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Martedì, 24 Maggio 2022
Il processo / Napoli

Muore inseguita dal fratello perché ha una relazione trans: c'è la condanna

I pm della procura di Nola (Napoli) avevano chiesto per Michele Antonio Gaglione 22 anni di carcere per l'omicidio volontario della sorella e il tentato omicidio del compagno Ciro Migliore. I giudici hanno derubricato i reati in omicidio preterintenzionale e lesioni, riconoscendo prevalenti le attenuanti generiche

La Corte d'Assise di Napoli ha condannato a nove anni e sei mesi di carcere il 32enne Michele Antonio Gaglione, imputato per la morte della sorella Maria Paola, 21 anni, e per il ferimento del compagno transgender di quest'ultima, Ciro Migliore. I pm della procura di Nola (in provincia di Napoli) avevano chiesto per Gaglione 22 anni di carcere per l'omicidio volontario della sorella e il tentato omicidio di Ciro, ma i giudici, accogliendo la tesi dei difensori dell'imputato, hanno derubricato i reati in omicidio preterintenzionale e lesioni, riconoscendo prevalenti le attenuanti generiche, essendo Gaglione incensurato. In un primo momento era stata contestata anche l'aggravante dell'omofobia, poi caduta.

"Questa sentenza è un primo passo verso il riconoscimento della tesi dell'imputato che, certamente, non aveva la volontà di ammazzare nessuno", ha detto l'avvocato difensore Cantelli. Il 32enne è rimasto in carcere dal giorno dopo il fatto all'aprile scorso, quando la Corte d'Assise gli ha concesso gli arresti domiciliari. Il giudice ha comunque accordato un risarcimento da quantificare all'Arcigay, che si è costituita parte civile.

La morte di Maria Paola Gaglione

Maria Paola Gaglione morì cadendo dallo scooter guidato da Ciro, mentre la coppia era inseguita in moto dal fratello di lei, che era contrario alla relazione tra i due. La tragedia si verificò ad Acerra, comune dell'hinterland a nord est di Napoli, la notte tra l'11 e l'12 settembre 2020. Maria Paola finì contro un tubo dell'irrigazione che le tranciò la gola. Ciro riportò lievi lesioni. I due erano residenti al Parco Verde di Caivano, degradato quartiere noto come piazza di spaccio della camorra. Un rapporto mai accettato dalla famiglia della ragazza, tanto che la coppia si trasferì poi ad Acerra.

Michele Antonio, sposato, con figli, anch'egli residente al Parco Verde, per la procura voleva dare "una lezione" alla sorella e così avrebbe inseguito e fatto cadere volontariamente dallo scooter Maria Paola e Ciro. L'imputato però si è sempre opposto a questa tesi: "Volevo solo chiederle di tornare a casa: aveva fatto le valigie ed era scomparsa, gettando tutta la famiglia nella disperazione", disse agli inquirenti.

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