Mercoledì, 14 Aprile 2021
La tragedia quasi dieci anni fa / Firenze

Martina Rossi, nessun colpevole per quel volo dal sesto piano?

Al via il processo d’appello bis per Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, i due imputati per il tentato stupro della ragazza ligure morta il 3 agosto 2011 a Palma di Maiorca dopo essere precipitata dal balcone di un albergo. Ora è una corsa contro il tempo: il reato potrebbe cadere in prescrizione la prossima estate

“Speriamo di correre veloci evitando ostacoli come la prescrizione affinché si riescano ad affermare le responsabilità per la morte di nostra figlia”. Queste erano state le prime parole a caldo di Bruno e Franca Rossi, i genitori di Martina Rossi, dopo la sentenza della Cassazione che aveva annullato le assoluzioni di Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi e disposto un nuovo processo d’Appello per loro, che ha preso il via oggi a Firenze.

Dieci anni fa la morte di Martina Rossi

Il processo d'appello bis dovrà essere celebrato in fretta, prima che il reato di tentato stupro sia estinto dalla prescrizione la prossima estate. Da dieci anni i genitori di Martina cercano di stabilire la verità su quello che è successo la sera del 3 agosto 2011 a Palma di Maiorca, in Spagna. Martina, 20enne ligure in vacanza nell’isola delle Baleari insieme ad alcune amiche, morì precipitando dal sesto piano dell’hotel Santa Ana. Secondo l’accusa, la ragazza scavalcò il balcone della camera 609 per sfuggire a una tentata violenza da parte di Albertoni e Vanneschi, precipitando nel vuoto. In Spagna la sua morte fu archiviata come suicido, i genitori di Martina hanno lottato per far riaprire il caso. L'inchiesta italiana, avviata a Genova, è passata per competenza territoriale in base alla residenza degli imputati ad Arezzo, dove si è celebrato il primo grado di giudizio con la condanna dei due imputati, sentenza poi ribaltata a Firenze dai giudici della Corte d'appello. Lo scorso 9 giugno Albertoni e Vanneschi erano stati assolti in appello dall’accusa di tentato violenza sessuale con la formula “il fatto non sussiste” mentre era stato dichiarato prescritto il campo di imputazione di morte in conseguenza di altro reato. 

A gennaio la decisione della Cassazione, che aveva accolto il ricorso presentato dalla procura generale di Firenze e che oggi ha portato oggi Albertoni e Vanneschi nuovamente sul banco degli imputati, per tentata violenza sessuale di gruppo. Bruno e Franca Rossi sono ovviamente presenti, assistiti dall'avvocato genovese Stefano Savi. “Spero che questo nuovo appello confermi la condanna di primo grado, quella arrivata prima che in appello venisse cancellato tutto”, ha detto questa mattina Bruno Rossi, arrivando al palazzo di giustizia di Firenze. “Martina non è caduta dal balcone per sua volontà, ma perché cercavano di farle fare qualcosa che non voleva fare. Spero in una condanna anche se ormai chi ruba una mela al supermercato ha una pena maggiore di chi ammazza una persona".

Il processo d'appello bis per Albertoni e Vanneschi

Secondo la Cassazione, come si legge nella motivazione che ha disposto l'annullamento della sentenza di secondo grado, i giudici di appello di Firenze, "con un esame invero superficiale del compendio probatorio, hanno ritenuto di ricostruire una diversa modalità della caduta della ragazza, cadendo in un macroscopico errore visivo di prospettiva nell'esaminare alcune fotografie, quanto all'individuazione del punto di caduta, individuandolo nel centro del terrazzo".

Secondo gli ermellini, nella sentenza di appello sono stati "depotenziati tutti gli elementi fattuali certi della scena del tragico evento come emergenti dagli atti, depotenziando, altresì la portata delle altre circostanze indizianti certe (i graffi sul collo di Albertoni ed il mancato rinvenimento sul cadavere della vittima dei pantaloncini del pigiama) e con un ragionamento di evidente incongruenza logica, hanno assolutizzato le dichiarazioni del testimone oculare della precipitazione di Martina sminuendo altresì il narrato degli altri testimoni de auditu, però essenziali per individuare la diacronicità degli accadimenti, ossia quanto riferito dai turisti danesi che occupavano la stanza a fianco di quella ove si trovavano i giovani imputati". Per i giudici della Cassazione poi "la mancanza dei pantaloncini appare difficilmente collegabile a un gesto suicidario": si tratta invece di "un elemento gravemente indiziario, soprattutto se letto in correlazione ai graffi sul collo di Albertoni". "Ciò che conta è che Martina precipitò senza i pantaloncini del pigiama - si legge nella sentenza della Suprema Corte - e tale elemento oggettivo indiscutibile non può 'sparire' anch'esso dalla valutazione dei giudici di merito, ma deve essere correttamente considerato in collegamento con le altre evidenze probatorie al fine di esaminare in via deduttiva le probabili o possibili ragioni della sua mancanza addosso a Martina al momento della caduta, essendo evidente che i pantaloncini con cui la ragazza giunse nella stanza d'albergo degli imputati furono tolti quando la stessa si trovava all'interno della camera 609".

Nelle motivazioni della sentenza della Cassazione si ravvisa anche "la più evidente carenza di analisi, con conseguente evidente insufficienza motivazionale e mancanza di motivazione rafforzata, rilevata in riferimento ai contenuti della audio-video intercettazione effettuata il 7 febbraio 2012, la cui analisi è addirittura ritenuta superflua dal Collegio d'appello". 

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