Giovedì, 6 Maggio 2021
Trapani

La nave Diciotti a Trapani con 67 migranti, Conte alla Nato: "Rischio foreign fighters"

Conte al vertice Nato di Bruxelles chiede di rafforzare il "fronte Sud" dell'Alleanza Atlantica. In cerca di alleati il ministro dell'Interno Matteo Salvini incontrerà ad Innsbruck il suo omologo tedesco Horst Seehofer, alla vigilia della riunione dei ministri dell'Interno Ue, chiamata a cercare un'intesa sui migranti

La nave Diciotti, FOTO ANSA/FRANCESCO RUTA

Arriverà al porto di Trapani la nave "Diciotti" della Guardia Costiera con a bordo 67 migranti soccorsi nel Canale di Sicilia nei giorni scorsi dal rimorchiatore privato "Vos Thalassa" e poi trasbordati sul mezzo militare.

La nave Diciotti a Trapani ma in città in tanti stanno con Salvini 

A bordo della nave Diciotti, a quanto si apprende, ci sono uomini della Capitaneria di porto e della Polizia di Stato. Stanno raccogliendo elementi da riferire all'autorità giudiziaria. Intanto, la posizione del Viminale non cambia. I tempi di arrivo della nave nel porto di Trapani previsto per la serata di oggi potrebbero slittare a domani mattina.

Diciotti, Salvini: "Violenti saranno arrestati"

Matteo Salvini ha tuttavia affermato che non concederà l'autorizzazione allo sbarco prima dell'identificazione dei violenti che, secondo la email mandata dal rimorciatore italiano alla Guardia Costiera di Roma, avrebbero circordanto e spintonato il primo ufficiale mentre la "Vos Thalassa" faceva rotta verso la Libia per riconsegnare alla guardia costiera di Tripoli il carico di disperati appena salvati dalle acque. 

"Prima di concedere qualsiasi autorizzazione attendo di sapere nomi, cognomi e nazionalità dei violenti dirottatori, che dovranno scendere dalla nave Diciotti in manette" spiega Il ministro dell'Interno.

Perché tutti i migranti vengono portati solo in Italia

Intanto oggi inizia un importante tour diplomatico del nuovo Governo in Europa. 

Il Premier Giuseppe Conte al vertice Nato di Bruxelles tenterà di difendere gli interessi italiani nell'ottica dell'alleanza atlantica. 

Intervenendo in un primo punto stampa il presidente del consiglio ha espresso le sue preoccupazioni per i "rischi e pericoli per foreign fighters" che potrebbero arrivare con i migranti. Per questo, ha detto ancora, l'Italia ha interesse a rafforzare il "fronte sud" dell'alleanza atlantica dove "le minacce per il terrorismo sono molto importanti e significative".

In cerca di alleati il ministro dell'Interno Matteo Salvini incontrerà ad Innsbruck il suo omologo tedesco Horst Seehofer, alla vigilia della riunione dei ministri dell'Interno Ue, chiamata a cercare un'intesa sui migranti. La presidenza austriaca - secondo Politico - si appresta a proporre l'apertura di centri di smistamento nei Paesi terzi. 

Solo ieri il presidente dell'Abi Antonio Patuelli ha chiarito come l’Italia si trova davanti a un bivio: da un lato il consolidamento del destino europeo, dall'altro quello "di un nazionalismo mediterraneo molto simile a quelli sudamericani". Il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, gli fa eco affermando come l'Italia di fronte a una crisi, sarebbe più vulnerabile di dieci anni fa.

Porti chiusi alle Ong

Ma davvero i porti sono chiusi? Qual è la situazione nel Mediterraneo? 

La nave Sea Watch è bloccata nel porto di Malta, la nave Open Arms in attesa di ripartire da Barcellona, la Acquarius a Marsiglia. In questo momento non ci sono navi di Ong in missione di soccorso nel Mediterraneo.

Secondo Erasmo Palazzotto, deputato di Liberi e Uguali il nuovo corso dettato dal nuovo governo ha portato a 564 morti nel solo mese di giugno (erano 8 nel mese di maggio, 1000 dall'inizio dell'anno, Ndr).

''Venerdì, se tutto va bene, salperemo con la Open Arms da Barcellona per tornare in quel maledetto tratto di mare dove sta naufragando anche la nostra civiltà. Per salvare vite umane e con esse - conclude Palazzotto - anche noi stessi"

Accoglienza? è un flop che ci costa 35 euro al giorno per ogni richiedente asilo 

Nel frattempo sui social gli italiani si dividono dopo l'ennesimo post di Matteo Salvini. Il ministro dell'interno elencando le nazionalità dichiarate dai profughi tratti in salvo dalla "Vos Thalassa" e in viaggio verso l'Italia sulla "Diciotti" si sofferma sulle origini dei migranti mettendo in dubbio le ragioni della loro partenza. 

salvini diciotti-2

Per rispondere al post di Matteo Salvini proviamo a ricordare come:
In Yemen c’è una guerra che dura dal 2015 e che ha prodotto più morti e più sfollati della guerra in Siria: oltre 12mila i decessi tra i civili, oltre 3 milioni gli yemeniti rimasti senza casa.

In Sudan la guerra del Darfur ha portato ad un genocidio su base etno/religiosa: sull’attuale dittatore, al Bashir pende un mandato della Corte Internazionale per crimini contro l’umanità. Tutt’ora si combatte e si muore ogni giorno così come nel Sud Sudan dove imperversa la guerra civile.

In Palestina il conflitto tra Arabi e Israeliani vive di continue tensioni e per chi viene da Gaza non ha mai conosciuto una vera pace.

In Libia i conflitti riguardano tanto il governo di Tripoli e quello di Tobruk e quello di Tripoli, così i gruppi armati di Isis e un numero imprecisato di milizie autonome che, ogni giorno, combattono e si uccidono tra di loro. 

Nel Pakistan nord occidentale si combatte ancora oggi una guerra civile iniziata nel 2004, la guerra del Waziristan, tra lo Stato centrale e un gran numero di gruppi armati locali, tra i quali Al Qaeda.

Nel Kashmir, conteso tra India e Pakistan, gli attacchi armati da un lato e dall’altro della linea di controllo sono all’ordine del giorno.

Nel Ciad (quartultimo paese più povero al mondo) c’è un conflitto etnico interno tra le diverse tribù locali che va avanti da anni, in più, c’è Boko Haram al sud e l’Isis al confine con la Libia.

In Egitto, Al Sisi ha instaurato una dittatura nei fatti molto simile a quella di Mubarak e dal 2013 al 2017 sono state imprigionate circa 60.000 persone fra dissidenti, oppositori e presunti terroristi. Per capire cosa voglia dire vivere a Il Cairo basta ricordare quello che è successo a Giulio Regeni. 

Restano i “clandestini” provenienti da Marocco, Bangladesh, Algeria, Nepal e Ghana che arrivando in Italia potranno cercare di far richiesta per diventare tra gli oltre 30mila lavoratori previsti dal decreto flussi 2018. È di 30.850 la quota massima dei lavoratori non comunitari subordinati, stagionali e non stagionali, e di lavoratori autonomi che potranno fare ingresso in Italia quest’anno. 

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