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Venerdì, 12 Aprile 2024
Il caso / Costa d'Avorio

Maurizio Cocco, l'italiano detenuto da due anni in Costa d'Avorio "in condizioni estreme"

Una storia iniziata nel giugno del 2022: L'ingegnere si trova nel penitenziario di Abidjan. Accusato di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti o sostanze psicotrope, riciclaggio di denaro è stato poi prosciolto. La famiglia chiede l'intervento del governo

Mentre fa discutere il caso di Ilaria Salis, la ragazza italiana detenuta in Ungheria, c'è un caso simile, iniziato nel giugno 2022, quello dell'ingegnere Fiuggi (Frosinone), Maurizio Cocco, che da circa due anni si trova nel centro penitenziario e correzionale di Abidjan in Costa D'Avorio con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti o sostanze psicotrope, riciclaggio di denaro.Accuse per le quali l'ingegnere è stato prosciolto. I magistrati hanno però contestato al sessantunenne la frode fiscale. Nelle ultime ore la famiglia dell'ingegnere ha deciso di lanciare un nuovo e disperato appello, scrivendo tramite i propri legali una lettera indirizzata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e a tutte le più alte cariche dello Stato: la premier Giorgia Meloni e i ministri della giustizia Carlo Nordio, degli esteri Antonio Tajani e degli interni Matteo Piantedosi, oltre che all'ambasciatore e al console ad Abidjan, Arturo Lozzi e Giovanni Fedele.

Maurizio Cocco, l'appello della famiglia

I familiari di Cocco chiedono un intervento del governo, descrivendo come "estreme" le condizioni in cui è costretto a vivere: "L'ingegnere Cocco è tuttora illegittimamente trattenuto nel carcere di Abidjan e né lui né il suo difensore sono stati invitati a formulare osservazioni in merito ad un'ipotetica richiesta di proroga della detenzione rivolta alla Camera Investigante. A seguito della conclusione delle indagini - si legge nella lettera inviata a Mattarella - il Polo Criminale Economico e Finanziario di Comodì ha ritenuto di non dover procedere nei confronti del nostro assistito per i reati a lui contestati in relazione ai quali lo stesso Polo aveva emesso la misura custodiale - scrivono i due legali - Ciò nonostante, il Polo Criminale Economico e Finanziario di Comodì ha contestato all'ing. Maurizio Cocco una presunta frode fiscale. Di conseguenza, il nostro assistito è stato trattenuto in carcere. Quanto alla presunta frode fiscale, come detto contestata al nostro assistito solo dopo la chiusura delle indagini, non risulta agli atti del giudizio alcuna denuncia da parte dell'Organo competente che attesti i fatti contestati per frode fiscale da parte dell'amministrazione, ragion per cui il mantenimento della misura cautelare appare pretestuosa, oltre che illegittima".

"Peraltro - proseguono gli avvocati - le condizioni di vita dei prigionieri nel principale penitenziario di Abidjan, la Casa circondariale d'arresto e detenzione, sono deplorevoli ed in totale violazione dei diritti umani. Si tratta di una struttura progettata per ospitare 1.500 persone, ma che attualmente conta più di 12.000 residenti. Sul punto, si ricorda che, come è ben noto, HRW, Amnesty International (AI) e USDOS hanno dato atto che le condizioni carcerarie sono estreme e pericolose a causa di cibo insufficiente, sovraffollamento eccessivo, condizioni sanitarie inadeguate, infezioni virali e batteriche diffuse e sostanziale mancanza di cure mediche.L'ambasciata italiana si è recata solamente due volte in diciannove mesi presso il penitenziario di Abidjan per sincerarsi delle condizioni di salute nonché psicologiche dell'ing. Cocco che, peraltro, di recente ha avanzato espressa richiesta di aiuto sanitario ed economico che, tuttavia, è risultata priva di riscontro".

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