Mercoledì, 22 Settembre 2021
Ambiente

Danni ed emergenze: il problema non è il meteo "ma la politica"

Da un lato il ministro all'Ambiente Orlando che riconosce come oggi "sia necessaria una sterzata verso il consumo di suolo zero". Dall'altro chi, come il forum Salviamo il paesaggio, attacca: "Servono scelte radicali, unica grande opera la messa in sicurezza del territorio"

"Il problema del dissesto idrogeologico e del rischio idraulico legati al maltempo sono senz'altro un'emergenza nazionale che stiamo affrontando con poche risorse disponibili, ma è necessario invertire la rotta sul consumo di suolo", Così si è espresso, nel corso della lectio magistralis presso la Scuola Sant'Anna di Pisa, il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando. Si parla di green economy, di nuovi modi per gestire ambiente, risorse, acque e suoli. "Penso che sia necessario costruire una politica diversa che ponga l'ambiente al centro della sua azione, dall'energia, ai rifiuti, fino alla difesa del suolo e alla manutenzione del territorio" continua il ministro che propone un vero e proprio cambio di rotta politico rispetto agli ultimi cinquant'anni nel nostro Paese.

In effetti il consumo di suolo è arrivato a dei limiti eccessivi e non a caso durante il maltempo sempre più spesso ci sono disagi e disastri. Negli ultimi anni in Italia sono stati consumati 8 ettari di suolo al secondo. E' arrivata anche l'ammonizione dall'Unione Europea che ha suggerito a tutti gli Stati membri di giungere al “consumo netto zero di suolo/territorio” entro il 2050.

Su questo tema è già in via d'approvazione un disegno di legge, “Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato" che oltre al raggiungimento di tale obiettivo cerca di mettere in pratica i principi che il ministro ha esposto questa mattina a Pisa durante la lectio magistralis. Un provvedimento analizzato dal Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, rete di associazioni e cittadini di tutta Italia che ha un unico obiettivo: salvare il paesaggio e il territorio italiano dalla deregulation e dal cemento selvaggio. Dal Forum fanno sapere che l'approccio e l’impostazione generale del provvedimento "appaiono lodevoli" ma "parte dei contenuti sembrano tuttavia ancora generici o deboli e lasciano perciò sperare in modifiche che rendano il provvedimento più efficace e stringente".

Ma nel ddl c'è l'articolo 9 che afferma che cantieri e opere in corso di costruzione prima dell'entrata in vigore della legge verrebbero esclusi dal provvedimento e di conseguenza si entrerebbe "in aperto contrasto con gli obiettivi di riduzione del consumo di suolo enunciati" e con il cambiamento di rotta che auspica anche il Ministro: "L'articolo salvaguarda il pubblico da una serie innumerevoli ricorsi di privati che possono vantare dei diritti ma al contempo congela una situazione che dovrebbe essere azzerata. Le analisi comparate dei piani urbanistici in Italia mostrano un aumento del suolo edificabile e quindi pronti per la costruzione, nonostante non sia previsto nei prossimi anni un aumento della popolazione" ci spiega Luca Martinelli, giornalista di Altreconomia, che fa parte del Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio. 

In realtà non sarebbe sufficiente un nuovo provvedimento legislativo ma ci vorrebbe anche la modifica di alcune leggi esistenti: "C'è stata in questi anni una riduzione del consumo di suolo legato all'edilizia abitativa ma c'è stata un'accelerazione per quel che riguarda le opere infrastrutturali. Per ovviare a questa modalità d'intervento sarebbe necessaria l'abrogazione della Legge Obiettivo".

Approvata nel 2001 ed emanata dal secondo governo Berlusconi, la Legge Obiettivo prevede che per le grandi opere siano stanziati sia fondi pubblici che privati, dando vita al cosiddetto project financing. Ma per quasi i due terzi del totale dei cantieri sono mancati i finanziamenti. Questo ha portato all'avvio di un gran numero di progetti senza poi avere la possibilità reale di concluderli se non aumentando la spesa pubblica: "Bisognerebbe rivedere il project financing e avviare i cantieri delle infrastrutture solo nel momento in cui ci sia la copertura finanziaria dell'opera. E' il caso della Brebemi, nuova autostrada tra Brescia e Milano, per cui i soldi non sono bastati. Cosa accaduta anche per la tangenziale esterna di Milano. Sono opere a fondo perduto che anche il mercato non ritiene necessarie".

Far fronte all'emergenza significherebbe quindi fare scelte più radicali: "E' arrivato il momento: bisogna anche liberare i fondi sul dissesto idrogeologico che sono attualmente bloccati dai vincoli del patto di stabilità in modo da evitare la situazione paradossale che alcuni Comuni abbiano i fondi per intervenire ma non possano - per legge - spenderli". 

Per ovviare alla mancanza di risorse finanziare per la difesa del suolo in Italia il ministro Orlando ha una proposta: "Si continuano ad appostare finanziamenti per nuove infrastrutture, mentre io credo che sarebbe opportuno destinare parte di queste risorse alla manutenzione del territorio rinunciando a qualcuna di queste infrastrutture". E in effetti questo tipo d'interventi sarebbe possibile: "Si potrebbero prendere questi finanziamenti dai progetti per l'Alta Velocità tra Brescia e Padova e quelli per l'autostrada Orte Mestre" conclude Luca Martinelli.

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