Sabato, 8 Maggio 2021
Morire nel Mediterraneo / Libia

"Ultima posizione conosciuta": tutte le tappe (ora per ora) dell'ultima strage di migranti nel Mediterraneo

Le autorità europee da giorni erano al corrente che nel Canale di Sicilia c’erano 3 barconi messi in mare in Libia dai trafficanti. Uomini e donne sono dispersi, e si teme siano morti annegati. Il bilancio sarebbe terrificante, più di 100 vittime. La rabbia e il dolore delle organizzazioni umanitarie: "Siamo arrivati troppo tardi". La fredda cronologia degli eventi

Ultima posizione nota di una barca con circa 130 persone nel mezzo di una tempesta al largo della Libia. Fonte: AlarmPhone

Relitti avvistati, altre imbarcazioni disperse nel nulla. Decine di migranti, forse più di 100, sono dispersi, e si teme siano morti annegati, nel naufragio di uno o più mezzi al largo delle coste libiche, secondo Sos Mediterranee. In base a quanto riferito da fonti umanitarie, 130 persone erano a bordo di un gommone che aveva tentato la traversata in condizioni di mare molto difficili e di cui si erano perse le tracce nel mare a nord-est di Tripoli. Tredici cadaveri sono stati finora avvistati in mare ma non è stato possibile recuperarli.

La nuova strage di migranti nel Canale di Sicilia

Le autorità europee da due giorni erano al corrente che nel Canale di Sicilia c’erano 3 barconi messi in mare in Libia dai trafficanti. Non sono state inviate navi per soccorrere i migranti. Per la prima volta da anni a questa parte, tre navi commerciali hanno deciso di unirsi alla Ocean Viking di Sos Mediterranee nella ricerca dei migranti dispersi. Non c'è stato però alcun coordinamento da parte di  nessuna delle centrali di soccorso: il rimpallo di responsabilità tra Tripoli, La Valletta e Roma è ormai una triste abitudine.

Le autorità europee hanno rifiutato la responsabilità di coordinare questa operazione di ricerca e invece hanno indicato le autorità libiche come le autorità "competenti".  La cosiddetta guardia costiera libica, tuttavia, ha rifiutato di lanciare o coordinare un'operazione di soccorso, lasciando le 130 persone circa in mare agitato per un'intera notte.

La rabbia e il dolore delle organizzazioni umanitarie: "Siamo arrivati troppo tardi". Tre navi mercantili e la nave Ocean Viking si erano messe da ore ieri alla ricerca di una imbarcazione con a bordo oltre 100 persone, della quale non si sapeva più nulla dal giorno precedente. "Abbiamo avvertito le autorità 27 ore fa. Cosa stanno facendo? Abbiamo perso il contatto con loro e non sappiamo se sono sopravvissuti alla notte. Temiamo il peggio", aveva scritto in giornata Alarm Phone. "Il mare è molto agitato - aveva aggiunto Sos Mediterranee - potremmo trovarci di fronte una probabile tragedia". 

I soccorsi "governativi" non sono partiti per ore, come Alarm Phone ha spiegato: "Abbiamo parlato con le autorità libiche. Dicono che non usciranno in mare a causa del meteo. Le autorità di Ue e Libia stanno lasciando morire le persone! Tutto il giorno abbiamo chiesto un intervento, ma hanno rifiutato".

Ocean Viking giunta sul luogo del naufragio ha escluso la possibilità di sopravvissuti: "Dopo ore di ricerca, la nostra peggiore paura si è avverata. L'equipaggio ha dovuto assistere alle devastanti conseguenze del naufragio di un gommone a Nord-Est di Tripoli. Mecoledì mattina era scattato l'allarme rispetto a questa stessa imbarcazione con circa 130 persone a bordo. Nelle ultime 48 ore, il network telefonico civile Alarm Phone ci ha avvisato di un totale di tre barche in difficoltà in acque internazionali al largo della Libia. Tutte si trovavano ad almeno dieci ore dalla nostra posizione nel momento in cui abbiamo ricevuto le segnalazioni. Abbiamo cercato due di queste barche, una dopo l'altra, in una corsa contro il tempo con il mare molto mosso, con onde fino a 6 metri".

"In assenza di un coordinamento efficace da parte dello Stato - prosegue l'equipaggio - tre navi mercantili e la Ocean Viking hanno cooperato per organizzare la ricerca in condizioni di mare estremamente difficili. Oggi, mentre cercavamo senza sosta - nella totale mancanza di supporto dalle autorità marittime competenti - tre cadaveri sono stati avvistati in acqua dalla nave mercantile MY ROSE. Un aereo di Frontex ha individuato poco dopo il relitto di un gommone. Dal momento in cui siamo arrivati sul posto oggi non abbiamo trovato nessun sopravvissuto, ma abbiamo visto almeno dieci corpi nelle vicinanze del relitto".

