Mercoledì, 4 Agosto 2021
Il salvataggio / Bari

Bimbo annega in piscina, pneumologo in vacanza lo rianima: "Senza quelle manovre non ce l'avrebbe fatta"

Michele Maiellari è pneumologo dell'ospedale di Acquaviva delle Fonti, si trovava in vacanza nelle terme Sabine di Cretone, vicino a Roma. È lì che sabato 10 luglio il piccolo Edoardo ha rischiato di morire

Michele Maiellari lo dice con emozione e senza tema di smentita: “Se non mi fossi trovato lì sarebbe morto. Ora voglio incontrarlo”. Pneumologo in servizio all’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti, il medico impegnato durante l’emergenza Covid nei reparti di terapia intensiva è diventato un eroe nei giorni di riposo. Il pomeriggio di sabato 10 luglio ha salvato la vita a Edoardo, un bambino di 8 anni in vacanza alle Terme Sabine di Cretone, vicino Roma.

Ci racconti cosa è accaduto?

“Ero lì con mia moglie e le nostre bambine per trascorrere un pomeriggio di relax. Mia moglie è di Roma ed eravamo in zona per non allontanarci troppo da casa di mia suocera che ha bisogno di assistenza. Avevamo sottocchio le nostre bimbe in piscina quando d’improvviso vedo i bagnini della struttura agitarsi e fare andirivieni. Sono oramai abituato all’allerta, dopo quest’ultimo anno e mezzo di emergenze. Ho visto il bambino disteso a bordo piscina esanime, cianotico. Mi sono fatto largo dicendo a tutti chi fossi e ho iniziato subito le manovre di rianimazione”.

Come sono stati quei momenti?

“La professione mi ha portato a mantenere calma e freddezza, altrimenti mi sarei fato prendere dall’emozione se non dal panico. La fortuna di Edoardo è che ci fossi io lì in quel momento, ho dovuto praticargli un massaggio cardiaco vigoroso e la respirazione bocca a bocca. I primi secondi era cianotico, non incosciente, non respirava. Ho temuto il peggio ma mi sono detto e gli ho detto: ‘Non puoi morire così, non puoi morire oggi’.

Quando si è accorto che Edoardo ce l’avrebbe fatta?

“Il tutto è durato due minuti. Ho iniziato a vedere il liquido che gli usciva dalla bocca, voleva dire che i polmoni stavano iniziando liberarsi. Poi ha ripreso il battito cardiaco e la respirazione fino a un suo pianto disperato ma per me consolatorio: voleva dire che aveva iniziato a ventilare”.

Ci racconti i momenti successivi

“La struttura è dotata di una medicheria e dell’ossigeno, sono stati utili in attesa dell’arrivo dei soccorsi del 118. Ho tranquillizzato i colleghi, auscultandolo così come stavo in costume da bagno, e lui, dicendogli di non spaventarsi che stavano arrivando degli amici che lo avrebbero portato con l’elicottero in ospedale”.

Come sta ora Edoardo?

“È ricoverato al Bambin Gesù con la maschera Cpap, serve a fare pressione e a liberare gli alveoli dei polmoni, ancora ostruiti. Segno anche che se non mi fossi trovato io o qualcuno in grado di saper fare le manovre di rianimazione oggi non sarebbe tra noi. Ma per fortuna è andata bene”.

Vorrà riabbracciarlo?

“Certo, lo sento come un figlio, per avergli ridato la vita. Ho contattato attraverso l’ospedale la madre e appena possibile lo incontrerò ancora. Dico a tutti più di prima di stare attenti ai bambini”.

Che altre raccomandazioni si sente di dare?

“Ammetto la mia ignoranza, sono andato a fare una breve ricerca e ho scoperto i dati su incidenti simili dell’Organizzazione mondiale della sanità. Il rapporto è sconcertante, parla di 372mila decessi all’anno in tutto il mondo per annegamento. In Europa 5 mila bambini muoiono da 1 a 4 anni, in Italia si registrano mille incidenti in acqua di cui il 50 per cento con esito infausto. Bisogna sempre mettere in sicurezza i bambini con i braccioli, sono lo strumento più sicuro, e osservarli sempre perché basta un attimo perché accadano le tragedie. È importante poi la tempestività dell’intervento, perché l’annegamento porta alla carenza di ossigeno molto rave, il cervello va in anossia con potenziali danni cerebrali. È importante che le strutture pubbliche e private abbiano gli strumenti di primo soccorso. Ma la nostra attenzione è fondamentale”.

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