Mediterranea mostra il bilancio, le zone d'ombra non esistono: "Ecco chi ci paga"

"Chi ci paga?": mostra i bilanci il progetto Mediterranea Saving Humans, la nave con bandiera italiana attrezzata per condurre con continuità missioni di monitoraggio sulla rotta dei migranti: "Non ci paga Soros e abbiamo bisogno del crowdfunding"

Non c'è e non c'è mai stata alcuna zona d'ombra nel progetto Mediterranea Saving Humans, che dopo molti mesi di preparativi ha messo in mare, nel Mediterraneo Centrale, una nave con bandiera italiana attrezzata per condurre con continuità missioni di osservazione e monitoraggio sulla rotta dei migranti. I costi sono stati molto elevati, ma con la massima trasparenza i promotori del progetto comunicano chi siano stati, sin dal primo giorno, i sostenitori. 

Chi c'è "dietro" a Mediterranea? Nessuna zona d'ombra

"Lo sviluppo del progetto - spiegano da Mediterranea - non sarebbe stato perciò possibile senza il sostegno iniziale delle organizzazioni della società civile italiana e delle singole persone che hanno creduto nell’operazione con contributi a fondo perduto per 98.115 euro e prestiti solidali infruttiferi per 115.000 euro, raccolti tra il luglio e l’agosto 2018" Un peso importante per poter trasferire il progetto dalla carta alla realtà l'ha avuto Banca Etica, che "a fronte di una obiettiva valutazione del progetto stesso e della disponibilità dei garanti" ha concesso nel settembre 2018 una linea di credito di 465.000 euro. 

E poi c'è il crowdfunding, le donazioni. Dal 4 ottobre 2018 in poi sono stati invece oltre 5.000 donatori ad apportare (al 25 marzo 2019) 518.533 euro ai diversi canali di crowdfunding. Deve anche essere considerato che numerose tra queste donazioni arrivano da soggetti collettivi (associazioni, parrocchie, centri sociali etc.), che le hanno raccolte in occasione di iniziative pubbliche con centinaia di persone partecipanti.

Mediterranea, le missioni nel Mediterraneo proserguiranno nel 2019

Le missioni di Mediterranea continueranno per tutto il 2019. Per ora a conti fatti le significative entrate così raccolte restano comunque leggermente inferiori alle uscite, complessivamente 1.225.333 euro al 25 marzo scorso. Il costo più ingente è stato quello per la ricerca, individuazione e acquisto della nave “Mare Jonio” (pagata oltre 360.000 euro). Sono serviti lavori per adattare un rimorchiatore, varato nel 1972, alle attuali normative in materia di navigazione e alle prescrizioni via via richieste a Mediterranea dalle Autorità Marittime italiane, con lavori di cantiere che nel 2018 sono costati 163.589 euro e nel 2019 già 125.145 euro.

"Abbiamo poi voluto dotare la nave dei più moderni sistemi di comunicazione (radiotrasmittenti e internet) e di ricognizione a mare (radar ad esempio) per quasi 70.000 euro. Il tutto porta le spese complessive di gestione dei primi sei mesi di navigazione e attività a 554.605 euro, inclusi rifornimenti di carburante per 90.641 euro, stipendi del personale marittimo imbarcato per 81.177 euro, noleggi d’imbarcazioni appoggio per 82.312 euro". 

Mediterranea si presenta non soltanto come una nave, ma come 'una piattaforma di realtà della società civile', nata con lo scopo di denunciare e testimoniare quello che accade in quel tratto di mare diventato "un cimitero". Mediterranea, sottolineano i promotori, 'non è una Ong'.

Cosa fa Mediterranea, la nave italiana nel "mare dei migranti" 

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Mediterranea: "Non ci paga Soros e abbiamo bisogno del crowdfunding"

"Chi ci paga? Quanto costano le missioni? Non ci paga Soros e abbiamo bisogno di tutto il vostro sostegno per continuare a navigare, per continuare a salvare vite" scrive Mediterranea su Twitter.

Perché il riferimento a George Soros? Il banchiere e filantropo è stato demonizzato da gran parte del mondo cosiddetto sovranista. Attraverso la sua Open Society Foundations, che lavora in oltre 100 paesi del mondo e una rete di centinaia di Ong da lui finanziate, si stima abbia donato nel corso degli anni più di 10 miliardi di dollari sotto forma di denaro e aiuti umanitari.

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