Migranti, quando la società civile è "più avanti" della politica

Il modello italiano di corridoi umanitari può diventare un punto di riferimento a livello europeo. Il progetto è stato presentato a Bruxelles e la possibilità già prevista dal regolamento di Schengen. Feedback positivo anche dal M5s, ma la decisione spetta alla Commissione

Foto: Ansa

I numeri di  sbarchi sono bassissimi, e di conseguenza il tema migranti scompare dalle prime pagine e dal superficiale dibattito politico. C'è anche, fortunatamente, chi lavora con ostinazione per un'accoglienza dignitosa, controllata e sicura (con normali voli di linea). A volte, ed è questo il caso, la società civile si dimostra "più avanti" della politica, e in grado di mettere in capo soluzioni più efficaci. Si torna a parlare di corridoi umanitari.

Che cosa sono i corridoi umanitari

I corridoi umanitari sono un programma sicuro e legale di trasferimento e integrazione in Italia rivolto a migranti in condizione di particolare vulnerabilità: donne sole con bambini, vittime del traffico di essere umani, anziani, persone con disabilità o con patologie, oppure persone segnalate da organizzazioni umanitarie quali l’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati. L'approccio europeo non è unitario sull'immigrazione a livello politico.

I corridoi umanitari possono diventare europei. Si è svolto pochi giorni fa a Bruxelles, all’Europarlamento, l’incontro sulla proposta umanitaria firmata dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Tavola Valdese e Sant’Egidio. Obiettivo è capire come avviare anche in chiave continentale un’esperienza analoga a quella dei corridoi umanitari già sperimentati con successo dal Libano e altri Paesi, verso l’Italia e, sull’esempio del nostro paese, anche in Francia, Belgio, Andorra. L’Italia ha introdotto per prima un proprio sistema di corridoi umanitari.

Corridoi umanitari, un programma sicuro che può essere allargato

Il piano è quello di allargare a tutta l'Unione Europea il programma che viene attuato da quattro anni in collaborazione con partner sociali (nel nostro Paese la Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane e la Comunità di Sant'Egidio). A proporlo è tra gli altri Paolo Naso, coordinatore di Mediterranean Hope, il programma per i migranti e rifugiati della Fcei, che a Bruxelles ha presentato la proposta in un convegno cui hanno partecipato anche la viceministra degli Esteri Emanuela Del Re e il vicepresidente del Parlamento Europeo Fabio Massimo Castaldo, entrambi del M5s. Si tratta, sottolinea Naso, di una possibilità già prevista dal regolamento di Schengen.

La base giuridica fornita dall’art. 25 del Regolamento CE 810/2009 che concede ai paesi Schengen la possibilità di rilasciare visti umanitari validi per il proprio territorio. Una volta in Italia i beneficiari hanno la possibilità di avanzare domanda di asilo e vengono supportati durante l'iter legislativo. Tra gli obiettivi del progetto, i più importanti sono evitare i viaggi della morte e le conseguenti tragedie in mare; contrastare il business dei trafficanti di esseri umani e delle organizzazioni criminali; concedere a persone in “condizioni di vulnerabilità” (vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, donne sole, malati, persone con disabilità) un ingresso legale sul territorio; gestire gli ingressi in modo sicuro sul territorio italiano. I corridoi umanitari sono infatti garanzia di sicurezza sia per i migranti sia per chi già risiede in Italia, in quanto il rilascio dei visti è subordinato a controlli di sicurezza del Viminale

Feedback positivo dal vicepresidente del Parlamento Europeo Fabio Castaldo, secondo cui allargare a tutta l'Unione Europea il programma di corridoi umanitari, legali e sicuri, verso l'Europa riservati a profughi in condizioni vulnerabili sarebbe un modo per "sminare" la "retorica estremista" sui migranti che si sta diffondendo nel Vecchio Continente. I progetti che regolano i corridoi umanitari non pesano in alcun modo sullo Stato. 

Corridoi umanitari, l'Italia è un modello per l'Europa

Sono tre i punti-chiave della proposta della FCEI: il supporto della società civile dei vari Paesi membri, l’orientamento per i beneficiari prima della partenza e la complementarietà del progetto rispetto agli impegni già assunti dagli Stati. “Vorremmo che il modello dei corridoi umanitari diventasse un patrimonio europeo a tutti gli effetti”, spiega la viceministra Del Re: "È un progetto che ha dato prova di essere assolutamente vincente, perché "mette sicurezza e protezione in un connubio perfetto. Credo che sia straordinario anche perché è un elemento di rassicurazione" per le società che accolgono. È ottimista, Del Re, sul fatto che la nuova Commissione possa prendere in considerazione il progetto anche per l’Europa tutta: "Ursula von der Leyen ha parlato di confini europei più umani" sostiene, aggiungendo che il “terreno su come affrontare questo tema dal punto di vista europeo è assolutamente fertile”.

Al momento si contano poco meno di duemila persone legalmente giunte in Italia attraverso i corridoi umanitari, e oltre 2700 in Europa. Ai legislatori europei spetta il compito di decidere se tentare e ampliare anche in Europa questa avventura. Il programma, realistico, potrebbe coinvolgere 50 mila richiedenti asilo nell’arco di 2 anni (identificati dall’Unhcr sulla base di criteri per il riconoscimento della protezione internazionale). La parola passa alla nuova Commissione europea.

"Un corridoio umanitario europeo dalla Libia"

Il fronte caldo è quello libico. “Dopo la positiva esperienza dei corridoi umanitari in Italia - dichiara Luca Maria Negro, presidente della FCEI - ci impegniamo ad avanzare la proposta di un corridoio umanitario europeo dalla Libia e dai paesi circostanti. Tre i punti-chiave della nostra proposta: la richiesta al governo italiano di porsi come capofila di una cordata di Paesi UE coinvolti nell’iniziativa; la collaborazione operativa con l’UNHCR nella fase di identificazione delle persone che prenderanno parte al programma e con la società civile per preparare i beneficiari dei corridoi umanitari al percorso che dovranno fare nei paesi di accoglienza; la partecipazione della società civile e delle chiese nella fase dell’accoglienza e dell’integrazione dei beneficiari. Ribadiamo dunque in questo modo l’urgenza di un intervento in Libia e nei paesi vicini, teso ad aprire un canale di accesso legale e sicuro a Stati che garantiscano il diritto di asilo e la protezione umanitaria”.

Migranti, numeri di sbarchi bassissimi

Due giorni fa a Cartabianca Matteo Salvini ha parlato di "sbarchi raddoppiati". Ma i numeri dicono che il calo degli sbarchi prosegue da luglio 2017, e i "raddoppi" degli ultimi mesi sono minime variazioni su numeri praticamente inesistenti. C'è un grafico di Matteo Villa (Ispi) che fa per l'ennesima volta chiarezza anche su questo punto:

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Immagine grafico Twitter/Emmevilla

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