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Lunedì, 29 Novembre 2021
Fine vita

Mario può morire: per la prima volta in Italia una persona potrà accedere al suicidio assistito

Via libera del comitato etico dopo mesi di rinvii: "vince" il paziente tetraplegico immobilizzato da 10 anni, che aveva chiesto all'azienda ospedaliera delle Marche che fossero verificate le sue condizioni di salute per poter accedere, legalmente, in Italia, ad un farmaco letale per porre fine alle sue sofferenze

Da mesi la decisione veniva rinviata. Mario (nome di fantasia) è il primo malato a ottenere il via libera per il suicidio medicalmente assistito in Italia. Ora "Mario" potrà scegliere. Potrà morire. Il paziente tetraplegico immobilizzato da 10 anni, che aveva chiesto da oltre un anno all'azienda ospedaliera delle Marche che fossero verificate le sue condizioni di salute per poter accedere, legalmente, in Italia, al farmaco letale per porre fine alle sue sofferenze, ha ottenuto il via libera dal comitato etico.  

"Mario sarà il primo malato a ottenere il via libera al suicidio medicalmente assistito in Italia"

Ad annunciarlo ufficialmente è stata  l'Associazione Coscioni, che a lungo si è battuta al suo fianco affinché nel rispetto delle condizioni indicate dalla Consulta, il suicidio assistito, a cominciare dal caso di Mario, 43 anni autotrasportatore di Pesaro, immobilizzato a letto dopo un devastante incidente stradale, potesse diventare realtà anche in Italia. Potesse essere cioè considerato non punibile, se quelle condizioni tra cui l'irreversibilità della malattia, l'insostenibilità del dolore e la chiara volontà del paziente, fossero state riscontrate.  Mario sarà infatti "il primo malato a ottenere il via libera al suicidio medicalmente assistito in Italia", si legge nella nota dell'Associazione Coscioni.

Mario potrà cambiare idea anche all’ultimo istante perché il suicidio medicalmente assistito prevede l’azione della persona che lo chiede: soltanto lui (che muove solo il dito mignolo dell amano destra) potrà autosomministrarsi il farmaco letale, non sarà consentito l’intervento di nessun medico. Un anno fa Mario aveva avuto l’ok dalla Svizzera per andare a morire lì, dove il suicidio assistito è consentito. Ma ha voluto a tutti i costi seguire la via indicata dalla sentenza della Corte Costituzionale, cioè far verificare alla sua Asl l’esistenza dei 4 requisiti necessari per accedere alla dolce morte.

  • 1) il paziente è tenuto in vita da trattamento di sostegno vitali;
  • 2) il paziente è affetto da una patologia irreversibile;
  • 3) la patologia è fonte di sofferenze intollerabili;
  • 4) c'è una piena capacità di prendere decisioni consapevoli.

Ci sono voluti 13 mesi perché un’equipe di medici-psicologi lo visitasse. E altri due perché, sulla base della loro relazioni, il comitato etico si esprimesse. A seguito di varie diffide dei legali, solo a settembre Mario è stato contattato dall’Asur per gli appuntamenti volti a verificarne le condizioni (colloquio con psicologi, medici palliativisti e neurologo) per accertamenti propedeutici al parere del Cerm, che sono stati eseguiti “scrupolosamente”. Il 14 ottobre è stato notificato a Mario l’avvenuto invio al Cerm della Relazione collegiale e i legali sono tornati alla carica con l’Asur per dare corso alla procedura. L’Asur il 12 novembre aveva comunicato di essere ancora in attesa del parere del Cerm e dunque che “questo sarà depositato non appena trasmesso”. “In difetto di immediato e documentato adempimento dell’ordine del Giudice, – informava l’Associazione Luca Coscioni – saranno assunte tutte le tutele giudiziali ed istituzionali del caso". Poi la svolta: "Il Comitato Etico ha riscontrato che l'uomo rientra nelle condizioni stabilite dalla Consulta per l'accesso al suicidio assistito. Restano da individuare ora le modalità di attuazione".

La battaglia giudiziaria è una pagina storica verso la libertà di scelta sul fine vita nel nostro Paese. "Dopo il diniego dell'Azienda Sanitaria Unica Regionale Marche, una prima e una seconda decisione definitiva del Tribunale di Ancona, due diffide legali all'Asur Marche, Mario ha finalmente ottenuto il parere del Comitato etico, che a seguito di verifica delle sue condizioni tramite una gruppo di medici specialisti nominati dall'Azienda sanitaria regionale, ha confermato che Mario possiede i requisiti per l'accesso legale al suicidio assistito". Mario dopo aver letto il parere ha commentato: "Mi sento più leggero, mi sono svuotato di tutta la tensione accumulata in questi anni". Accudito dalla madre, Mario sarebbe potuto andare in Svizzera, ma ha scelto di combattere per cambiare la legislazione italiana.

