Domenica, 28 Febbraio 2021

L'infermiera insultata sui social perché "il virus non esiste"

Michela Belardo, caposala della Covid Unit dell'ospedale Loreto Mare, tempestata di improperi e auguri di morte: "Non è letale, è tutto un complotto della Cina"

infermiera

Michela Belardo, caposala della Covid Unit dell'ospedale Loreto Mare, è stata insultata e dileggiata sui social network dopo un'intervista pubblicata ieri dal Mattino. Il quotidiano racconta oggi che Facebook si è riempito di commenti in cui si diceva che "il virus non esiste", "non è letale", "è tutto un complotto della Cina" e così via. 

L'infermiera insultata sui social perché "il virus non esiste"

Belardo è rimasta stupefatta dagli improperi e dagli auguri di morte che le sono arrivati. Ed è stata difesa da Teresa Rea, vicepresidente dell'Ordine campano delle professioni infermieristiche: "La stimata collega tratteggia con competenza la realtà clinica dei malati, le paure, le attese e le speranze di tanti operatori in camice bianco, eroi della prima ora, quasi dimenticati oggi rispetto alle immutate difficoltà professionali aggiunte a private. I social così diventano l’ennesimo inqualificabile sfogatoio, emblema di uno spaccato sociale intollerante e regressivo ad aprile eravamo eroi ora ci hanno dimenticato e ci insultano pure solo per aver espresso un parere. Eppure siamo gli stessi professionisti in prima linea che rischiavano e continuano a rischiare la vita. I negazionisti sono fuori dal contatto con il reale. Noi oggi negli ospedali vediamo una pressione identica alla prima ondata. Il virus è sempre uguale, contagiosissimo e pericoloso. Se è meno letale è solo perché lo conosciamo meglio. Ma i morti ci sono, le rianimazioni sono piene e in Campania ci sono mille malati ricoverati con la polmonite. Anche come Ordine abbiamo aperto uno sportello psicologico per sostenere i colleghi e i cittadini. Chiediamo semmai di sederci ai tavoli per ragionare su come riorganizzare l’assistenza". 

Ma Fabrizio Starace, psichiatra e direttore del dipartimento di salute mentale di Modena, dice che si tratta di un meccanismo psicologico ben preciso: "Questo capita quando le difficoltà di vita, le minacce alle sicurezze soverchiano le forze di elaborazione individuali e collettive  mandando in corto circuito i meccanismi del pensiero logico, del ragionamento deduttivo. La rabbia covata a lungo per un virus nuovo e sconosciuto che con una pandemia ha cambiato i paradigmi sociali su cui si sono costruite le certezze delle famiglie, mettendo in ginocchio un modello di società, viene elaborata in sentimenti di rabbia e odio sociale. La realtà scomoda per essere accettata deve allora essere rimossa, perché troppo spiacevole. Una regressione».

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