni tra gli schieramenti, alle alleanze tra consorterie, ai nuovi rapporti di forza nella gestione degli affari criminali più remunerativi. Questo fermento ha trovato riscontro, come detto in precedenza, nelle risultanze dell’operazione “Cupola 2.0” e ha documentato il primo tentativo di ricostituzione della Commissione provinciale".

Cosa Nostra prova a riorganizzarsi

Nella relazione la Dia spiega che in una riunione tenutasi il 29 maggio del 2018, tra i reggenti dei mandamenti della provincia palermitana, si era progettata la ricostituzione di un organismo centrale con funzioni di direzione sulle attività criminali di rilievo intermandamentale.

Questo organismo doveva riassumere le competenze di un tempo, quali l’individuazione delle linee strategiche di tutta l’organizzazione, la risoluzione di contrasti e criticità tra le varie articolazioni mafiose e la scelta dei vertici dei mandamenti. In un primo momento era stata individuata, in particolare, la figura di un anziano boss - Settimo Mineo - cui affidare la momentanea reggenza dell’organismo provinciale".

"Tuttavia, si è assistito poi al tentativo di un giovane capo mandamento – Leandro Greco - forte della propria discendenza, in quanto nipote di uno storico vertice della cupola – di spostare il baricentro della Commissione verso le consorterie cittadine. Ciò anche in considerazione del forte ridimensionamento delle articolazioni mafiose dominanti durante l’egemonia corleonese.

Il ritorno dei boss fuggiti dopo la guerra con Cosa Nostra

Le indagini hanno, inoltre, dato conferma dell’evoluzione dei rapporti tra Cosa nostra e gli "scappati" o "americani", ovvero i perdenti della guerra di mafia contro i corleonesi. Molti di loro, tornati a Palermo, hanno recuperato l’antico potere mafioso, forti anche degli storici rapporti con i boss d’oltreoceano, stringendo addirittura accordi con l’ala corleonese.  

Gli elementi di prova raccolti sono stati corroborati dalle dichiarazioni di due affiliati particolarmente autorevoli, rispettivamente a capo dei mandamenti di Misilmeri-Belmonte Mezzagno e di Villabate, tratti in arresto con l’operazione 'Cupola 2.0'. "Le conflittualità interne all’organizzazione, rimaste insolute a causa dell’azione di contrasto investigativo - si legge - potrebbero essere ulteriormente esasperate dai nuovi rapporti di collaborazione con la giustizia".

I boss anziani mettono tutti d'accordo

Periodicamente, a Palermo e nella provincia, gli equilibri mafiosi sono influenzati dalle scarcerazioni degli affiliati: si tratta spesso di uomini anziani cui, indipendentemente dalla carica ricoperta e pur in assenza di una formale nomina, è stata e viene riconosciuta una forte influenza sul territorio. E' frequente che, dopo essere stati scarcerati, i vecchi boss si dedichino alla gestione degli affari più importanti e alla riorganizzazione delle consorterie mafiose di appartenenza decimate dagli arresti. Ciò nel tempo si è, peraltro, reso necessario per contenere un diffuso malcontento verso la gestione di capi e reggenti, specie se emergenti e giovani, che non sempre godono di unanime riconoscimento.

Pizzo e usura, Cosa Nostra è ancora "pervasiva"

"Le risultanze investigative testimoniano, in ogni caso, come Cosa nostra palermitana, benché duramente colpita dall’attività di contrasto istituzionale, è comunque ancora molto pervasiva - è scritto nella relazione della Dia -. In particolar modo, emerge come le sue strategie operative siano rivolte costantemente all’imposizione del "pizzo", che rappresenta una fonte primaria di sostentamento e costituisce un fondamentale strumento di controllo del territorio. In stretta connessione con il fenomeno estorsivo, tra l’altro, si affianca la pratica dell’usura".

Secondo la Dia, a Palermo e provincia Cosa Nostra è ancora attiva nel traffico e nella gestione del mercato delle sostanze stupefacenti. In merito, si legge, "è opportuno sottolineare che il narcotraffico comporta, per esigenze di approvvigionamento, la necessità di collegamenti con altre organizzazioni criminali, italiane e straniere". 

