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Domenica, 5 Febbraio 2023
Migranti

Migranti, dal governo fuoco amico su Minniti: "Combattiamo gli scafisti, non le Ong"

Continua lo scontro nella maggioranza sul ruolo delle Ong nei salvataggi in mare. E nonostante il sostegno di Mattarella il titolare del Viminale è sempre più isolato

Alla fine la crisi di governo è stata scongiurata, ma la questione è ancora sul tavolo. Anzi. Sul caso Ong-migranti la spaccatura nella maggioranza è sempre più evidente. Da una parte il ministro Marco Minniti che da quando si è insediato al Viminale ha imposto la ‘linea dura’ e minacciato tolleranza zero nei confronti delle Ong che non aderiscono al codice di condotta; dall’altra molti esponenti dem (del mondo cattolico, ma non solo) che nelle scorse ore non hanno fatto nulla per nascondere le perplessità sul protocollo che dovrebbe regolamentare i salvataggi in mare.

Il 'caso' è deflagrato lo scorso 5 agosto dopo la decisione del ministro dei trasporti Graziano Delrio di consentire il trasbordo di 127 migranti salvati da Medici Senza Frontiere (una delle Ong che non hanno sottoscritto il ‘codice di condotta’) su una nave della Guardia Costiera. 

La reazione del titolare del Viminale non si è fatta attendere. Non solo in aperta polemica con il collega ha disertato il consiglio dei ministri fissato per ieri pomeriggio, ma si sarebbe addirittura spinto a minacciare le dimissioni: "O mi tutelate o lascio. Se la linea politica non è più condivisa, il mio compito è finito”. Incassata la fiducia di Gentiloni e Mattarella, Minniti ha deciso di restare al suo posto.

Casteldaccia: la rivolta dei migranti

Ma neppure l’intervento del Presidente della Repubblica (che ha pubblicamente elogiato il suo lavoro) è servito a spegnere le polemiche. Che rischiano di divampare nuovamente dopo l’intervista di Delrio uscita oggi su Repubblica: "Per quanto mi riguarda non ho punti in contrasto con lui (Minniti, ndr), l'interlocuzione è continua", ha premesso il ministro delle Infrastrutture, ricordando però che “stiamo parlando di soccorso in mare non di controllo di flussi o di politiche di integrazione. Questo soccorso non è derogabile, né discrezionale”. Quanto ai trasbordi sono "necessari se viene individuato un pericolo di vita, se una nave è troppo piccola e rischia di ribaltarsi”. Poi quella che sembra una stoccata: “Siamo in guerra contro gli scafisti. Una guerra vera, non nei dibattiti tv".

Migranti sbarcati dalla Nave Etna nel porto di Salerno | Ansa

A parole la crisi viene negata, ma le posizioni restano molto distanti: se il Viminale minaccia di chiudere i porti alle Ong riluttanti a firmare l’accordo, il titolare delle Infrastrutture, da cui quei porti dipendono, ha una linea molto più sfumata e propensa a privilegiare i salvataggi. Per ora Minniti ha scelto di non replicare. Del resto i numeri sono dalla sua parte: nel solo mese di luglio gli arrivi sono diminuiti del 50%, mentre da inizio anno ad oggi sono sbarcati 96.438 migranti, il 3,3% in meno rispetto allo stesso periodo del 2016.

Orlando: "No a criminalizzazione delle Ong"

A parlare è stato invece il ministro della Giustizia Andrea Orlando "Non possiamo chiedere alle Ong di essere un braccio dello stato italiano. Ma anche loro si devono rendere conto che in questo momento l'Italia si sta facendo carico di uno sforzo straordinario e ha anche diritto a capire come si svolgono le operazioni", ha detto ieri a “In Onda”, su La7. Per Orlando "le Ong si devono rimettere a una qualche forma di disciplina", non può valere "un principio anarchico" e tuttavia il settore va disciplinato “senza correre il rischio di una criminalizzazione indiscriminata: non può passare il messaggio, come mediaticamente in parte sta avvenendo, che le Ong siano quasi una promanazione degli scafisti". Parole che suonano piuttosto ambigue e si sommano a quelle pronunciate due giorni fa dal viceministro degli Esteri Mario Giro, secondo cui "le nostre navi continueranno a raccogliere i migranti. Sarebbe auspicabile, anche quelli ospitati da imbarcazioni bloccate dalla Guardia costiera libica, quando le nostre imbarcazioni siano in condizione di poterlo fare. Perché riportarli in Libia, in questo momento, vuol dire riportarli all’inferno". Critici con Minniti sarebbero anche Maurizio Martina,  Valeria Fedeli e Marianna Madia, mentre Renzi è per la linea dura ma per il momento preferisce tacere. 

Alfano: "Contrario ai derby tra rigore e umanità"

E Angelino Alfano? Anche il ministro degli Esteri sembra tiepido nei confronti della linea Minniti: "Sono contrario ad ogni derby tra rigore e umanità, tra regole e solidarietà, tra sicurezza e diritti umani", ha detto durante una conferenza stampa congiunta con l’inviato speciale Onu per la Libia. "Non è un derby che l’Italia deve conoscere", ha aggiunto. "L’Italia deve continuare ad essere il paese che ha sposato sicurezza e umanità". Insomma, tutto lascia pensare che sui migranti la maggioranza ha le idee confuse, tanto che perfino il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, intervistato oggi da Rainews ha parlato di “politiche ondivaghe” e “sottolineato l’importanza “che l’Italia parli con voce unica”. 

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