Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca Lodi

Coronavirus, parla il paziente 1 Mattia: "Ero in un limbo, sognavo l'anticamera della morte"

Il giovane di Codogno racconta i due mesi più duri e intensi della sua vita: "Sono rimaste contagiate e sono guarite mia moglie e mia mamma. Il virus sconosciuto ha ucciso mio padre". La gioia per la nascita della figlia: "Ho imparato a considerare essenziale ogni istante di normalità"

Qualche giorno fa la gioia più grande, la nascita di Giulia, la prima figlia. Oggi il "paziente 1", Mattia, di Castiglione - manager della Unilever, sportivo, volontario del pronto soccorso -  diventato il primo italiano trovato positivo al coronavirus a Codogno (Lodi), racconta i due mesi più duri e intensi della sua vita: “Nel mio coma sognavo l’anticamera della morte", dice.

Due mesi in cui lui e la sua famiglia hanno dovuto affrontare sfida dure, durissime. Sono rimaste contagiate la moglie e mia mamma, mentre il padre non ce l'ha fatta, è deceduto mentre il giovane era ricoverato. Mattia era stato male dal 14 febbraio. Febbre alta e tosse. Ritornato una seconda volta in ospedale a Codogno, grazie all'intuizione di una dottoressa anestesista, gli era stato fatto il tampone per il Covid-19. Era da poco passata la mezzanotte del 20 quando l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, dava la notizia di un 38enne positivo al Covid-19 ricoverato all'ospedale di Codogno. Nel corso della giornata saliranno a 15 i contagiati in Lombardia. Il giorno dopo il numero dei casi era già salito a 60. E' iniziato tutto così in Italia.

Le sue condizioni erano molto gravi, è stato a lungo - ben 18 giorni - in terapia intensiva. Poi la lenta, lentissima ripresa verso la nuova normalità. "Questi due mesi sono stati sconvolgenti, molto più che inimmaginabili, altro che un film. All'improvviso mi sono ammalato, sono arrivato ad un passo dalla morte e sono risorto. Sono rimaste contagiate e sono guarite mia moglie e mia mamma. Il virus sconosciuto ha ucciso mio padre". Lo dice intervistato da Repubblica, a Codogno, Mattia, 38 anni il prossimo luglio, ricercatore dell'Unilever di Castelpusterlengo.

'È nata infine Giulia - racconta ancora - la nostra prima figlia. Ho imparato a resistere e a credere nella differenza tra fiducia e utopia, a considerare essenziale ogni istante di normalità".

"La vita e la morte senza offrirci l'opportunità di percepirlo ogni giorno si sfiorano in silenzio".

''Ho perso conoscenza a Codogno - ricorda Mattia - pensando di avere una semplice polmonite e mi sono svegliato dopo 20 giorni a Pavia sopravvissuto a Covid-19. Ero anonimo, la pandemia mi ha trasformato in un simbolo d'Europa". Mattia parla poi delle due settimane trascorse in coma: "Appena sedato a Codogno - dice - sono entrato in un limbo. Ero incosciente, a tratti sognavo ma non ricordo più cosa. Non soffrivo, però avevo la netta percezione che quella pace fosse l'anticamera della morte''. Poi la vita è stata più forte. "Mia figlia è la nostra speranza" aveva detto qualche giorno fa in un videointervento alla trasmissione "Porta a Porta" Mattia.  "È difficile, dopo questa esperienza, fare un racconto di quello che mi è successo" aveva anche detto a L'aria che tira su La7. Il 38enne non smetterà mai di ringraziare tutto il personale sanitario degli ospedali di Pavia e Codogno. 

Coronavirus, è nata Giulia: è la figlia di Mattia, il "paziente 1" di Codogno

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