Domenica, 18 Aprile 2021
Messina

Mafia: gli arresti di oggi a Messina e i tre clan sgominati

Associazione mafiosa, estorsione, trasferimento fraudolento di valori, sequestro di persona, scambio elettorale politico-mafioso, lesioni aggravate, detenzione e porto illegale di armi, associazione finalizzata al traffico di droga: sono le accuse contestate dalla Dda di Messina, guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, a 33 persone coinvolte in un'operazione congiunta di Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia contro i clan locali

Diecimila euro per raccogliere in totale 350 voti: c'è anche questo nell'inchiesta. Associazione mafiosa, estorsione, trasferimento fraudolento di valori, sequestro di persona, scambio elettorale politico-mafioso, lesioni aggravate, detenzione e porto illegale di armi, associazione finalizzata al traffico di droga: sono le accuse contestate dalla Dda di Messina, guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, a 33 persone coinvolte in un'operazione congiunta di Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia contro i clan mafiosi messinesi. Per 21 persone è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per 10 gli arresti domiciliari, per 2 l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. 

Gli arresti di oggi a Messina

L'operazione è il risultato di diverse attività di indagine svolte dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei carabinieri di Messina, del G.I.C.O. della Guardia di Finanza e della Squadra Mobile, che hanno consentito di svelare gli organigrammi e gli affari dei clan nelle estorsioni, nel traffico di droga e nel controllo di attività economiche nel campo della ristorazione e delle scommesse.

Le indagini dei Carabinieri hanno riguardato la cosca mafiosa che controlla il rione messinese di "Provinciale" capeggiata dal boss Giovanni Lo Duca e hanno portato al sequestro di un bar utilizzato come base logistica dal clan. Le indagini della Guardia di Finanza hanno colpito le attività del gruppo criminale con al vertice Salvatore Sparacio, nel rione "Fondo Pugliatti", documentando il controllo di attività economiche e portando al sequestro di una impresa del settore del gioco e delle scommesse. Al centro dell'inchiesta della Questura c'era invece il clan guidato da Giovanni De Luca, radicato nel rione di "Maregrosso" e da sempre attivo nel controllo della security ai locali notturni e nel traffico di droga.

I tre gruppi presentano strettissimi profili di collegamento, adottano strategie criminali comuni e operano in pieno accordo dividendosi il controllo del territorio.

Associazione mafiosa, estorsione, droga: tutte le accuse

Il boss Salvatore Sparacio alle elezioni comunali del 10 giugno 2018 avrebbe ricevuto secondo le accuse 10mila euro da un politico locale, Natalino Summa, sottoposto agli arresti domiciliari per voto di scambio. Il capomafia, in cambio dei soldi, avrebbe dovuto procurare voti a Summa che aspirava a diventare consigliere comunale. Il padre del politico avrebbe preso parte agli incontri col boss. L'accordo illecito raggiunto avrebbe portato a Summa 350 voti che però non sono stati sufficienti a farlo eleggere. Oggi, nella sua abitazione, durante una perquisizione sono stati trovati 30mila euro in contanti e altri 10mila sono stati trovati in ufficio. In casa di Sparacio 15mila euro. 

Il clan mafioso messinese sgominato oggi da carabinieri, finanza e polizia organizzava i summit mafiosi in una sala biliardi controllata da Salvatore Sparacio, nipote dello storico boss Luigi, poi divenuto collaboratore di giustizia. La sala è stata sequestrata. Era finita agli onori della cronaca lo scorso 11 aprile 2020, in occasione dei funerali di Rosario Sparacio, fratello dell'ex boss pentito e padre di Salvatore, perché il corteo funebre si fermò davanti al locale in violazione delle norme anti Covid. Nel locale si giocava d'azzardo attraverso pc collegati tramite la rete internet con piattaforme di scommesse on-line con sedi all'estero, che permettevano di accedere a giochi offerti al di fuori del circuito autorizzato dai Monopoli dello Stato. Sparacio aveva rapporti con dirigenti maltesi di notissimi brand di settore, spuntava super provvigioni addirittura del 40% sugli incassi delle scommesse.

L'indagine è durata circa due anni ed era iniziata dopo la scarcerazione di Lo Duca che era tornato in libertà al termine di 13 anni di reclusione, è andata avanti con intercettazioni e pedinamenti. L'uomo aveva ripreso in mano el redini dell'organizzazione "proponendosi - e' la tesi dei magistrati - quale riconosciuto punto di riferimento criminale sul territorio -, capace di intervenire nella risoluzione di controversie fra esponenti della criminalita' locale".

Il gruppo guidato da Lo Duca "operava mediante il sistematico ricorso all'intimidazione e alla violenza", con pestaggi e spedizioni punitive per affermare la propria egemonia sul territorio e controllare le attivita' economiche della zona.

Metodi simili anche per il recupero delle somme derivanti dal traffico di droga e dalla gestione delle scommesse. Base operativa del clan era secondo gli inquirenti il bar 'Pino', gestito da Anna Lo Duca, sorella di Giovanni. Il bar, "poiche' funzionale allo svolgimento delle attivita' criminali del clan", e' stato sequestrato dai carabinieri. Sono numerosi gli episodi di violenza emersi nel corso delle indagini, "strumentali - dicono dalla procura di Messina - all'affermazione del controllo sul territorio e alla risoluzione delle controversie mediante l'imposizione della volonta' del clan mafioso". Il gruppo mafioso capeggiato da Lo Duca, inoltre, gestiva lo spaccio di droga nei quartieri 'Provinciale', 'Fondo Fucile' e 'Mangialupi'. La droga proveniva dalla provincia di Reggio Calabria.

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