Sabato, 20 Luglio 2024
Undici vittime / Trento

Archiviata l'inchiesta sul disastro della Marmolada: "Crollo imprevedibile"

La Procura di Trento ha disposto l'archiviazione per l'inchiesta per disastro colposo avviata dopo la tragedia del 3 luglio dello scorso anno, quando il crollo del ghiacciaio travolse e uccise 11 alpinisti

Il crollo del seracco sulla Marmolada avvenuto il 3 luglio del 2022 è stato un evento imprevedibile. Per questo motivo, a quasi un anno dalla tragedia in cui persero la vita 11 alpinisti, la Procura di Trento ha deciso di archiviare l'inchiesta per disastro colposo, avviata per individuare eventuali responsabilità. Il gip del Tribunale di Trento, Enrico Borrelli, ha condiviso le motivazioni della Procura e dei periti tecnici, secondo cui l'evento non era in alcun modo prevedibile.

Il disastro è avvenuto poco dopo le 13.45 del 3 luglio del 2022, con il crollo di un seracco dal ghiacciaio della Regina delle Dolomiti causato, a quanto riportato dai consulenti della Procura, dalle "temperature elevate registrate da metà giugno". La colata di ghiaccio, fango e sassi ha travolto alcune comitive di escursionisti, uccidendo undici persone.

"Nessuna responsabilità umana"

Nella richiesta di archiviazione  firmata dal procuratore di Trento Sandro Raimondi e dal pm Antonella Nazzaro avevano evidenziato l'imprevedibilità dell'evento, come sostenuto dalla perizia ordinata dalla procura a un pool di esperti. Il distacco - ad avviso dei consulenti - "si è verificato per l'azione concomitante delle elevate temperature e delle caratteristiche strutturali/meccaniche del ghiacciaio stesso" azione combinata che "ha impedito ed impedisce la prevedibilità dell'evento ovvero della mobilizzazione inaspettata di una porzione di ghiaccio".

La sola temperatura "non avrebbe causato il crollo e neppure avrebbe di per sé dovuto allarmare, attesa l'assenza di segnali premonitori osservabili 'macroscopicamente': il peggioramento delle condizioni del ghiaccio è un fattore rilevabile a posteriori e ciò contribuisce a confermare l'ipotesi di una imprevedibilità dell'evento". Le conclusioni a cui giungono i consulenti, secondo la procura "vanno pienamente condivise nessuna responsabilità 'umana' può essere, nel caso di specie, ravvisata. Neanche gli esperti della zona - guide alpine e frequentatori della Marmolada - hanno 'avvertito' condizioni anomale idonee a far presagire l'accaduto". Peraltro, il cambiamento climatico "non può costituire di per sé ragione o criterio" per supporre eventi come quello del 3 luglio 2022.

La tragedia della Marmolada, le immagini delle ricerche

Per il futuro sarà "da monitorare - da parte di tutti -, al fine di prevenire tragedie e perdite di preziose vite umane, anche il rischio costituito da movimenti improvvisi di masse di ghiaccio quali fenomeni, comunque, al pari di altri 'naturali' (scosse telluriche, inondazioni, maremoti, tsunami e simili) legati alla continua trasformazione/evoluzione della massa terrestre e che, purtroppo, stanno diventando sempre più frequenti ovunque ed anche alle nostre latitudini", si legge nelle conclusioni della richiesta di archiviazione.

Cosa è successo sulla Marmolada

Il 3 luglio 2022 si sono staccate improvvisamente dal ghiacciaio della Marmolada, nelle Dolomiti, circa 64.000 tonnellate di acqua, ghiaccio e detriti rocciosi, dando origine ad una valanga che ha travolto e ucciso 11 alpinisti, mentre altri 7 sono rimasti feriti. Un team di ricercatori internazionale coordinato da Aldino Bondesan dell’Università di Padova ha pubblicato lo studio The climate-driven disaster of the Marmolada Glacier (Italy) sulla rivista 'Geomorphology', ripresa anche negli highlighs di 'Nature', che costituisce il primo lavoro che indaga le possibili cause e i meccanismi del collasso.

La valanga di ghiaccio e detriti si è arrestata in un canalone dopo aver percorso circa 2,3 km lungo il pendio - ricostruisce l'ateneo in una nota - Il crollo è avvenuto nella parte alta del versante settentrionale della Marmolada alla quota di 3213 m e ha interessato un lembo sommitale del ghiacciaio, nei pressi di Punta Rocca. Questo piccolo ghiacciaio residuale era parte integrante dell’ampia fronte glaciale fino a circa un decennio fa, e oggi, a causa della frammentazione causata dall'arretramento, è rimasto isolato e racchiuso entro una nicchia sul versante esposto a settentrione appena al di sotto della cresta.

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L'evento è stato documentato da diversi video registrati da escursionisti che si trovavano sul posto, che hanno aiutato nell’analisi delle cause del collasso. L'energia sismica rilasciata dall'evento è stata paragonabile a un terremoto di magnitudo pari a 0,6. "Un'analisi dettagliata delle immagini satellitari e aeree stereoscopiche, scattate prima e dopo l'evento, ci ha consentito di analizzare le modalità di collasso - spiega Bondesan - Il distacco è stato in gran parte causato da un cedimento lungo un crepaccio mediano, in parte occupato da un enorme volume di acqua di disgelo generato dalle temperature altamente anomale della tarda primavera e dell'inizio dell'estate. Al momento dell’evento erano stati raggiunti in quota i 10.7 C. La fitta rete di crepacci insieme alla morfologia e alle proprietà della superficie rocciosa basale hanno predisposto questo settore glaciale al collasso, la cui causa scatenante è da individuarsi nella pressione sovrastante causata dall'eccesso di acqua di fusione".

"Sono stati individuati due meccanismi concomitanti che hanno provocato l'instabilità con conseguente crollo improvviso del ghiacciaio: l’acqua infiltrata all’interno di un crepaccio del ghiacciaio ha causato da sotto una pressione tale da sollevare lo strato di ghiaccio; quando l’acqua è penetrata all’interno dei sedimenti basali si è verificata una spinta al galleggiamento, essendo il ghiaccio meno denso dell’acqua", conclude Bondesan.

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