Venerdì, 19 Luglio 2024
Mafia / Palermo

Matteo Messina Denaro è stato arrestato

Il numero uno di "Cosa Nostra", latitante da trent'anni, si trovava in una clinica privata a Palermo. Ora è stato trasferito in una località segreta. Giorgia Meloni: "Una grande vittoria dello Stato"

Matteo Messina Denaro è stato arrestato oggi dai carabinieri del Ros (raggruppamento operativo speciale), dopo trent'anni di latitanza. Era considerato tra i latitanti più pericolosi e ricercati al mondo, fino a questa mattina. L'inchiesta che ha portato alla cattura del capomafia di Castelvetrano (Trapani) è stata coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio De Lucia e dal procuratore aggiunto Paolo Guido. Secondo le prime informazioni, il boss mafioso si trovava ricoverato nella clinica privata "La Maddalena" di Palermo, specializzata in terapie oncologiche, per "sottoporsi ad alcune terapie", secondo quanto detto dal comandante del Ros dei carabinieri Pasquale Angelosanto, dopo l'arresto del boss compiuto dagli uomini del raggruppamento speciale assieme a quelli del Gis (gruppo di intervento speciale) e dei comandi territoriali.

Fotosegnaletica Messina Denaro

Non ha opposto resistenza. Dopo il blitz nella clinica a Palermo e un passaggio nella caserma San Lorenzo, l'ormai ex superlatitante è stato trasferito in una località segreta. Secondo quanto appreso, Denaro faceva periodicamente controlli in quella struttura, che durante il blitz del Ros è stata messa in sicurezza con diverse decine di uomini per tutelare tutti gli altri pazienti. Quando è stato arrestato, il boss non era allettato, ma stava facendo alcuni controlli ambulatoriali.

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Il superlatitante arrestato, i retroscena e la risposta ai carabinieri

A quanto pare, si trovava lì sotto falso nome: Andrea Bonafede è il nome sul documento che aveva presentato nella struttura. Nessuna soffiata, nessun confidente. L'arresto del superlatitante sarebbe solo il frutto di anni di indagini, culminate tre giorni fa nella notizia che oggi, lunedì 16 gennaio, alle 8 aveva un appuntamento per sottoporsi a delle cure oncologiche. Il boss utilizzava documenti falsi, a nome di Andrea Bonafede, e quando stamattina i carabinieri lo hanno avvicinato gli hanno chiesto proprio questo: "Lei è il signor Bonafede?" e l'ultimo dei Corleonesi ha risposto soltanto: "No, sono Matteo Messina Denaro". In base alle prime notizie, Messina Denaro sarebbe stato operato nella clinica a maggio dell'anno scorso e poi sarebbe andato più volte nella struttura per sottoporsi alle cure. Nessuno - e questo è un filone che certamente sarà percorso adesso dagli inquirenti - lo ha mai riconosciuto. Né pazienti né tantomeno medici o infermieri. Il nome falso utilizzato dal boss stragista era peraltro già emerso da alcune indagini.

Video - L'uscita del boss dalla caserma dei carabinieri

La clinica in cui hanno arrestato Matteo Messina Denaro (Foto Riccardo Campolo, PalermoToday)

"Una grande vittoria dello Stato che dimostra di non arrendersi di fronte alla mafia. All'indomani dell'anniversario dell'arresto di Totò Riina, un altro capo della criminalità organizzata viene assicurato alla giustizia". Così il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato la notizia dell'arresto. "I miei più vivi ringraziamenti, assieme a quelli di tutto il governo, vanno alle forze di polizia, e in particolare al Ros dei carabinieri, alla procura nazionale antimafia e alla procura di Palermo per la cattura dell'esponente più significativo della criminalità mafiosa. Il governo - ha concluso Meloni - assicura che la lotta alla criminalità mafiosa proseguirà senza tregua, come dimostra il fatto che il primo provvedimento di questo esecutivo - la difesa del carcere ostativo - ha riguardato proprio questa materia". Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha telefonato questa mattina al ministro dell'Interno e al comandante dell'Arma dei carabinieri per esprimere le sue congratulazioni per l'arresto di Matteo Messina Denaro, realizzato in stretto raccordo con la magistratura.

Chi è Matteo Messina Denaro

Nato a Castelvetrano il 26 aprile 1962, è noto anche con i soprannomi "U siccu" e "Diabolik". Matteo Messina Denaro aveva negli anni allargato il suo potere ad altri mandamenti mafiosi della Sicilia, specialmente dopo l'arresto di Totò Riina, Bernardo Provenzano e i fratelli Graviano. L'arresto è avvenuto trent'anni e un giorno dopo l'arresto di Totò Riina: il capo dei corleonesi, infatti, venne preso a Palermo il 15 gennaio 1993.

Figlio del vecchio capomafia di Castelvetrano Ciccio, storico alleato dei corleonesi di Totò Riina, Matteo Messina Denaro era latitante dall'estate del 1993, quando in una lettera scritta alla fidanzata dell'epoca, Angela, dopo le stragi mafiose di Roma, Milano e Firenze, preannunciò l'inizio della sua vita da primula rossa. "Sentirai parlare di me - le scrisse, facendo intendere di essere a conoscenza che di lì a poco il suo nome sarebbe stato associato a gravi fatti di sangue - mi dipingeranno come un diavolo, ma sono tutte falsità".

Riina 1993, Provenzano 2006, Messina Denaro 2023: gli arresti "eccellenti" dei boss mafiosi

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Il capomafia trapanese è stato condannato all'ergastolo per decine di omicidi, tra i quali quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito strangolato e sciolto nell'acido dopo quasi due anni di prigionia, per le stragi del 1992, costate la vita ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e per gli attentati del 1993 a Milano, Firenze e Roma. Messina Denaro era l'ultimo boss mafioso di "prima grandezza" ancora ricercato. Per il suo arresto, negli anni, sono stati impegnati centinaia di uomini delle forze dell'ordine. Oggi la cattura, che ha messo fine alla sua fuga decennale. Una latitanza record come quella dei suoi fedeli alleati Totò Riina, sfuggito alle manette per 23 anni, e Bernando Provenzano, riuscito ad evitare la galera per 38 anni.

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