Lunedì, 21 Giugno 2021
Il caso / Torino

Uomo dalla doppia vita muore in un incidente stradale: risarcimento per la moglie ma anche per l'amante

La "fidanzata della vittima" è riuscita a dimostrare l’esistenza di un legame forte con il marito della donna: anche con lei l’uomo condivideva un progetto di vita in comune, esattamente come con la legittima consorte

Una doppia vita, vissuta quasi completamente alla luce del sole, tra moglie e amante. Talmente "perfetta" ed equilibrata, seppure occulta, che la seconda donna ha potuto chiedere (e ottenere) un risarcimento alla morte di lui in un incidente stradale, esattamente come la moglie. 

Una storia che può ricordare l’inizio del film Le fate ignoranti di Ferzan Ozpetek, con la scoperta della doppia vitta di un uomo dopo la sua morte improvvisa, che mischia stavolta sentimenti e denaro. Grazie alla mediazione dell’avvocato Gino Arnone, racconta TorinoToday, la compagnia assicurativa ha riconosciuto infatti gli stessi diritti della moglie dell’uomo anche alla donna che questi frequentava. Non un’amante occasionale, bensì una vera e propria compagna "alternativa", con la quale da lungo tempo intratteneva un rapporto, senza preoccuparsi di farsi vedere insieme e addirittura convivendo per molti giorni della settimana.

Un risarcimento per moglie e amante

Prima della morte dell’uomo in un incidente stradale mentre era in viaggio per lavoro nel cuneese nell’autunno del 2020, le due donne non si erano mai incontrate. Una vive in città, l’altra fuori. Due vite distinte, tenute insieme per lungo tempo da un invisibile filo conduttore: il legame sentimentale con lo stesso uomo, che si divideva equamente fra entrambe, addirittura in regime quasi di convivenza. Una doppia vita di cui non è stato possibile non riconoscere l’esistenza al di là dei legami giuridici e delle carte. Dopo l’improvviso decesso dell’uomo, l’altra donna infatti si è fatta avanti per reclamare anche lei i propri diritti. E lo ha fatto nella convinzione, ha spiegato a La Stampa l’avvocato Arnone, che l’ha assistita nella richiesta danni (chiusa in via stragiudiziale), che nessuno "avrebbe potuto negare la legittimazione ad agire" da parte di lei, che si è qualificata come "fidanzata della vittima". Di fatto, è stato ricostruito in base alla testimonianza della donna, marito e amante vivevano insieme tre giorni su sette. Nei restanti quattro, l’uomo si dedicava all’altra famiglia, quella ufficiale. L’amante è riuscita a dimostrare che anche lei, con quell'uomo, "aveva un’aspettativa di vita insieme, con tanto di progetti per il futuro, esattamente come per la consorte legittima", con la medesima "intensità di affetti" e persino la convivenza. 

Un caso simile anche a Vicenza

Una vicenda che ne ricorda una simile di qualche anno fa, avvenuta a Vicenza, dove anche in questo caso a prevalere fu il riconoscimento dell’esistenza di un rapporto sentimentale non ufficiale e giuridico, considerato però altrettanto legittimo. Nel procedimento penale riguardante il caso di un uomo morto dopo essere stato investito da un'automobile, il Tribunale di Vicenza aveva ammesso non solo la domanda di risarcimento della moglie della vittima ma anche quella sua amante. La donna aveva portato numerose prove che testimoniavano anche in quel caso l’esistenza di un rapporto tale da non poter negare "la legittimazione ad agire a chi si qualifica 'fidanzata' della vittima e, come tale, legata a essa da una aspettativa di vita comune", come aveva spiegato il giudice nel corso dell’udienza preliminare. 

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