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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Eutanasia

Marco Cappato indagato dopo l'autodenuncia: "Ha aiutato Fabo a suicidarsi"

Biotestamento in aula il 13 marzo. Intanto l'esponente dei Radicali sarà sentito dal pm di Milano in presenza di un legale. L'accusa formulata dalla Procura è di aiuto al suicidio. Lui: "Non spetta a me interpretare la legge, ma ho agito in Italia"

Il dibattito sulle dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat), il cosiddetto biotestamento, verrà avviato nell’aula della Camera nella settimana che inizia il 13 marzo. La decisione formale è stata assunta dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio. L’esame del provvedimento sarà avviato a conclusione dell’iter del decreto sulla sicurezza urbana.

Intanto, il tesoriere dell’associazione “Luca Coscioni” Marco Cappato, l'esponente dei radicali che ha aiutato Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo, a praticare l'eutanasia in una clinica svizzera, è indagato dalla Procura di Milano con l'accusa di "aiuto al suicidio". 

Lo stesso Cappato, durante un sit-in davanti la Camera ha reso noto: “Ho appreso che sarei indagato, io non ho ricevuto nessuna comunicazione ufficiale: sono naturalmente pronto ad assumermi le mie responsabilità per quello che ho fatto, per aver aiutato Fabo ad ottenere l’assistenza medica alla morte volontaria, e confermo che ci sarà aiuto anche per altre due persone che hanno già ottenuto il via libera per recarsi in Svizzera”.

Secondo quanto scrive Repubblica, l'accusa è aggravata dal fatto che Dj Fabo, il 40enne milanese, rimasto cieco e tetraplegico dopo un incidente, sarebbe stato considerato incapace di decidere per le sue condizioni di salute. Il pm di Milano Tiziana Siciliano ha intenzione di interrogare l'esponente dei Radicali alla presenza di un legale. Si tratta comunque, a quanto trapela dalla Procura, di un atto dovuto. Del resto è stato lo stesso Cappato ieri a sollecitare l’avvio di un’indagine a suo carico presentandosi spontaneamente alla stazione dei carabinieri della compagnia "Duomo" di Milano per raccontare "come ho aiutato Fabo ad ottenere l'assistenza alla morte volontaria".

"Ho appreso che sarei indagato, io non ho ricevuto nessuna comunicazione ufficiale", ha commentato Cappato. "Sono naturalmente pronto ad assumermi le mie responsabilità per quello che ho fatto, per aver aiutato Fabo ad ottenere l’assistenza medica alla morte volontaria, e confermo che ci sarà aiuto anche per altre due persone che hanno già ottenuto il via libera per recarsi in Svizzera".

"Spero di essere incriminato e di potermi difendere in un processo", aveva detto ai cronisti all’uscita della Questura. "Io non ho girato la testa dall'altra, mi sono preso le mie responsabilità. Anche lo Stato italiano deve prendersi le sue responsabilità". 

Eutanasia, una battaglia di civiltà

Più tardi il tesoriere dell’associazione Luca Coscioni aveva aggiunto: "Non spetta a me interpretare la legge, tocca all’autorità giudiziaria trarre le sue conclusioni. Sottolineo soltanto che la maggioranza dei fatti oggetto della mia autodenuncia è avvenuta in Italia. Senza ciò che è accaduto in Italia e l’aiuto che gli ho fornito in territorio italiano, oggi Dj Fabo sarebbe in quella condizione in cui non voleva più essere". 

Ai militari dell’Arma, l’esponente radicale ha raccontato anche alcuni precedenti simili e delle analoghe iniziative intraprese negli ultimi anni, tra queste anche la vicenda di Dominique Velati, donna che scelse l’eutanasia in Svizzera nel dicembre 2015. In quell’occasione l’aiuto di Cappato si concretizzò nel "pagamento simbolico di una tratta ferroviaria da pochi euro". Ma quello che è importante, ha sottolineato il tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, è che "anche per quella vicenda mi sono autodenunciato e non ho saputo più nulla".

Cappato non intende fermarsi nella sua battaglia per l’eutanasia legale: "Continuerò a farlo - ha assicurato - in maniera organizzata e reiterata". Infine, un accenno agli ultimi momenti di vita di Dj Fabo: "Prima di morire, mi ha detto grazie e io l’ho detto a lui".

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