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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Cronaca

I pizzini di Messina Denaro con boss e infiltrati: "Dopo averli letti bruciateli"

Le regole dell'ex superlatitante per evitare che i messaggi potessero essere scoperti. La corrispondenza con Bernardo Provenzano, Salvatore Lo Piccolo, ma anche con l'ex sindaco Antonio Vaccarino e con la sorella dimostra che in pochi lo ascoltavano. I pm: "Trovate lettere: materiale eccezionale"

"Dopo aver letto bruci questa lettera, non strappare, bruciare", questa era la raccomandazione del boss Matteo Messina Denaro nella corrispondenza intrattenuta con lo pseudonimo di "Alessio" con l'ex sindaco Antonino Vaccarino, alias "Svetonio", morto nel 2021 e che attraverso il Sisde anni fa era riuscito ad agganciare l'ex superlatitante, senza che però l'operazione alla fine portasse alla cattura del mafioso. Una raccomandazione chiara e fondamentale che tuttavia non è stata rispettata neppure dalla sorella del capomafia, "Rosetta", finita in carcere, e che proprio per non aver distrutto i pizzini - oppure per averli ricopiati - ha messo involontariamente gli investigatori sulla pista giusta per individuare, dopo trent'anni di latitanza, il boss più ricercato d'Italia.

I messaggi con Provenzano, Lo Piccolo e Vaccarino

Come si legge nell'ordinanza del gip Alfredo Montalto che ha portato all'arresto di Rosalia Messina Denaro, alias "Fragolone", il capomafia "aveva costruito intorno a sé un solido e collaudatissimo sistema di comunicazione attraverso pizzini" che, prima del 16 gennaio scorso, quando è stato bloccato alla clinica La Maddalena, era composto da tre filoni noti: uno con Bernardo Provenzano (i messaggi furono sequestrati l'11 aprile 2006, dopo la cattura del capo di Cosa nostra a Montagna dei Cavalli), un altro proprio con Vaccarino (che è stato acquisito attraverso l'ex Sisde) e infine quello con il "barone" di San Lorenzo, il boss Salvatore Lo Piccolo (i bigliettini furono rinvenuti anche in questo caso al momento dell'arresto, il 5 novembre del 2007).

"Metodo scientifico ancora in uso: in tutti i covi trovati pizzini"

Questo sistema di comunicazione - fatto di bigliettini arrotolati, sigillati con nastro adesivo, spesso nascosti in piccoli pacchetti, con nomi in codice e consegnati a mano da una catena umana - secondo gli inquirenti "funziona ancora oggi in modo scientifico e ortodosso all'interno di Cosa nostra". Tanto che, come scrivono il procuratore Maurizio De Lucia, l'aggiunto Paolo Guido e i sostituti Gianluca De Leo e Pierangelo Padova, che coordinano le indagini del Ros "in tutti i siti nella disponibilità dei famigliari di Messina Denaro sono stati rinvenuti, meticolosamente occultati, un consistente numero di pizzini".

Le "regole ingegnose" del mafioso

Da sempre l'ex superlatitante aveva "connotato la trasmissione (e soprattutto la conservazione) dei pizzini dall'adozione di ingegnose cautele - si legge nell'ordinanza di custodia cautelare - prima fra tutte la regola dell'assoluto divieto di lasciare traccia materiale dello scritto: è sempre stato ordine perentorio del boss ai suoi interlocutori epistolari quello di bruciare e/o distruggere il pizzino ricevuto subito dopo averlo letto".

L'errore della sorella e il "materiale eccezionale" i mano ai pm

Di quest'ordine e di questa regola essenziale si trova traccia in uno dei pizzini inviati a Vaccarino al quale "Alessio" scriveva appunto: "Dopo aver letto bruci questa lettera, non strappare, bruciare". Ma "la sorella di Messina Denaro - dicono gli investigatori - ha colpevolmente evitato di distruggere alcuni dei pizzini o comunque ne ha trascritto il contenuto in appunti manoscritti e occultati nella sua abitazione e nella sua casa di campagna", portando non solo i carabinieri - dopo complessi accertamenti nella banca dati del ministero della Salute - a catturare l'ultimo dei Corleonesi, ma consegnando agli inquirenti "materiale eccezionale" per ricostruire la trentennale latitanza del boss.

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