Sabato, 20 Luglio 2024
Le perizie / Venezia

Strage di Mestre, perché il bus è precipitato dal viadotto: "Lo sterzo si è rotto"

Un guasto meccanico ma non solo, anche le pessime condizioni delle barriere potrebbero aver giocato un ruolo nel drammatico incidente avvenuto lo scorso 3 ottobre. I dettagli emersi dalle perizie: "L'autista si è comportato in maniera corretta"

Lo sterzo che si rompe, rendendo il bus incontrollabile, con il mezzo che scivola sulle barriere di protezione, usurate e danneggiate, prima di precipitare nel vuoto dal cavalcavia. È questa la dinamica del drammatico incidente avvenuto il 3 ottobre dello scorso anno a Mestre, in cui persero la vita 22 persone. Adesso si è conclusa la prima fase sulle perizie, alcune delle quali hanno permesso di ricostruire le cause della strage.

Strage di Mestre: le cause dell'incidente

Come confermato da procuratore capo di Venezia Bruno Cherchi, il principale indiziato sotto accusa è il sistema di sterzo del bus: "Una consulenza ha verificato la rottura del giunto che collega il volante alle ruote. Una rottura non derivata da altri urti, ma determinata dal cedimento di un perno del sistema di trasmissione".  Proprio il cedimento di questo perno avrebbe reso il mezzo ingovernabile e impossibile da frenare: il bus è poi scivolato lungo la barriera "ammalorata" fino a quando non ha incontrato il varco in cui è caduto. 

Incidente a Mestre, foto LaPresse

Dalle perizie consegnate questa mattina alla Procura è emerso anche il cattivo stato delle barriere del cavalcavia di Mestre, risalenti agli anni '70, che potrebbe aver avuto un ruolo nella tragedia: "Le condizioni delle barriere del cavalcavia di Mestre non erano buone. Per il consulente non erano in grado di sopportare un urto come quello che è avvenuto. Erano usurate e aveva sofferto di una mancata manutenzione".

Il guardrail del cavalcavia di Mestre

Le immagini e l'autopsia sull'autista

"Esistono delle immagini - ha aggiunto il procuratore - riprese dalle telecamere presenti all'interno del bus, che riprendono gli ultimi attimi vissuti dai passeggeri prima che vada giù dal cavalcavia, ma non sono state diffuse, se non alle parti, per la loro drammaticità. Una decisione dettata dal fatto che si coglie il momento esatto dell'urto e la reazione di molti occupanti, compresi i minori. Per questo abbiamo deciso di vietarne la diffusione e la pubblica visione". Oltre che sulla tenuta dei braccetti e del vetusto guardrail, le perizie consegnate in Procura riguardavano anche l'autopsia dell'autista Alberto Rizzotto, unica vittima italiana, gli approfondimenti sul cuore, che avrebbero escluso un malore: "Il comportamento dell'autista è stato corretto - concludono i magistrati -. Dalla raccolta dei dati sul telefonino e dalle immagini delle telecamere risulta che l'autista ha ricevuto mail e messaggi in quei frangenti, ma non ha mai utilizzato il cellulare durante la corsa". L'autopsia aveva evidenziato che Rizzotto è morto in seguito ai gravi traumi al capo subiti nella caduta del bus dal cavalcavia.

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