Mahmoudi Ridha: il cittadino tunisino che ha ucciso Don Roberto Malgesini in piazza a Como

Ha 53 anni e ha ricevuto il suo primo decreto di espulsione nel 1996. L'ultimo non è stato eseguito per l'emergenza sanitaria. La questura smentisce i problemi psichici

Don Roberto Malgesini, 51 anni, da oltre dieci in servizio a Como, è morto a pochi passi dalla chiesa di San Rocco, ucciso a coltellate da Mahmoudi Ridha, un tunisino di 53 anni destinatario di un provvedimento di espulsione non eseguito per l’emergenza sanitaria, mentre si preparava per il giro quotidiano della distribuzione delle colazioni ai senzatetto. Mahmoudi Ridha ha ucciso Don Roberto Malgesini perché convinto che facesse parte di un complotto per rimandarlo in Tunisia. 

La storia di Don Roberto Malgesini, ucciso in piazza a Como da Mahmoudi Ridha

Il Corriere della Sera racconta oggi che erano da poco passate le 7 di ieri mattina e don Roberto stava caricando le ultime cose in macchina aspettando i volontari che lo avrebbero aiutato a consegnare bevande calde ai senzatetto. Il sacerdote era solo quando è stato avvicinato dal tunisino che conosceva e aiutava da tempo. L'uomo ha impugnato un grosso coltello da cucina e l'ha colpito più volte, all’addome poi alla schiena e alla gola. Don Roberto si è accasciato e poco dopo è stato notato da un residente, che ha chiamato i soccorsi. Vano l’intervento degli operatori del 118. Il sacerdote degli ultimi, in prima linea nel servizio e nell’accoglienza degli emarginati, era già morto. 

Nel frattempo Mahmoudi Ridha si è presentato alla caserma dei carabinieri per costituirsi, è stato portato all'ospedale Sant'Anna per curare una ferita alla mano che si era procurato nell'aggressione e poi arrestato per omicidio volontario. 

In Italia dal 1993, destinatario di un decreto di espulsione già nel 1996, poi revocato a seguito del matrimonio con un’italiana, Ridha era tornato irregolare dal 2014: colpito da diversi provvedimenti di espulsione, nell’aprile di quest’anno non è stato possibile allontanarlo dall’Italia a causa dell’emergenza Covid.

Da chiarire il movente del delitto, che potrebbe essere legato proprio all’ultimo decreto di espulsione. Il tunisino contestava il provvedimento e sembra che si aspettasse da Roberto e dai volontari un intervento per evitare che la misura fosse attuata.

Il procuratore di Como Nicola Piacente ha precisato: «Il fermato ha ammesso le proprie responsabilità in ordine all’omicidio e ne ha descritto dinamica e movente,riconducibile esclusivamente al convincimento di essere vittima di un asserito complotto che ne avrebbe determinato il rimpatrio». E poi: «Non sono emersi coinvolgimenti dell’indagato in percorsi di radicalizzazione».

Mahmoudi Ridha: in Italia dal 1993, espulso la prima volta nel 1996

L’indagine è affidata ai poliziotti della questura di Como, coordinati dal sostituto procuratore Massimo Astori. Mahmoudi Ridha aveva un regolare permesso di soggiorno fino a sei anni fa, poi è arrivato il decreto di espulsione in seguito a un'accusa di maltrattamenti nei confronti della moglie. 

Il decreto di espulsione dello scorso aprile era seguito a un primo provvedimento analogo del 2015, che l’uomo aveva contestato, vincendo il ricorso. «La pandemia ha impedito l’esecuzione del provvedimento», ha precisato Piacente. La Procura chiederà la convalida dell’arresto in carcere con l’accusa di omicidio volontario.

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Ridha Mahmoudi viveva fino a ieri in un sottoscala che gli ha dato il prete di Sant’Orsola. Secondo Repubblica ai carabinieri ha detto: «C’è un complotto contro di me, mi volete rimandare in Tunisia…». I suoi precedenti sono per furto, estorsione e interruzione di pubblico servizio. Nel 2014 era arrivato un decreto di espulsione, nel 2017 un altro. Era stato anche fermato e multato durante il lockdown. La diocesi dice che aveva problemi psichici, la Questura ricorda che non è mai stato destinatario di TSO. 

Il folle movente dietro l'omicidio di Don Roberto Malgesini

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