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Domenica, 5 Dicembre 2021
Cronaca Italia

Per i due terzi degli italiani i migranti portano malattie gravi: è psicosi vaccinazioni

L'immigrazione veicolo di epidemie: almeno ne sono convinti più della metà degli italiani ma oltre la psicosi i dati evidenziano come la quota di migranti malati arrivati a Lampedusa sia stata estremamente limitata. La paura della meningite inoltre ha fatto decollare la percentuale di chi ritiene giusto che le vaccinazioni per i bambini siano “obbligatorie per tutti”

L'immigrazione porta in Italia malattie infettive gravi: ne sono convinti i due terzi degli italiani. Interpellati attraverso il sondaggio Index Research, il 63,8% degli intervistati si è detto convinto che “l'arrivo degli immigrati nel nostro Paese favorisce la diffusione di malattie infettive anche gravi”. Solo il 26,5% degli intervistati crede invece che non sia così.

A tentare di calmare gli animi è il direttore scientifico dell'Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito. Secondo l'infettivologo "l'impatto dei migranti sull'incidenza delle malattie infettive nei paesi di arrivo non è stato rilevante". "La grande paura che i migranti portino malattie, come la tubercolosi, non cambia l'incidenza della malattia nel Paese. Tanto che - ha concluso Ippolito - la quota delle malattie infettive tra i migranti arrivati a Lampedusa è stata estremamente limitata".

La rilevazione di Index ha sondato anche l'effetto psicosi meningite, dopo l'ondata di paura che si è diffusa nel mese di gennaio a causa di diversi casi registrati lungo la penisola. Secondo il 74% della popolazione, il 13% in più rispetto all'ottobre 2015, è giusto che le vaccinazioni per i bambini siano “obbligatorie per tutti”. Mentre un quinto ritiene che debba essere una scelta dei genitori; ovvero il 7% in meno rispetto all'ottobre 2015. E aumentata anche la fetta di persone che ha assunto posizione rispetto a questo tema: nella precedente rilevazione l'11% degli intervistati non sapeva o non aveva risposto, oggi solo il 5% non ha un'opinione.

“I casi di cronaca e una maggiore informazione hanno quindi spostato una parte dell'opinione pubblica, che ha preso maggiore consapevollezza sul tema" spiega Natasha Turato direttore di Index Research. L'ultimo caso a finire nei titoli della cronaca, quello della donna di 32 anni della provincia di Varese deceduta il 2 febbraio, poche ore dopo essere stata ricoverata in ospedale.

E' sempre l'infettivologo Giuseppe Ipplito a tentare di riportare l'emergenza meningite nella giusta dimensione: in Italia l'epidemia di meningococco è ridotta solo a tre province in Toscana nella Valle dell'Arno. Non c'è in assoluto una necessità di allarme" puntualizza il relatore a Bologna in occasione di un convegno sulle grandi epidemie. "I livelli di meningite - ha spiegato l'infettivologo - sono gli stessi rispetto agli altri anni, fatta eccezione per queste tre province toscane. L'allarme mediatico non è un allarme reale". Per Ippolito occorre "rispettare scrupolosamente il calendario vaccinale che prevede le vaccinazioni giuste al momento giusto. Non bisogna fare né più né meno, bisognerebbe avere quelle coperture previste dal piano vaccinale.

Nota metodologica per il sondaggio Index Research: Metodo di raccolta: Interviste telefoniche con metodologia C.A.T.I. Con questionario strutturato Interviste complete 800 Totale contatti effettuati: 3.619

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