Lo stupro di Marconia di Pisticci: "Le due quindicenni per mezz’ora nelle mani del branco"

Le ragazze sono state drogate, in ospedale hanno trovato tracce di cocaina. Qualcuno l’ha messa nel cocktail. Oggi in tribunale gli interrogatori di garanzia

Iniziano oggi in tribunale a Matera gli interrogatori di garanzia dei quattro arrestati a Pisticci per lo stupro di gruppo di cui sono state vittime due 15enni inglesi durante una festa in una villa di Marconia, frazione di Pisticci a circa 60 chilometri da Matera. I quattro sono accusati di aver commesso violenza sessuale e lesioni personali aggravate e continuate nei confronti delle due minorenni inglesi.

Lo stupro di Marconia di Pisticci: "Le due quindicenni per mezz’ora nelle mani del branco"

In carcere sono finiti il 23enne Michele Masiello, il 22enne Alberto Lopatriello, il 21enne Alessandro Zuccaro e il 19enne Giuseppe Gargano, tutti residenti a Pisticci. Stando alla ricostruzione degli investigatori, sulla base della ricostruzione effettuata dalla Polizia, è stato il più giovane, Gargano, a spingere con forza una delle due minorenni in una zona buia sul retro della villa, seguito da Masiello, Zuccaro, Lopatriello e dall'altra ragazza che seguiva la sua amica. Poi le due ragazze sono state vittime di distinte violenze sessuali a cui hanno partecipato ulteriori quattro giovani, tre dei quali al momento indagati in stato di libertà. Il branco, infatti, era composto da otto persone.

Le ragazze si sono difese con tutte le loro forze ma hanno dovuto soccombere alle botte e alle condotte degli arrestati e degli indagati caratterizzate ''da brutalità, gravità ed efferatezza'', secondo gli atti dell'indagine. Le vittime sono state drogate prima delle violenze. Dagli esami tossicologici è emersa la presenza di sostanze stupefacenti. L'accusa ritiene che la droga sia stata ''somministrata a loro insaputa'', le ragazze del resto negano di avere assunto stupefacenti. Sono sette finora le persone identificate dalla Polizia e ritenute responsabili dalla Procura. Nei confronti degli altri tre, però, non sono state emesse misure cautelari. Quindi sono cittadini liberi, sebbene restino sotto indagine. Tra loro ci sono pure due trapper, in arte Red Michael e Meu Deus. Un'ottava persona è da identificare. 

Il figlio della poliziotta e il trapper accusati dello stupro di gruppo a Marconia

Gli interrogatori di garanzia saranno importanti per una ricostruzione compiuta delle responsabilità di tutti i partecipanti allo stupro di gruppo. Bisogna trovare i riscontri alle versioni dei sette dai quali emergono tentativi di scaricare su altri le colpe delle violenze. Su questo si concentrano le indagini della squadra mobile della Questura di Matera, ancora al lavoro su questi aspetti.

"Non le abbiamo violentate, erano consenzienti"

Sotto ulteriore esame le immagini delle telecamere di videosorveglianza della villa, già vagliate e utili per ricostruire gli istanti immediatamente precedenti e successivi allo stupro di gruppo. In un'immagine si vedono otto persone tutte insieme. Inoltre vengono esaminati i telefoni cellulari. Non si esclude che qualcuno possa avere filmato quei momenti terribili. Dalla ricostruzione le violenze sono durate 15 minuti. «Non le abbiamo violentate, erano consenzienti», dicono gli indagati. Repubblica riporta oggi le testimonianze delle ragazze: 

«Il 6 settembre doveva essere l’ultima sera in cui ci intrattenevamo a Pisticci. Saremmo dovute partire prima ma all’ultimo momento abbiamo cambiato i programmi. Una nostra amica del posto alle 23,30 è passata a prenderci per andare a una festa in una villa con un grande giardino, a Marconia di Pisticci. Non ci ero mai stata. La festa era all’esterno, dentro si entrava per andare in bagno. Non conoscevamo il padrone di casa». «Quando siamo arrivate — raccontano — c’erano circa 20 persone, poi ne sono arrivate altre, alla fine eravamo circa 40-50. Si ballava, c’era da mangiare e drink liberi».

Qui alle ragazze si presenta Michele Masiello, uno degli indagati, e subito dopo Alberto Lopatriello. 

«Quando ci siamo presentati hanno chiesto sia a me sia ai miei amici — spiega ancora la ragazza — quanti anni avessimo e noi abbiamo detto 15. Forse anche loro ci hanno detto la loro età ma non riesco a ricordare la conversazione». Non è un caso. Le ragazze sono state drogate, in ospedale hanno trovato tracce di cocaina. Certamente, dicono gli investigatori, qualcuno l’ha messa nel cocktail.

«Dopo aver bevuto il drink — spiega ancora — ricordo di essermi sentita strana e molto confusa. Michele mi ha preso per mano per portarmi sul retro della casa, mentre la mia amica mi sembrava che stesse parlando con un altro ragazzo. Mi sono resa conto subito che alcuni amici di Michele ci stavano seguendo. Io ho provato a ritornare verso la festa ma non ci sono riuscita: mi hanno spinta verso il retro della casa». «La mia amica — racconta l’altra ragazza — era scomparsa con Michele. E nello stesso momento Alberto mi ha invitato a fare una passeggiata. Pensavo che volesse essere solo carino con me e ho accettato. Mi ha portato in una zona della villa molto buia, ubicata sul retro».

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