Domenica, 18 Aprile 2021

Migranti, arrestati i dirottatori mentre Salvini stringe l'asse anti clandestini con Malta

Chiudere la rotta del Mediterraneo centrale: il ministero dell'interno ha avviato contatti formali con il governo de La Valletta per elaborate proposte concrete di intervento contro l'immigrazione clandestina. La mossa dopo il dirottamento dell'Elhibru 1

Dimostranti contro le politiche anti migranti, Milano FOTO ANSA / MATTEO BAZZI

Dopo il caso del mercantile dirottato da alcuni migranti, l'ambasciatrice di Malta in Italia è stata ricevuta al Viminale e, come comunica il ministero dell'interno, sono stati avviati contatti formali con il governo de La Valletta per elaborate proposte concrete per intervenire contro l'immigrazione clandestina e il traffico di esseri umani nel Mediterraneo.

L'ultima crisi dei migranti che ha avuto luogo nel Mediterraneo ha coinvolto l'imbarcazione turca Elhibru 1, dirottata il 27 marzo verso l'Europa da alcune persone soccorse nel Mediterraneo e poi passata sotto il controllo delle Forza Armate di Malta. Dopo l'attracco nel porto di La Valletta la polizia ha arrestato cinque uomini ritenuti responsabili del dirottamento. A bordo vi erano in tutto 108 persone, tra cui 19 donne e 12 bambini.

Come raccontanto dal capitano della Elhibru 1 alle Forze Armate maltesi "lui e il suo equipaggio sono stati costretti e minacciati da un certo numero di migranti a procedere verso Malta non appena le persone soccorse si sono accorte che stavano per essere riportate in Libia. Dopo che le forze speciali maltesi sono salite a bordo della Elhibru 1 hanno riconsegnato il controllo della nave al capitano scortandola verso il porto de La Valletta.

Sbarchi fantasma, quanti sono davvero i migranti arrivati in Italia

Il caso della nave dirottata - così come dell'ultimo salvataggio effettuato dalla Mare Jonio - ha riacceso i riflettori sulla situazione del rotta migratoria del Mediterraneo centrale.

Come avevamo già ricordato l'assenza dei navi delle Ong nei primi mesi del 2019 aveva lasciato il mare senza osservatori terzi. Esempio fu lo sbarco di 87 migranti soccorsi lo scorso 5 marzo dalle autorità maltesi al largo di Lampedusa. Allora furono solo le autorità de La Valletta a darne notizia dopo oltre 24 ore di rimpallo di responsabilità con la capitaneria di porto di Roma.

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L'ultima notizia di uno sbarco sulle coste italiane risale al 7 marzo quando una barca di 8 metri con 40 subshariani a bordo era stata intercettata a tre miglia e mezzo circa dalla costa di Lampedusa. Erano settimane che non si registravano sbarchi.

Come mostrano i dati dell'agenzia delle Nazioni Unite Unhcr negli ultimi mesi si è assistito ad una netta riduzione degli sbarchi, in particolar modo in Italia. Se infatti la rotta della Spagna resta decisamente "calda", il Mediterraneo centrale appare "chiuso". Appena 336 gli "arrivi" da inizio anno.

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Non mancano le polemiche tuttavia per i centri di detenzione in Libia come mostrato in su La7 in un reportage di Adib Fateh Ali e Nello Trocchia realizzato per Piazza Pulita.

Fonti del Viminale hanno riferito che a Lampedusa, dal 1° gennaio al 28 marzo 2019, sono sbarcate in totale 251 persone in undici diversi "eventi", mentre nello stesso periodo di un anno prima erano stati 487 (frutto di 13 sbarchi). 

Inoltre come spiega il ministero dei trasporti - che ha giurisdizione sulle capitaneria di porto - nella gestione dei cosiddetti 'sbarchi fantasma' "la Guardia Costiera viene interessata nel momento in cui le unità, nel tentativo di raggiungere le coste italiane, creino situazioni di pericolo conclamato per le vite degli occupanti (ad esempio unità con persone a bordo abbandonate in balia delle onde dai conduttori o richieste di soccorso lanciate dagli occupanti) e dunque ci sia bisogno di un intervento di soccorso in mare".

I casi di arrivo di migranti direttamente sulle nostre coste, rileva il ministero, "si differenziano da quelli accaduti nel Mediterraneo centrale, per alcuni elementi: si tratta di imbarcazioni di norma piccole, unità da diporto e piccoli pescherecci, con pochi migranti, e non di gommoni o barconi di legno con moltissime persone dentro".

Migranti, stop ai soccorsi delle navi militari Ue

Sempre ieri gli Stati membri dell'Unione Europea hanno dato il via libera a una proroga di sei mesi dell'operazione Sophia, ma paradossalmente, la missione navale non potrà utilizzare le navi che finora hanno partecipato alla missione. In pratica, l'operazione, che ha come obiettivo primario la lotta al traffico di esseri umani e di armi nel Mediterraneo, viene "congelata" per sei mesi proprio nella sua dimensione principale, il pattugliamento navale, mentre continueranno i pattugliamenti aerei e il "training", in corso già da tempo, della guardia costiera libica.

La nuova proroga è stata decisa attraverso una procedura di silenzio-assenso: la proposta, di iniziativa francese e sostenuta dall'Italia, è passata perché nessuno Stato membro si è opposto entro la scadenza fissata alle 11 di questa mattina.

L'Italia, che ha il comando della missione, deve decidere se - come chiesto dal vicepremier Matteo Salvini - cambiare le regole di Sophia che prevedono che tutti i migranti soccorsi dalle navi Ue siano poi sbarcati in Italia. La portavoce dell'Alto Rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini, ha sottolineato che in questo modo Sophia "non sarà in grado di assolvere efficacemente il suo mandato". L'accordo politico dovrà essere formalizzato dal Consiglio Ue entro il 31 marzo, e poi messa in atto con il ritiro dei mezzi navali impegnati nell'operazione.

Dopo la stretta sulle ong, il destino di chi affronta la rotta del Mediterraneo centrale nelle mani della guardia costiera libica.

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