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Venerdì, 27 Gennaio 2023
I misteri del boss

Matteo Messina Denaro e il mistero della carta d'identità come Andrea Bonafede

Il documento presentato dal capomafia quando si recava in clinica per le cure passato ai raggi x. A chi è stato effettivamente rilasciato? C'è stata una manomissione successiva?

Matteo Messina Denaro e Andrea Bonafede. Questi due nomi, quello del boss catturato ieri a Palermo dopo trent'anni di latitanza e quello del nipote nipote dello storico capomafia Leonardo Bonafede, sono legati. Messina Denaro si faceva chiamare Andrea Bonafede quando si recava alla clinica La Maddalena per sottoporsi alle cure contro il cancro. Come Andrea lo conoscevano gli altri pazienti che lo incrociavano alle sedute di chemio, come Andrea lo conoscevano i vicini di casa. E chissà, è uno dei tanti interrogativi sul tavolo degli inquirenti, da quando e per quante volte ha usato quel nome. 

La cattura del capomafia è un punto di arrivo dopo decenni di indagine ma anche l'inizio di nuovi filoni investigativi. Si inizia dalla necessità di ricostruire la rete che lo ha protetto, a iniziare dall'ultimo periodo. Il primo step ruota proprio attorno ad Andrea Bonafede, che è formalmente indagato per favoreggiamento aggravato, e al documento di identità.

Secondo quanto dichiarato ieri, poche ore dopo l'arresto di Messina Denaro, a una prima analisi la carta d'identità sembrava perfettamente regolare. Nulla che potesse insospettire chi, come il personale al banco accettazione della struttura sanitaria, si trovava il documento tra le mani. E allora da dove arriva il documento? È stato documento manomesso dopo l'emissione o è "nato" già con la foto di Messina Denaro ma il nome Andrea Bonafede?

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Il comandante della polizia municipale di Campobello di Mazara, Giuliano Panierino, intervistato da PalermoToday spiega che "le ipotesi sono due. O la foto è stata applicata al momento del rilascio, o dopo. Questo lo accerteranno gli organi inquirenti attraverso la documentazione agli atti dell'ufficio demografico del Comune. Al momento del rilascio (del documento, ndr) si consegnano tre foto e due restano agli atti. Se le foto conservate corrispondono con quella di Messina Denaro sul documento allora c'è qualcosa che non va. Se quelle conservate sono diverse vuol dire che il rilascio è stato fatto con il vero Andrea Bonafede e che in un secondo momento è stata tolta la foto di Bonafade e applicata quella di Matteo Messina Denaro".

(Nel video l'intervista di PalermoToday al comandante della polizia municipale di Campobello di Mazara, Giuliano Panierino)

Una prima analisi sembra portare alla strada della falsificazione successiva all'emissione. "Ho fatto fare un'indagine ai miei uffici per capire se quella carta d'identità fosse falsificata - dice all'Adnkronos il sindaco di Campobello di Mazara, Giuseppe Castiglione -. Pare, invece, che sia autentica, rilasciata ad Andrea Bonafede. Sembrerebbe tutto regolare, una carta d'identità originale ma con la foto sostituita".

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Intanto in paese c'è chi dice di avere visto in giro Matteo Messina Denaro, senza però sapere chi fosse realmente. Nel suo rifugio sono state trovate anche ricevute di ristoranti. Il boss aveva una vita "normale" in quello che storicamente è sempre stato il suo feudo.

"Ai miei concittadini - aggiunge il sindaco di Campobello - dico di avere fiducia nelle forze dell'ordine e nello Stato e di non avere paura. Chiunque ha visto qualcosa o sa qualcosa che può essere utile alle indagini non nasconda la testa sotto la sabbia, aiuti gli investigatori a chiudere il cerchio. Dobbiamo affidarci allo Stato e non certo ai mafiosi".

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L'abitazione utilizzata dall'ormai ex superlatitante è in una zona periferica della cittadina, lungo la strada che porta a Castelvetrano. "Abbiamo le nostre riserve sul fatto che possa essere passato inosservato", ha detto oggi il procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia. Nessuna segnalazione, però, sarebbe arrivata dal territorio. "Io stesso non l'ho mai visto - sottolinea il primo cittadino -. Se lo avessi incrociato, lo avrei subito denunciato. Dubito che girasse indisturbato per le vie della città. Immagino, invece, si sia mosso dentro le auto con persone che lo hanno aiutato e affiancato".

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