Giovedì, 16 Settembre 2021
SALUTE

Mais alla diossina: allarme in tutta Italia

Un carico di 26mila tonnellate di mais contaminato è arrivato nel nostro Paese ed è stato dato in pasto agli animali da allevamento. Polemiche e allarme in tutto lo Stivale

Tutto comincia il 7 aprile 2014 quando una nave proveniente dall'Ucraina arriva a Ravenna e scarica più di 26mila tonnellate di mais contaminato dalla diossina. Il suo viaggio continua: viene stoccato e distribuito alle aziende così diventa farina o mangime per animali da allevamento. Mucche da latte, bovini da carne, polli, maiali.

LA STORIA DEL CARICO - Così per mesi un lotto sfuggito ai controlli ha "cibato" con sostanze cangerogene animali destinati alla macellazione o alla produzione di latte e uova.  Solo da poco le analisi condotte dall’Istituto zooprofilattico di Bologna hanno assegnano al lotto una presenza di 2,92-3,19 pgWHO TEQ/g di diossine e PCB DL. Si tratta di valori troppo alti rispetto al limite di 0,75-1,50 pgWHO TEQ/g.

Sostanze altamente cancerogene e in quantità ben oltre la norma di legge. Per questo la storia arriva sin alle orecchie del Sistema di allerta europeo (Rasff) che rilancia la notizia in rete e così scatta l'allerta. Ma solo dopo qualche giorno il ministero della Salute decide di diffondere ufficialmente il primo comunicato in cui si spiega che sono state attivate le procedure per rintracciare il lotto contaminato.

Ma non è una questione semplice, come spiega ilfattoalimentare:

Per rendersi conto delle dimensioni del problema basta dire che l’allerta interessa 12 Regioni e più precisamente: Piemonte, Lombardia, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Toscana, Lazio, Umbria, Calabria e Sicilia. Sono in corso in tutte le Regioni riunioni per mettere a punto il piano di azione che coinvolgerà centinaia di aziende alimentari e migliaia di allevamenti. Senza fare allarmismo e però doveroso dire che molto probabilmente cibo contaminato sia già stato venduto e consumato. Il lotto è troppo consistente per essere ottimisti, stiamo parlando di 26.059 tonnellate, ovvero all’equivalente di un raccolto ricavato da un campo di forma quadrata con un lato di 26 km.

Intanto si scopre che almeno 5mila tonnellate del lotto sono rimaste nei silos e sono già state poste sotto sequestro. Il resto però è difficile da rintracciare: una quantità tra 1 e il 60% potrebbe già essere stata commercializzata.

L'INTERVENTO DEL MINISTERO DELLA SALUTE - Per tentare di arginare la situazione il ministero ha deciso di intervenire direttamente negli allevamenti che hanno somministrato agli animali come razione quotidiana una quantità di mais del lotto superiore al 32% del pasto. Sulla questione spiega Roberto La Pira, sempre su ilfattoalimentare:

Gli allevamenti che autocertificano di avere dato nel pasto quotidiano percentuali inferiori di mais contaminato possono continuare a commercializzare carne, latte e uova. Negli altri casi il Ministero ha deciso di bloccare sia la distribuzione del latte e delle uova sia quello della carne. Come si vede la situazione è complessa perché gli allevamenti coinvolti sono migliaia. Secondo dati a nostra disposizione in una delle Regioni del nord Italia su 240 allevamenti più della metà ha somministrato mangime con quantità di mais alla diossina superiore al 32%.

Ma questa è soltanto la prima fase: ne seguirà un'altra sui prodotti alimentari (come uova, latte e carne) degli animali che si sono cibati del mais, per valutare meglio la quantità di sostanze tossiche presenti.

LE  REAZIONI - Di fronte all'emergenza scattata c'è chi ha deciso di muoversi e fare qualcosa. Come Peace Link che ha subito scritto alla Commissione Europea:

Importantissimo in questo momento è il pieno rispetto delle norme europee che fissano rigidi limiti e precisi criteri di comportamento alle autorità italiane ai fini della tutela della salute [...] Pertanto PeaceLink si augura che - in ossequio alle norme europee - il blocco sul mais ucraino in Italia sia totale e che non siano previste deroghe per eventuali preparati frutto di miscelazione e diluizione di ingredianti alimentari non conformi.

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