Filomena Gallo, codifensore di Mario, Segretaria dell'Associazione Luca Coscioni, commenta così: "Il comitato etico ha esaminato la relazione dei medici che nelle scorse settimane hanno attestato la presenza delle 4 condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale nella sentenza Capato-Dj Fabo. Ovvero che Mario è tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale. E'  quindi affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che reputa intollerabili. E' pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli e che non è sua intenzione avvalersi di altri trattamenti sanitari per il dolore e la sedazione profonda. E' molto grave che ci sia voluto tanto tempo, ma finalmente per la prima volta in Italia un Comitato etico ha confermato per una persona malata, l'esistenza delle condizioni per il suicidio assistito".

"Su indicazione di Mario - continua Gallo -, procederemo ora alla risposta all'Asur Marche e al comitato etico, per la parte che riguarda le modalità di attuazione della scelta di Mario, affinché la sentenza Costituzionale e la decisione del Tribunale di Ancona siano rispettate. Forniremo, in collaborazione con un esperto, il dettaglio delle modalità di autosomministrazione del farmaco idoneo per Mario, in base alle sue condizioni".

Suicidio assistito significa aiutare un paziente terminale a "suicidarsi", appunto, ovvero a ingerire da solo il farmaco letale. L'eutanasia è un'altra cosa: il paziente muore dopo un'iniezione letale fatta da un medico.

Suicidio assistito: il parlamento non si pronuncia

"Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha a tutti gli effetti legalizzato il suicidio assistito, nessun malato ha finora potuto beneficiarne, in quanto il Servizio Sanitario Nazionale si nasconde dietro l'assenza di una legge che definisca le procedure" aggiunge Marco Cappato, Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni. "Mario sta comunque andando avanti grazie ai tribunali, rendendo così evidente lo scaricabarile". Manca ora la definizione del processo di somministrazione del farmaco eutanasico.

Un "tortuoso percorso", continua Cappato, dovuto "alla paralisi del Parlamento, che ancora dopo tre anni dalla richiesta della Corte costituzionale non riesce a votare nemmeno una legge che definisca le procedure di applicazione della sentenza della Corte stessa. Il risultato di questo scaricabarile istituzionale è che persone come Mario sono costrette a sostenere persino un calvario giudiziario, in aggiunta a quello fisico e psicologico dovuto dalla propria condizione. È possibile però che la decisione del Comitato etico consentirà presto a Mario di ottenere ciò che chiede da 14 mesi".

"Ma è certo - conclude Cappato - che per avere regole chiare che vadano oltre la questione dell'aiuto al suicidio e regolino l'eutanasia in senso più ampio sarà necessario l'intervento del popolo italiano, con il referendum che depenalizza parzialmente il reato di omicidio del consenziente". 

La lettera di "Mario"

"Non ho bisogno che qualcuno mi spieghi quanto sia bella la vita - scrive "Mario" nella lettera pubblicata oggi dalla Stampa in cui chiedeva ai medici di fare presto - Che ne abbiamo una sola e che questa vada vissuta fino alla fine. Questo, per me, significa sopravvivere". 

"Ho 43 anni e dieci anni fa - ricorda l'uomo - a causa di un incidente stradale, ho subito la frattura della colonna vertebrale con la conseguenza di una lesione, tra le altre cose, del midollo spinale. Vivo immobile in un letto, nella mia stanza, assistito, curato e amato. Ed è proprio per tutelare la mia famiglia e la mia privacy che pubblicamente sono solo Mario. (...) Sono tenuto in vita da sostegni vitali".

"Ho il catetere da dieci anni, vado di corpo con manovre invasive e dolorose e sono assistito ventiquattrore su ventiquattro e dipendo pure da un pacemaker, direi che sono in possesso di questa condizione. Verifichiamo se sono perfettamente cosciente e lucido nelle decisioni che prendo. Non ne avrete dubbi, come sul tema dei dolori fisici e psicologici: soffro costanti dolori che interessano la zona del collo, della colonna vertebrale, delle spalle. Le scapole, i muscoli e la vescica".

"Oltre alle umiliazioni che sono costretto a subire dovute a tutte queste patologie, per me non più accettabili. La mia dignità finora mi ha portato a sopportare questa condizione, ma c'è un limite ed io questo limite l'ho oltrepassato". Ora potrà decidere sul suo destino, liberamente e legalmente, nel suo Paese.

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