Domenica, 7 Marzo 2021

Storia di Maria Chiara Previtali, uccisa da una dose di eroina in regalo per i 18 anni

Si aggrava la posizione del fidanzato Francesco Gnucci: l'ipotesi di reato è omicidio preterintenzionale. Lui si difende: "È vero che faccio uso di sostanze stupefacenti ed è vero che quella dose di eroina a Maria Chiara l’ho fatta io. Lei aveva voglia di provare, l’ha voluto fare e io l’ho assecondata. Se non lo faceva con me l’avrebbe fatto con qualcun altro"

Sono omicidio preterintenzionale a carico del fidanzato Francesco Gnucci, ma anche morte come conseguenza di altro reato nei confronti di ignoti le ipotesi d'accusa che spuntano dall'indagine sulla morte di Maria Chiara Previtali, la diciottenne di Amelia trovata senza vita sabato mattina nell'abitazione di lui in via delle Rimembranze. 

Maria Chiara Previtali uccisa da una dose da 20 euro

Repubblica scrive oggi che Francesco Gnucci, che è scappato da Amelia con tutta la famiglia dopo gli insulti e le minacce ricevute in paese e sui social network mentre la sua avvocata Francesca Carcascio gli ha spiegato che la sua posizione si è fatta più grave: da omissione di soccorso a omicidio preterintenzionale. Ma lui non nega nulla.

Al telefono la sua voce è concitata: «Non ho nulla da nascondere. Mi voglio difendere. È vero che faccio uso di sostanze stupefacenti ed è vero che quella dose di eroina a Maria Chiara l’ho fatta io. Lei aveva voglia di provare, l’ha voluto fare e io l’ho assecondata. Se non lo faceva con me l’avrebbe fatto con qualcun altro».

Di Maria Chiara parla al presente, «E’ la ragazza mia, la ragazza mia...», ma poi aggiunge: «Voglio sapere anch’io come è morta. Anch’io ho preso quella stessa roba e non mi è successo niente. Ho comprato una dose a 20 euro e l’ho divisa in due, una più piccola e una più grande. Ce la siamo fatti a Roma, poi siamo tornati, lei è andata a farsi un aperitivo con le amiche, e poi siamo stati qui a farci una birra e siamo andati a dormire. La notte aveva il respiro pesante, russava, ma era normale. Solo la mattina verso le 9 quando l’ho chiamata per andare al bar visto che a casa non c’era caffè ho visto che era bianca, l’ho trascinata in bagno e ho provato a rianimarla. Io non lo so se era viva, io non l’ho mai visto un morto. E poi ho chiamato il 118...».

Lei stava con Francesco da tre mesi e l'altroieri lui è intervenuto a “La vita in diretta” e ha raccontato quello che è successo due notti fa nel suo appartamento in via delle Rimembranze: "Mi sono svegliato prima alle 3 poi alle 6,30 e tutto andava bene, lei dormiva. Poi mi sono svegliato alle 10,30. Lei era bianca e fredda, l’ho tirata su di schiena, ho provato a farle il massaggio cardiaco e l’ho portata in bagno. Ho cercato di darle acqua e sale. Ma niente. Poi dopo mezz’ora, 45 minuti, ho chiamato il 118". E quando gli è stato chiesto se si sentiva responsabile di quello che è successo ha risposto: "La droga e poi una canna le ha volute lei, l’ho fatto io sennò se la faceva con altre persone. L’eroina era la prima volta che la usava ma la cocaina no. Potevo chiamare subito il 118 ma ho cercato di farla svegliare...". Intanto la procura di Terni ha disposto l'autopsia. L'incarico sarà affidato domani anche se ancora non è ben chiaro quando si svolgerà. I risultati saranno comunque decisivi per fare luce sulla morte di Maria Chiara. 

La dose di eroina dal fidanzato come regalo: Maria Chiara muore a 18 anni

Maria Chiara Previtali e Francesco Gnucci

"Dobbiamo capire l'effettiva letalità della sostanza o se questa fosse una novità che l'organismo della ragazza non ha saputo recepire. Solo un tossicologo ce lo potrà dire" ha spiegato all'Ansa il procuratore capo di Terni, Alberto Liguori. Da chiarire anche se i soccorsi potevano essere chiamati più tempestivamente dal fidanzato ventunenne della giovane (per il quale si era ipotizzata inizialmente un'accusa di omissione di soccorso). "Il nostro interesse non è concentrato solo sul ragazzo - ha aggiunto Liguori -, ma su figure forse più importanti".

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Maria Chiara Previtali, foto da Instagram

Come colui che ha ceduto la droga ai due giovani, acquistata secondo il racconto del ventunenne a Roma, per accertare se fosse un fornitore abituale. "Perché degli amerini vanno a comprare la droga fuori porta? - si è chiesto Liguori -. Quante volte erano già andati? Chi li ha accompagnati e come? Stiamo ricostruendo una serie di elementi per allargare il cerchio". Il giovane - che lunedì ha rilasciato una dichiarazione telefonica a La Vita in diretta, su Rai1 - in merito ai soccorsi ha comunque ammesso di averli chiamati "mezz'ora, 45 minuti" dopo essersi accorto che la fidanzata non respirava. "Perché l'ho trascinata in bagno e ho provato a farle tutte - si è giustificato -. Avrei potuto chiamare l'ambulanza prima, ma non ne sarei stato capace. Quella sera abbiamo assunto eroina, una canna, lo abbiamo fatto insieme perché lei lo voleva fare quasi per forza. Se le avessi detto di no, lo avrebbe fatto con qualcun altro".

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