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Lunedì, 15 Agosto 2022
Il caso

"Mario Biondo non era solo in casa al momento della morte": la svolta nel giallo

Emergono nuovi elementi sul decesso del cameraman palermitano trovato senza vita nella sua casa di Madrid nel 2013. "Mio figlio non era depresso, è stato ucciso e lo dimostreremo", ci aveva raccontato la madre Santina D'Alessandro

C'è una possibile svolta nel giallo della morte di Mario Biondo, il cameraman palermitano di 30 anni trovato impiccato il 30 maggio 2013 nell'appartamento in cui viveva con la moglie Raquel Sanchez Silva, a Madrid. Il caso, inizialmente archiviato come suicidio, è stato avocato dalla Procura generale di Palermo per ulteriori approfondimenti. Le novità arrivano dal lavoro di Emme Team, un gruppo di consulenti legali e paralegali italo-americani che si occupa di casi irrisolti, incaricato di svolgere indagini difensive per conto della famiglia della vittima.

"Mario Biondo all'ora della morte non era solo in casa"

Gli esiti dell'inchiesta sono stati depositati alla Procura generale che ha avocato il caso. Tra le altre cose emergerebbe che Mario Biondo, contrariamente a quanto scoperto finora, all'ora della morte non era solo in casa e che qualcuno avrebbe usato la sua carta di credito in un locale notturno di Madrid, poco distante dalla sua abitazione, tra le 2:08 e le 2:53 del mattino.

Mario Biondo, sposato con la popolare conduttrice di Telecinco Raquel Sanchez Silva, presentatrice della versione spagnola de "L'Isola dei famosi", venne trovato senza vita nel soggiorno del loro appartamento nella capitale spagnola, mentre la moglie era andata a trovare un parente in un'altra città. All'epoca dei fatti, nel 2013, la giustizia spagnola bollò subito il caso come suicidio e la questione sembrava chiusa. Ma poco dopo iniziò la battaglia dei genitori, Santina D'Alessandro e Pippo Biondo, per dimostrare che il loro figlio era stato ucciso.

La Procura di Palermo aprì un'indagine per omicidio, disponendo anche la riesumazione del corpo. Non avendo individuato elementi utili a proseguire l'inchiesta seguì la richiesta di archiviazione. Una scelta non condivisa dalla Procura generale che ha avocato il caso. Il team di consulenti italo-americani, che ha effettuato i nuovi accertamenti per conto della famiglia, dallo studio dei profili social di Biondo e grazie ai sistemi di identificazioni degli indirizzi IP e delle attività internet, possibili negli Stati Uniti, ha accertato che due smartphone avevano accesso alle pagine Facebook e Twitter della vittima e proprio tra il 29 ed il 30 maggio 2013, sera della morte, controllavano le attività social del cameraman. Uno dei due cellulari inoltre sarebbe stato connesso al wifi dell'appartamento.

La notte della morte Mario avrebbe usato Facebook per comunicare con i fratelli. Alle 00:48 uno dei due dispositivi scoperti dalla consulenza avrebbe agganciato il wifi e sarebbe dunque stato usato nell'appartamento mentre il secondo smartphone sarebbe stato utilizzato nei dintorni dell'abitazione. Entrambi i dispositivi sarebbero stati nuovamente utilizzati in casa di Biondo alle 19:00 del 30 maggio, quando all'interno erano presenti le forze dell'ordine. Emme Team, su incarico della famiglia della vittima, sta ora lavorando per fornire alla Procura generale una mappa degli spostamenti fatti, tra il 29 ed il 30 maggio 2013, dai due dispositivi individuati, per conoscerne i movimenti successivi. Il lavoro del team di consulenti si svolge essenzialmente negli Stati Uniti dove si trovano i server dei social più diffusi.

Mario Biondo, i dubbi sulla morte secondo i suoi familiari

"Mio figlio non era depresso, stava bene, questo è un omicidio e lo dimostreremo", ci aveva raccontato Santina D'Alessandro, mamma di Mario Biondo, parlando del calvario di questi anni e "della nostra battaglia per avere giustizia". Una battaglia che va avanti anche dopo i risultati della terza autopsia sul cadavere riesumato del giovane. Sia il papà che la mamma di Biondo hanno sempre ripetuto che la sera prima della morte Mario era stato in chat con il fratello e la sorella e non c'era nulla in quella lunga conversazione che poteva far pensare a qualche suo malessere. "Era felice del suo lavoro - hanno sempre sottolineato Santina D'Alessandro e il marito Giuseppe Biondo - non vedeva l'ora di andare in vacanza, di vederci, faceva progetti. Nessun segnale né del fatto che si potesse suicidare né che potesse essere ammazzato".

Per i familiari, insomma, sono ancora molti i dubbi e i sospetti sulla morte del giovane. Secondo i consulenti della famiglia, quello del 30enne fu un suicidio simulato, anche se le indagini ufficiali finora non hanno mai supportato questa teoria. La famiglia sostiene che la notte prima di morire Biondo avrebbe scoperto "qualcosa di molto grave" sul conto della moglie, forse delle foto che aveva trovato su un pc. Ma da questo punto di vista le indagini sono abbastanza indietro.

Il corpo del cameraman venne trovato impiccato, appeso ad una libreria nella casa che condivideva con la moglie Raquel, ma gli oggetti sugli scaffali non erano spostati o mossi. Un elemento questo che farebbe dubitare del suicidio, secondo i familiari: la morte - anche quando autoinflitta - provoca spasmi involontari e Mario Biondo pesava 80 kg. È possibile che tutto nella libreria sia rimasto al suo posto? Non solo. La posizione del corpo, con i talloni appoggiati al pavimento, sembrava incompatibile con una morte volontaria. Alcuni mesi fa, l'antropologo forense Maurizio Cusimano ha riprodotto in laboratorio il segno che avrebbe dovuto lasciare una pashmina in quelle condizioni ed è arrivato alla conclusione che il palermitano sarebbe stato invece soffocato con un cavo. Sul collo di Mario Biondo infatti c'era un doppio segno di stretta, un solco molto profondo, come se effettivamente il soffocamento fosse stato provocato da un cavo - o un oggetto simile - e non da una pashmina.

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