Il mare è da giorni agitato, non sono le condizioni ideali per partenze di migranti. Un relitto è stato avvistato, di almeno un barcone non c'è più alcuna traccia nel grande vuoto del Mediterraneo. Il sistema di pattugliamento in mare è chiaramente insufficiente. "Un altro naufragio aumenta il numero di morti nel Mediterraneo centrale", dice Flavio Di Giacomo, portavoce per il Mediterraneo dell’Organizzaione per le migrazioni dell’Onu (Oim). "Con un sistema di pattugliamento in mare chiaramente insufficiente Ocean Viking e 3 mercantili erano da soli nelle operazioni di ricerca e soccorso. Una situazione inaccettabile”.

L'ultima strage: tutte le tappe ora per ora

La mattina del 21 aprile 2021, Alarm Phone - che sulla catena di eventi ha diffuso un dettagliato comunicato - è stata avvisata da un pescatore locale di un'imbarcazione in pericolo al largo delle coste libiche. " Abbiamo ricevuto un numero di telefono satellitare e l'informazione che c'erano circa 120 persone a bordo che erano partite da Al-Khoms / Libia intorno alle 22:00 del 20 aprile 2021. Erano partiti insieme a una seconda imbarcazione di migranti - che in seguito sarebbe stata intercettato dalle autorità libiche" dicono dalla rete di soccorso.

"Abbiamo cercato di contattare le persone a bordo ma non siamo riusciti - continua AlarmPhone -  Date le cattive condizioni meteorologiche nella zona, abbiamo allertato le autorità competenti tramite e-mail alle 09:51 CEST nonostante non avessimo raggiunto direttamente le persone in difficoltà. Ciò significa che da quel momento in poi, i seguenti attori erano a conoscenza di questa barca in pericolo: MRCC Italia (il centro di coordinamento del soccorso marittimo, ndr), RCC Malta, la cosiddetta Guardia costiera libica, UNHCR, nonché soccorritori di ONG".

"Poco dopo, alle 10:03, abbiamo raggiunto telefonicamente per la prima volta la barca in difficoltà ma a causa di una cattiva connessione non è stato possibile scambiare informazioni - dicono i soccorritori dell'organizzazione - Alle 10:22 abbiamo ristabilito il contatto, ma potevamo semplicemente sentire "chiamate i soccorsi". Alle 11:00 siamo riusciti a ricollegarci. Ci hanno inoltrato la loro posizione GPS (N33114519 E014074476) e hanno dichiarato che c'erano circa 130 persone a bordo, comprese 7 donne, una delle quali era incinta. Erano su un gommone e hanno detto che il mare era agitato. Abbiamo immediatamente informato le autorità competenti e reso pubblico il caso".

Il racconto continua: "Nelle ore successive abbiamo ripetutamente raggiunto le persone in difficoltà e comunicato alle autorità le loro posizioni GPS e le loro testimonianze sulla situazione a bordo. La situazione a bordo si è notevolmente deteriorata e le persone in difficoltà erano in preda al panico, dicendoci che le onde erano alte e che l'acqua stava entrando nella barca. Abbiamo trasmesso ogni informazione pertinente alle autorità tramite e-mail e le abbiamo anche contattate telefonicamente. Verso mezzogiorno abbiamo informato MRCC Italia della nave mercantile BRUNA che era vicina al caso di emergenza e avrebbe potuto intervenire. Tuttavia, BRUNA ha proseguito la sua rotta".

"Alle 14:11, MRCC Italia ci ha detto in una conversazione telefonica che avremmo dovuto informare le "autorità competenti".  Queste presunte autorità "competenti", le autorità libiche, non erano state raggiungibili per diverse ore.  Solo alle 14:44 siamo riusciti a contattare un ufficiale libico che ha dichiarato di essere a conoscenza di tre barche e di ricerche in corso con la motovedetta UBARI", continua AlarmPhone. " Nelle ore successive, siamo rimasti in stretto contatto con le persone in difficoltà e abbiamo comunicato le loro posizioni GPS aggiornate alle autorità alle 16:15, 17:16 e 19:15. Abbiamo anche informato le autorità del panico a bordo e del fatto che le navi mercantili si trovavano nell'area di pericolo.  Alle 17:53, abbiamo ricevuto un'e-mail da MV OCEAN VIKING, indirizzata alle autorità e a noi, in cui si dichiarava che avrebbero cambiato rotta alla ricerca della barca in pericolo".

"Alle 19:15 abbiamo informato le autorità che le persone in difficoltà potevano vedere un aereo - che riteniamo fosse l'aereo di Frontex OSPREY con il quale abbiamo condotto un'operazione aerea nell'area di pericolo - prosegue il racconto cronologico di AlarmPhone -   Alle 20:15 abbiamo raggiunto per l'ultima volta le persone in difficoltà, ma la chiamata si è  interrotta prima che potessimo scambiare informazioni. In conversazioni precedenti ci avevano ripetutamente detto che la batteria del loro telefono satellitare stava per esaurirsi.  Alle 20:52, abbiamo parlato di nuovo con MRCC Italia e abbiamo spiegato che non siamo quasi mai riusciti a raggiungere le autorità libiche. L'ufficiale italiano ci ha detto: “Stiamo facendo il nostro lavoro, chiamateci se avete nuove informazioni”.  Alle 22:22, abbiamo finalmente raggiunto di nuovo le autorità libiche". 

