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Sabato, 28 Maggio 2022
Mai chiamato alla sbarra / Padova

Omicidio di Mauro Guerra, parla il testimone dimenticato: "Non era pericoloso"

Un'intervista di PadovaOggi apre nuovi scenari sul caso del 32enne ucciso nel 2015 nel Padovano da un carabiniere mentre sfuggiva a un Tso illegittimo. Il militare che ha sparato è stato assolto. A parlare adesso è il militare chiamato come mediatore: "La situazione è sfuggita di mano. Ognuno si assuma le responsabilità"

E' il 19 luglio del 2015 e a Carmignano di Sant’Urbano (Padova) un 32enne, Mauro Guerra, viene ucciso da un colpo di pistola. A sparare è un carabiniere. Guerra è in fuga, tenta di sfuggire a un tso. Trattamento sanitario che però, si scoprirà dopo, è illegittimo. La vicenda porta a un processo, che si chiude con l'assoluzione del militare dell'Arma che ha fatto fuoco. E' attesa invece a giorni la sentenza sul piano civile per i risarcimenti. Un'intervista pubblicata da Ivan Grozny Compasso per PadovaOggi offre un nuovo punto di vista sulla vicenda. Il maresciallo Filippo Billeci, fino a tre mesi prima dei fatti comandante della stazione dell’Arma di Carmignano, intervenuto quel pomeriggio per tentare la mediazione oggi dice: "Guerra non era pericoloso. Non doveva finire così. Ognuno si deve assumere le sue responsabilità rispetto a quello che è successo. Io sono arrivato da Battaglia Terme convinto ci fosse un Tso, dopo ho scoperto che non c’era". Parole che fanno vedere quanto accaduto da un'altra luce. La "pericolosità" della vittima è smentita dal mediatore, che i tso fosse illegittimo è invece ghià a gli atti nonostante l'assoluzione.

Chi era Mauro Guerra e come è morto

Mauro Guerra ha una laurea in Economia. Svolge il servizio ausiliare presso l’arma dei Carabinieri, poi si allontana da quel mondo per diventare commercialista. Lo conoscono tutti in paese. Mauro è grande e grosso, ogni tanto ha sbalzi di umore, per un periodo viene seguito anche da uno psichiatra ma poi interrompe il percorso. Non ci sono però diagnosi o terapie per lui.

Un giorno del luglio 2015 raggiunge la caserma dei carabinieri, a trecento metri dalla sua casa, perché vuole organizzare una manifestazione pubblica. In caserma non trova il nuovo comandante, Marco Pegoraro, che però viene informato della visita di Mauro e che vede i disegni, a contenuto mistico, lasciati nel corso della visita. Il comandante decide di farlo convocare. Dopo l'incontro il militare definisce Guerra pericoloso e dispone un tso. Quando i carabinieri vanno a casa di Guerra per il trattamento sanitario obbligatorio ogni tantativo di mediazione fallisce, Guerra scappa per i campi accanto alla sua casa. Accade tutto in pochi minuti. Il 32enne fugge, seminudo, i carabinieri lo inseguono, Uno di loro lo ammanetta e lui lo colpisce con un braccio per divincolarsi. A que punto Pegoraro spara. Colpisce Mauro all'addome, uccidendolo.  

Il processo a carico del maresciallo dei carabinieri Marco Pegoraro si chiude nel dicembre del 2018 con la sua assoluzione, come chiesto dalla stessa procura. Nessun ricorso. E' definitiva. Per i giudici Pegoraro ha sparato a Guerra che stava aggredendo un collega nel tentativo di salvare la vita a quest’ultimo. Lo stesso giudice sottolinea però che i carabinieri hanno intrapreso un trattamento non autorizzato, ovvero un "atto del tutto illegittimo. Indubbiamente Mauro Guerra ha inteso difendersi verso quella che lui percepiva essere una indebita compromissione della sua libertà personale. In effetti è da ritenere che tutto l'inseguimento per i campi, nonché i tentativi di immobilizzazione della persona offesa, siano state condotte del tutto arbitrarie ed illegittime".

"C'ero, non doveva finire così" 

A PadovaOggi parla il maresciallo Filippo Billeci che ha comandato la stazione di Carmignano di Sant’Urbano dal 2003 al 2015, per 12 anni. E' andato via poco prima della vicenda di Guerra. In tribunale, sia nel primo grado sia nella causa civile, non è mai stato chiamato. Eppure, quando il 29 luglio del 2015 la situazione a Carmignano di Sant'Urbano ha preso una brutta piega i colleghi si sono rivolti a lui per la mediazione perché conosceva Guerra e aveva con lui un buon rapporto. Lui c'era e oggi dice: "Non doveva finire così. Ognuno si deve assumere le sue responsabilità rispetto a quello che è successo".

"Io - ricostruisce - sono arrivato da Battaglia Terme convinto ci fosse un Tso, dopo ho scoperto che non c’era. Ma in quel momento io non lo sapevo. Ma è chiaro che opporre resistenza a un Tso giustifica l’intervento dei carabinieri. Però ripeto, il mio compito era quello di tranquillizzarlo e c’ero riuscito. Poi quando siamo usciti in cortile e nessuno si è fatto avanti con il documento che certificava un Tso. Quando Mauro ha visto che non c’era ha detto che quindi lo si poteva lasciare stare e ha preso la strada per i campi". Per Billeci Guerra non era pericoloso "Se lo fosse stato non sarei stato in casa da solo un’ora con lui. Per me Mauro non era pericoloso, con me non c’erano mai stati problemi in tanti anni. Prima che arrivassi io era abbastanza alterato, poi quando sono arrivato io si è calmato. Quando si è messo a correre lungo la strada non ha fatto nulla a nessuno".

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