Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca Italia

"Ammalarsi in Italia è una colpa": la rabbia di un papà che ha visto la figlia morire di malaria

L'unica cosa certa è che la piccola Sofia è stata uccisa a soli 4 anni da una encefalopatite malarica, una malattia che non faceva morti in Italia da 30 anni. L'indagine si preannuncia lunga e complessa: due le inchieste aperte a Trento e Brescia

"Purtroppo ammalarsi in Italia non è una sfortuna ma una colpa". Rompe il silenzio Marco Zago, il padre della piccola Sofia morta per una encefalopatite malarica all'ospedale di Brescia lo scorso 4 settembre. E lo fa con un lungo sfogo pubblicato su Facebook in cui punta anche il dito contro il clamore mediatico che ha suscitato la vicenda. 

"Impotenti, così ci si sente nell'affrontare una malattia infida e aggressiva come la malaria, nonostante la cordialità e l'impegno costante di medici e infermieri. Impotenti, così ci si sente quando i media ti assediano senza rispettare il tuo dolore".

Nelle parole di Marco Zago tutta la rabbia di un padre che non ha potuto ancora piangere il corpo della figlia. 

"Impotenti così ci si sente nell'apprendere dai giornali che il corpo di tua figlia è sotto sequestro prima e che verrà sottoposto ad autopsia poi, senza essere stati minimamente informati, neanche si trattasse dei beni un malavitoso". 

Il riferimento è all'autopsia disposta dalla magistratura dopo l'avvio delle due indagini sulla morte della piccola Sofia: due infatti i fascicoli aperti dagli inquirenti, uno a Brescia dove la bambina è morta agli Spedali Civili, l'altro a Trento dove era stata ricoverata in precedenza prima del trasferimento d'urgenza in seguito alla diagnosi di malaria. L'inchiesta per omicidio colposo è attualmente contro ignoti.

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Solamente dopo l'esame del medico legale la Procura di Trento ha dato il via libera a Brescia per la sepoltura della bambina e dunque per la riconsegna del corpo ai familiari che potranno così celebrare il funerale e darle l'ultimo saluto.

L'autopsia: forse impossibile soluzione del caso

"La situazione è molto complessa, non so se si arriverà ad una soluzione del caso. Ci vorrà comunque molto tempo" ha affermato nel corso della conferenza stampa Paolo Bordon, direttore generale dell'Azienda sanitaria di Trento. 

L'autopsia effettuata dall'anatomopatologa veronese Federica Bortolotti e dal professor Angelo Cazzadori, specialista in malattie infettive, ha confermato "il referto e la diagnosi ospedaliera di morta per encefalopatite malarica". E il responso dell'autopsia è, per il momento l'unica cosa certa nella morte della piccola Sofia, uccisa a soli 4 anni da una malattia che non faceva morti in Italia da 30 anni. Per il resto ancora tante ipotesi.

L'indagine si preannuncia lunga e complessa: c'è l'ipotesi che il contagio sia avvenuto per uno sfortunato errore medico, per esempio un ago infetto, oppure direttamente dalla zanzara anofele mentre si trovava in vacanza a Bibione, oppure quando ancora si trovava a Trento dove erano ricoverate due bambine del Burkina Faso affette da malaria e poi guarite.

Ad oggi non è mai stato appurato un contagio della malaria attraverso le persone se non attraverso consistente materiale ematico. I periti nominati dall'autorità giudiziaria, Federica Bortolotti, anatomopatologa dell'Università di Verona ed Angelo Cazzadori, esperto in malattie infettive, hanno chiesto 60 giorni per presentare una relazione: in programma una serie di accertamenti biologici e sul Dna sia sui campioni di sangue.

Oltre alle due bambine affette da malaria erano anche la madre ed un fratello. Tra le altre cose, da capire se in ospedale siano state introdotte le stesse valigie con le quali la famiglia aveva intrapreso il viaggio in Africa.

E' certo invece che il parassita che ha colpito Sofia e le due bambine è il Plasmodium falciparum ma resta da appurare se il ceppo sia lo stesso.

L'azienda sanitaria trentina respinge ogni accusa di contagio tramite aghi infetti sostenendo che viene sempre utilizzato materiale monouso. Gli ispettori inviati dal ministero, supportati dai carabinieri del Nas hanno preso in consegna cartelle cliniche, ricostruito il cammino e parlato con medici ed infermieri. 

Sull'ipotesi contagio a Bibione, l'ospedale di Portogruaro ha fatto sapere che "al momento della dimissione della bimba, non era presente alcun sintomo riconducibile a malaria o ad altre malattie infettive" sottolineando che nella loro zona "non c'è pericolo di contrarre la malaria perchè i campionamenti hanno accertato che sul litorale, e nello specifico a Bibione, non c'è presenza della specie di zanzara che può trasmettere la malaria".

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