"L'ufficiale libico - racconta  la rete di soccorso - ci ha detto che non avrebbero cercato la barca in pericolo perché le condizioni meteorologiche erano pessime.  Abbiamo scoperto che la cosiddetta Guardia Costiera libica aveva intercettato un'altra barca, che aveva anche allertato Alarm Phone, con a bordo circa 100 persone  - in questo caso, una donna e il suo bambino sono morti. Alle 22:55 abbiamo informato l'MRCC Italia che la cosiddetta Guardia Costiera libica non avrebbe condotto un'operazione di ricerca".

"Il giorno successivo, 22 aprile 2021, alle 7:30, abbiamo nuovamente parlato con MRCC Roma, chiedendo un'azione immediata - continua AlarmPhone -  L'ufficiale italiano ha detto: "Chiamateci se avete nuove informazioni, sappiamo della barca".  Alle 7:53, abbiamo informato nuovamente tutte le autorità via e-mail, compresa Frontex, richiedendo un'operazione aerea e di ricerca con le navi nelle vicinanze della barca in pericolo: le navi mercantili VS LISBETH, ALK e MY ROSE, nonché la nave ONG OCEAN VIKING.  Alle 8.30, abbiamo anche scritto un'e-mail direttamente a Frontex, chiedendo informazioni sulla loro operazione aerea il giorno precedente nell'area. Alle 8.49 abbiamo ricevuto la seguente risposta da Frontex:

"Gentile Signore / a, grazie per l'e-mail.  Si informa che Frontex ha immediatamente inoltrato il messaggio alle autorità italiane e maltesi".

"Alle 10:42, abbiamo ricevuto di nuovo le autorità libiche che hanno negato di avere alcuna conoscenza sulla barca in pericolo.  Alle 11:31, le autorità libiche hanno ribadito di non avere informazioni sulla barca.  Hanno anche affermato che l'Italia aveva chiesto loro di dare il permesso alle navi mercantili di condurre un'operazione di salvataggio, permesso che era arrivato.  Hanno ripetuto che non erano usciti in mare e non sarebbero usciti a causa del maltempo".

"Alle 17:08, Alarm Phone ha ricevuto un'e-mail da OCEAN VIKING, indirizzata alle autorità ea noi, in cui si dichiarava che avevano cercato la barca in pericolo insieme a MY ROSE, ALK e VS LISBETH e che avevano trovato i resti di un naufragio e diversi corpi, senza alcun segno di sopravvissuti.  L'Osprey di Frontex era sulla scena.  VS LISBETH ha lasciato la scena, affermando che la nave pattuglia libica UBARI avrebbe operato da coordinatore.  Tuttavia, UBARI non era sulla scena e la nave mercantile e OCEAN VIKING erano in attesa". 

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La probabile posizione del naufragio: AlarmPhone

Migranti, Libia: "Una questione regionale"

Italia e Libia "si trovano a dover rispondere alle sfide poste dai flussi migratori" che sono "una questione regionale che richiede nuove soluzioni e una nuova strategia per gestire questa crisi". E' quanto ha detto ieri la ministra degli Esteri libica, Najla al Mangoush, riferendo sul colloquio avuto alla Farnesina con il ministro Luigi Di Maio. Mangoush ha innanzitutto ricordato i "rapporti storici" tra i due Paesi, "ribaditi con il trattato di cooperazione e di amicizia", sottolineando che il governo di unità nazionale libico "apprezza che l'Italia non abbia mai chiuso l'ambasciata a Tripoli durante la guerra e che l'ospedale da campo italiano ha sempre offerto aiuto nella cura dei pazienti feriti e con il trasferimento dei feriti libici in Italia".

"Porteremo avanti la nostra collaborazione in tutti gli ambiti politici, economici, culturali, sociali e di sicurezza - ha quindi aggiunto - a cominciare dal dossier dell'immigrazione irregolare e dalle sfide che i due paesi si trovano a fronteggiare a causa dei flussi dei migranti. Si tratta di una questione regionale che richiede nuove soluzioni e una nuova strategia per la gestione di questa crisi".La ministra ha quindi espresso apprezzamento per l'imminente riapertura del consolato italiano a Bengasi: "Speriamo sia l'inizio di una nuova pagina tra i due paesi".

Intanto, si continua a morire nel mare che unisce Italia e Libia. Si muore nel Mediterraneo, nell'indifferenza pressoché generale dei media italiani. Basta dare uno sguardo alle prime pagine odierne dei quotidiani. Perché l'immigrazione irregolare non è solo un "dossier": è relitti in fondo al mare, corpi senza vita, vite che forse si sarebbero potute salvare con soccorsi più tempestivi.

La cosiddetta Guardia costiera libica non può credibilmente essere considerata un’autorità competente: non solo perché effettua respingimenti di massa verso un luogo non sicuro, ma anche perché non interviene per tempo a salvare le persone che stanno annegando nel mare antistante le coste nordafricane. Lo dicono da tempo le organizzazioni umanitarie. La cronologia degli eventi lo dimostra questa volta in maniera lampante.

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