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"L’organizzazione mafiosa siciliana, oltre a ricercare contatti diretti per l’approvvigionamento nei Paesi di produzione o di transito, opera in un sistema criminale integrato anche con ‘ndrangheta e camorra. Non sono rari i casi di corrieri fermati in arrivo dalla Campania, dalla Calabria o dall’estero. Da anni, non solo in provincia ma anche nell’area urbana allargata, è diffusa la coltivazione delle piantagioni di cannabis, favorita dal clima insulare. A conferma si richiamano le operazioni che hanno colpito i mandamenti urbani di Porta Nuova, Resuttana e San Lorenzo, operativi nell’approvvigionamento e nello spaccio di sostanze stupefacenti".

Trapani, Cosa Nostra attiva anche nel settore delle scommesse

Anche a Trapani Cosa nostra continua ad essere vitale, "esercitando un capillare controllo del territorio. Si continuano a registrare pressioni estorsive, accompagnate da danneggiamenti e atti intimidatori di vario genere, in danno delle attività commerciali. In generale, la mafia trapanese si è sempre distinta per una forte propensione affaristica e per la capacità di infiltrarsi in numerosi settori d’impresa".

Non solo: le attività d’indagine "documentano che le consorterie di questi territori, oltre ai settori economici tradizionali, si rivolgono al settore della raccolta delle scommesse e dei giochi on line. Attraverso la gestione dei centri scommesse, le consorterie mafiose accrescono la propria capacità di penetrazione e controllo di altre attività nel territorio, in una sorta di circolo vizioso, cogliendo non solo opportunità di riciclaggio, ma anche la possibilità di dare lavoro a persone organiche a Cosa nostra".

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La mafia nell'Agrigentino

Non va meglio ad Agrigento dove il contesto criminale "continua ad essere caratterizzato dalla presenza dominante di Cosa nostra, che monopolizza la gestione delle più remunerative attività illegali e condiziona ancora pesantemente il contesto socio-economico, già duramente messo alla prova da un perdurante stato di crisi".

"Anche in questa provincia - si legge nella relazione della Dia -, i business mafiosi rispecchiano le esigenze di liquidità e di controllo del territorio, trovando nel racket delle estorsioni, nel traffico di stupefacenti e, più recentemente, nel controllo del gioco d’azzardo dei settori di primario interesse".

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Caltanissetta, per fare affari la mafia rimane silente

In provincia di Caltanissetta la Dia rileva la "tendenza della criminalità organizzata ad infiltrare, senza distinzione, l’edilizia, l’agricoltura, il ciclo di smaltimento dei rifiuti e gli appalti. Ciò senza tralasciare gli affari di tradizionale interesse quali lo spaccio degli stupefacenti, le estorsioni e l’usura". 

Anche in questo territorio "le consorterie tendono a limitare gli atti di violenza, che comporterebbero un’intensificazione delle attività di contrasto delle Forze dell’ordine. I gruppi preferiscono, invece, agire in modo silente e infiltrare settori produttivi che, sebbene in un momento di diffusa crisi generale, si presentano comunque d’interesse".

A Catania la mafia è meno strutturata. Ma continua a fare affari

A Catania Cosa nostra si caratterizza invece per l’assenza di configurazioni rigidamente strutturate e per la convivenza di diverse organizzazioni. "Per quanto regolate secondo gli schemi classici delle consorterie mafiose - si legge nel rapporto della Dia -, queste organizzazioni evidenziano comunque una certa fluidità: gli affiliati alle famiglie possono transitare in altri sodalizi per la realizzazione di specifici affari".

Accanto agli stupefacenti, "la criminalità organizzata catanese affianca le estorsioni e l’usura. Le consorterie, oltre ad autofinanziarsi, mantengono in questo modo un controllo capillare del territorio. Alcune risultanze di attività giudiziarie concluse del semestre, infatti, offrono la dimensione del fenomeno, che colpisce sia singoli esercizi commerciali, sia società di servizi imprenditoriali più strutturate, quali ad esempio la gestione di parcheggi privati e di locali pubblici".

Inoltre, si legge anche nel rapporto della Dia, "è ormai confermata la presenza di una cellula catanese attiva nella città di Messina, così come l’influenza di sodalizi etnei nel territorio della provincia". 

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