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Venerdì, 19 Aprile 2024
Cronaca

Siamo sempre meno e sempre più anziani: crescono stranieri e italiani in fuga

Gli italiani fanno meno figli e se gli stranieri in Italia sono l'8% della popolazione, i nati da cittadine straniere sono il 20,3% del totale. E mentre il Nord accoglie di più (e permette condizioni di vita migliori) alcune regioni del Sud si spopolano. Cosa dice il nuovo report Istat

Cala la popolazione italiana, al 1° gennaio 2019 l'Istat stima che i residenti in Italia siano 60 milioni e 391mila, oltre 90mila in meno sull’anno precedente.Come spiega l'Istituto nazionale di statistica nel suo ultimo report, se gli italiani scendo a 55 milioni (-3,3 per mille), i cittadini stranieri residenti salgono a 5 milioni 234mila (+17,4 per mille) e rappresentano ora l’8,7% della popolazione totale.

Quanti sono gli italiani

Il numero d’iscritti per nascita e il numero di cancellati per decesso dai registri anagrafici è negativo: nel 2018 sono "sparite" 187mila persone (i residenti di Prato, per capirci) un balzo negativo secondo nella storia solo a quello del 2017 (-191mila).

italiani chi sono-2Meno nascite, si vive più a lungo. Nel 2018 si contano infatti 449mila nascite (9mila in meno del 2017, 128mila in meno del 2008) contro 636mila decessi, un rapporto leggermente minore del 2017 (13mila in meno).

Cresce (solo) il numero di anziani. Prosegue la crescita, in termini assoluti e relativi, della popolazione di 65 anni e più. Al 1° gennaio 2019, infatti, gli over 65enni sono 13,8 milioni e rappresentano il 22,8% della popolazione totale.

Come stanno gli italiani

Nel 2018 si registra un nuovo aumento della speranza di vita alla nascita. Per gli uomini la stima è di 80,8 anni (+0,2 sul 2017) mentre per le donne è di 85,2 anni (+0,3).

decessi italia-2

Il calo della mortalità risulta confermato: nel quadro di una popolazione che tende a invecchiare, la logica richiederebbe che il numero di decessi tendesse a crescere, ma ciò non si è verificata. Come spiega l'Istat può dipendere dal mutevole andamento delle condizioni climatico-ambientali e dell’alterna virulenza delle epidemie influenzali da una stagione alla successiva. Nell’ultimo decennio, infatti, si sono osservati almeno tre picchi significativi, ossia quello nel 2012 e, soprattutto, nel 2015 e nel 2017. 

La speranza di vita ha subito negli ultimi cinque anni un’evoluzione irregolare, pur se tendenzialmente crescente. Nel 2018 le condizioni di sopravvivenza della popolazione migliorano e si registra un nuovo aumento della speranza di vita alla nascita. 

Il primato del Nord-Est. Le regioni del Paese con le più favorevoli condizioni di sopravvivenza continuano a essere quelle del Nord-est e del Centro: primato per Trento e Bolzano, ma anche Umbria, Marche e Veneto.

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Meno figli e sempre più tardi. Tra i fattori collegati alla denatalità pesa in particolare la riduzione delle nascite che si accompagna una fecondità rimasta stabile, pari a 1,32 figli per donna (contro i 2,1 del 1940), e un calendario della maternità sempre più spostato in avanti.

Con una eccezione: se gli stranieri in Italia sono l'8% della popolazione, i nati da cittadine straniere sono il 20,3% del totale. Di questi, 67mila sono quelli avuti con partner straniero (nati con cittadinanza estera), 24mila quelli con partner italiano.

Le nascite da madre italiana sono state appena 358mila, 8mila in meno dell’anno precedente (i nati da cittadine straniere sono circa un migliaio in meno del 2017).

La Provincia autonoma di Bolzano si conferma l’area più prolifica del Paese, nonché l’unica in incremento. Seguono la Provincia di Trento, Lombardia e l’Emilia-Romagna. Di contro il Lazio occupa l’ultimo posto per tasso di fecondità.

tasso fecondita 2018-2

Over 40 più prolifiche delle 20enni. Si osserva inoltre come cresca la fecondità nelle età superiori ai 30 anni, in particolare per le over 40, mentre diminuisce in quelle inferiori. L’età media al parto nel 2018 sale a 32 anni, registrando una crescita di circa due anni nell’arco di un ventennio.

Quando i migranti sono italiani

Nel 2018 l'Istat registra un saldo migratorio positivo per 190mila migranti: un numero che tiene conto dei 349mila nuovi immigrati (+1,7%) sia di coloro che hanno lasciato l'Italia ovvero 160mila persone (+3,1%). 

Nel 2018 si è toccato il livello più alto di nuovi cittadini stranieri negli ultimi sei anni (302mila) mentre sono stati 47mila i rimpatri che hanno coinvolto cittadini italiani che erano residenti all'estero. 

Le regioni che accolgono più immigrati dall’estero sono quelle del Nord che attraggono 6,8 neocittadini ogni mille residenti, contro una media nazionale del 5,8 per mille.

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Un dato indicativo arriva invece dai migranti italiani: nel 2018 sono stati 120mila gli italiani che hanno lasciato l'Italia per l'estero. 

La scelta di compiere una migrazione è complessa e tanti sono i fattori in gioco che possono aver influenzato i cambiamenti in corso in Italia nell’ultimo quinquennio, ossia da quando ridotti progressivamente gli effetti della recessione economica, il Paese è tornato a essere interessato da intensi flussi migratori. Tra questi fattori ci sono l’andamento dell’economia e della domanda di lavoro, nonché le questioni di carattere internazionale come ad esempio la spinta esercitata dai sending countries, gli eventi bellici, le emergenze umanitarie o la Brexit.

In aumento anche le migrazioni interne

Per il terzo anno consecutivo nel 2018 si registra un aumento dei trasferimenti di residenza intercomunali che sono stimati in circa 1 milione e 359mila.

I movimenti interregionali (tra Comuni di regioni diverse) sono stimati in oltre 330mila. Essi rappresentano il 24,3% dei trasferimenti totali e risultano in aumento sull’anno precedente (+2,4%). I restanti trasferimenti, all’interno delle regioni, hanno un volume di circa 1 milione 28mila unità e risultano a loro volta in crescita dell’1,7%.

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Rispetto ai movimenti con l’estero, sui quali spesso si concentra l’attenzione politica e anche mediatica, le migrazioni interne si connotano da sempre per un maggiore impatto sullo sviluppo delle popolazioni locali, nonché nel modificare il tessuto sociale ed economico dei territori. Ne sono un chiaro esempio le migrazioni interregionali, il cui spettro d’azione, misurato in termini di tassi immigratori ed emigratori, è quasi ovunque più rilevante di quello riguardante i trasferimenti con l’estero.

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Popolazione Italia, si spopolano Molise e Basilicata

popolazione regioni italia 2018-2

Il calo della popolazione a livello nazionale si ripercuote in tutte le regioni del Centro (-1,9 per mille) e, soprattutto, del Mezzogiorno (-4,2). In particolar modo, fra le regioni continuano a essere caratterizzate da un visibile processo di spopolamento Molise (-7,7 per mille) e Basilicata (-6,1).

Leggi il report completo (Pdf)

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