Venerdì, 19 Luglio 2024
L'incidente di Casal Palocco / Roma

Perché Matteo Di Pietro resta agli arresti domiciliari

Secondo il giudice per le indagini preliminari esiste "il pericolo di inquinamento di prove": sparite dal suv le telecamere utilizzate per registrare i video

Resta agli arresti domiciliari Matteo Di Pietro, lo youtuber che si trovava alla guida del suv Lamborghini che la scorsa settimana ha travolto una Smart nel quartiere di Casal Palocco, a Roma, provocando la morte di Manuel, un bambino di cinque anni. Come è emerso dall'ordinanza del gip, il veicolo di grossa cilindrata su cui si trovavano i giovani viaggiava a 124 km/h al momento dell'impatto: secondo il giudice, gli altri ragazzi che si trovavano a bordo avrebbero chiesto a Di Pietro di rallentare poco prima della tragedia. Nella giornata di domani, martedì 27 giugno, è previsto l’interrogatorio di garanzia per il 20enne, indagato per omicidio stradale e lesioni.

Lo scorso 22 giugno il gip Angela Gerardi ha disposto gli arresti domiciliari per Di Pietro sottolineando tra l’altro che il giovane stesse andando a oltre 120 chilometri orari e che le telecamere utilizzate per i video siano sparite. Di Pietro, scrive il gip, aveva noleggiato il Suv Lamborghini con "l’unico ed evidente fine di impressionare e catturare l'attenzione di giovani visitatori del web per aumentare i guadagni della pubblicità, a scapito della sicurezza e della responsabilità e di conseguenza a procedere ad una velocità superiore ai limiti indicati. Tanto più che alcuni dei passeggeri presenti all'interno della Lamborghini avevano più volte invitato a ridurre la velocità che percepivano eccessiva rispetto al limite dei 50 km/h".

Perché Matteo Di Pietro resta ai domiciliari

Perché il giovane si trova agli arresti domiciliari? Il gip motiva le esigenze cautelari nell'ordinanza con cui ha disposto l'arresto: sussisterebbe infatti il "pericolo di inquinamento di prove" mentre "si ravvisa il concreto e attuale pericolo che l'indagato possa commettere ulteriori reati della stessa specie di quelli per cui si procede". In particolare, si legge, "sussiste il pericolo di inquinamento delle prove, così come ritenuto dal Pubblico Ministero, tenuto conto del mancato rinvenimento, all'interno della Lamborghini, delle due telecamere utilizzate per la registrazione dei video che, per come riferito dagli amici di Di Pietro erano in funzione e al momento dell’incidente utilizzate da uno di loro". Il gip, in riferimento alla personalità del giovane youtuber scrive inoltre che "non appare tranquillizzante, tenuto conto che la sua principale fonte di reddito sembrerebbe rappresentata proprio dalla realizzazione di video da pubblicare su siti web riferibili alla società The Borderline srl, di cui l'indagato è socio oltre che amministratore delegato e che ha già in precedenza realizzato altri video e challenge a bordo di autovetture, proponendo sfide analoghe, con il rischio di mettere in pericolo l'incolumità propria e degli altri utenti della strada".

Bimbo ucciso dal Suv, l'ultima bravata da youtuber che non ha salvato Manuel 

In merito poi ai gravi indizi di colpevolezza per il gip di Roma "ricorrono, nel caso in esame, specifiche esigenze cautelari e, in particolare, si ravvisa il concreto e attuale pericolo che l'indagato possa commettere ulteriori reati della stessa specie di quelli per cui si procede, desumibile dalle modalità della condotta, gravemente imprudente, poiché sostanziatasi nella guida di un’auto di grossa cilindrata a velocità sostenuta e comunque certamente superiore al limite massimo imposto nei centri urbani, peraltro in pieno giorno e nonostante la presenza di attraversamenti pedonali".

Inoltre, aggiunge il gip di Roma, la "riscontrata positività ai cannabinoidi poi, sebbene non vada ad integrare la circostanza aggravante dell’omicidio stradale, che infatti il Pubblico Ministero non ha contestato potendo essa riferirsi ad assunzioni risalenti a diversi giorni prima, rimarca ulteriormente un tratto trasgressivo dell'indole dell'indagato, che conferma il quadro sopra delineato". Si rende dunque "indispensabile l'adozione di una misura cautelare che sia adeguata a fronteggiare tale pericolo di reiterazione", evidenzia il giudice.

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