Venerdì, 25 Giugno 2021
Cronaca Cagliari

Marco Diana: è morto l'ex maresciallo simbolo della lotta contro l'uranio impoverito

Aveva solo 50 anni: si era ammalato di tumore al sistema linfatico dopo le missioni in Kosovo e Somalia e aveva continuato la battaglia anche dopo che la Corte dei conti gli aveva riconosciuto la causa di servizio e il diritto alla pensione di prima categoria

Se n'è andato in silenzio dopo avere urlato per anni tutta la propria rabbia contro quello Stato che aveva servito e dal quale si è sentito abbandonato e dimenticato.

La Sardegna piange Marco Diana, ex maresciallo dell'Esercito italiano: è morto ieri in una stanza del Policlinico universitario di Monserrato dove era ricoverato da qualche tempo. Aveva 50 anni, ed era di Villamassargia nel Sulcis: aveva passato gli ultimi venti a lottare contro un micidiale tumore al sistema linfatico, che gli era stato diagnosticato qualche anno dopo le missioni a cui aveva preso parte in Somalia e Kosovo. 

Marco Diana è morto

La correlazione tra l’uranio impoverito dei proiettili e l’insorgenza di tumori tra i soldati italiani nei teatri di guerra è un tema dibattuto da tempo. A oggi secondo i comitati delle vittime sono più di 360 i decessi e 7.500 i malati. La correlazione finora è stata negata dalle Forze Armate, nei processi per richieste di risarcimento, ma il nesso di causalità è nero su bianco in molte sentenze. Gli era stata riconosciuta la causa di servizio, con conseguente pensione, ma soltanto dopo una sfibrante battaglia burocratica. Sette anni fa su Facebook aveva raccontato di essere arrivato quasi al punto di dover vendere la propria casa per pagarsi le costose cure cui si sottoponeva: una denuncia che all'epoca fece molto rumore. 

Ha combattuto contro la malattia contratta dopo essere stato nei teatri di guerra, ma soprattutto contro chi non voleva accettare che quel male fosse stato provocato dall'uranio impoverito. Per lui nessun rimborso per le cure, come neanche per i farmaci: per far fronte alle spese ha dovuto vendere ciò che possedeva, e non essendo questo sufficiente è dovuto ricorrere al sostegno dei familiari e degli amici. Solo per l'acquisto degli integratori spendeva mensilmente oltre 1500 euro. Specializzato in missilistica, militare modello e apprezzato con tanto di riconoscimenti ufficiali, durante la sua brillante carriera aveva prestato servizio in tutti i poligoni sardi.  Si era visto solo dopo tempo riconoscere dalla Corte dei conti la causa di servizio e il diritto alla pensione privilegiata di prima categoria: proprio perché il male che l’aveva colpito sarebbe stato causato dall’esposizione all’uranio impoverito durante le missioni, svolte all’estero, nelle fila dei Granatieri di Sardegna.

L'uranio impoverito

Anche dopo che la Corte dei conti gli aveva riconosciuto la causa di servizio e il diritto alla pensione privilegiata di prima categoria, Diana ha proseguito a cercare la verità rispetto alle malattie che i soldati avevano contratto durante le loro missioni all’estero. Ha sempre chiesto ai governi che si sono susseguiti il ''giusto riconoscimento ai militari ammalati o caduti durante il servizio e che sono stati invece dimenticati''. E per sollecitare l'approvazione di una legge era sceso in piazza anche a Roma.

Quando ieri la notizia del suo decesso è stata confermata su Facebook, tanti sono stati i messaggi di cordoglio. Addio a un guerriero. A differenza dei militari di altri paesi Nato – avvisati sui rischi, dotati di presidi di sicurezza, indennizzati in caso di malattia – "gli italiani sono stati mandati senza maschere né guanti a lavorare tra le macerie, non gli è stato detto di non usare l’acqua e il cibo locale", diceva lo scorso anno ad Avvenire l’avvocato di molte vittime (non di Diana però) Angelo Fiore Tartaglia.

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