Venerdì, 23 Luglio 2021
Cronaca Bologna

La mamma del terrorista italo-marocchino: "Ha frequentato le persone sbagliate"

"Mi ha chiamato giovedì - ammette la signora Valeria Collina - e con il senno di poi mi rendo conto che quella nei suoi piani era la telefonata di addio"

Youssef Zaghba

La casa della madre 68enne di Youssef Zaghba, il terzo attentatore di Londra morto durante l'attacco terroristico del 3 giugno, è circondata da giornalisti e tv. La donna rilascia poche dichiarazioni ma ci tiene a far sapere che la sua non è una famiglia di islamici radicalizzati. Youssef Zaghba a Londra "ha frequentato le persone sbagliate. Né in Italia né in Marocco si era mai lasciato trascinare da qualcuno", dice in un'intervista a L'Espresso.

"Solo una madre può provare il dolore di un'altra madre - ha aggiunto - sono pronta a tutto quello che può portare loro pace. Mi rendo conto che chiedere il perdono non vuol dire nulla, per questo mi impegno e prometto che dedicherò la mia vita per fare in modo che non accada più".  

La donna risiede nel comune di Valsamoggia (Bologna) e ha ricevuto spesso la visita del figlio che a marzo del 2016 venne fermato e controllato all'aeroporto Marconi e poi lasciato andare. "Abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare - ha dichiarato Giuseppe Amato, capo della Procura di Bologna - ma non c’erano gli elementi di prova che lui fosse un terrorista, era un soggetto sospettato per alcune modalità di comportamento”. 

La madre di Zaghba vorrebbe anche insegnare "il vero islam alle persone, cercando di convincere le famiglie a riempire il vuoto che possono incontrare i loro figli. Dobbiamo combattere l'ideologia dello Stato Islamico con la conoscenza vera e io lo farò con tutte le mie forze" e comprende la scelta di alcuni imam di non celebrare il funerale islamico di Zaghba: "E' necessario dare un forte segnale politico anche per dare un messaggio ai familiari delle vittime e ai non musulmani".

La donna sarebbe dovuta andare a trovarlo a Londra tra dieci giorni, per festeggiare la fine del Ramadan. Con Youssef, ha parlato al telefono l'ultima volta giovedì scorso. "Con il senno di poi - spiega la donna - mi rendo conto che quella nei suoi piani era la telefonata di addio. Pur non avendomi detto nulla di particolare, lo sentivo dalla sua voce. Anche perché era solito mandare messaggi, non chiamava sempre", ma Youssef poi non ha più risposto e neanche il padre dal Marocco riusciva a rintracciarlo, quindi avrebbe chiesto a un suo amico di Londra di andarlo a cercare ma inutilmente.

"Solo dopo l'attentato di sabato scorso, aggiunge la madre di Zaghba, "ho scoperto che gli identificati erano suoi amici e mi sono detta che magari si stava nascondendo dalle autorità per non finire nei guai, visto che in Italia è ancora monitorato... Per lui la Siria era un luogo dove si poteva vivere secondo un islam puro. Lo raccontava secondo una sua fantasia che gli avevano trasmesso da internet. Gli ho sempre detto che c'erano cose orribili che non gli mostravano. Purtroppo non riuscii a fargli cambiare idea" e riferisce che "né in Italia né in Marocco, dove studiava informatica all'Università di Fes, si era mai lasciato trascinare da qualcuno".

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