Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Migranti, Sea Watch a Messina: tutti i dubbi sulla quarantena

La quarantena a bordo della Sea watch per i 194 migranti soccorsi nei giorni scorsi sarebbe "una misura disastrosa da un punto di vista umanitario e sanitario" dice ad Adnkronos Giorgia Linardi, portavoce della Sea watch 3. Le possibilità che il coronavirus possa essere portato in Italia dai migranti che arrivano dalla Libia sono molto basse

La Sea Watch è a Messina. "Le autorità hanno annunciato un periodo di quarantena: a terra per le persone soccorse, a bordo per l'equipaggio. Nel rispetto delle precauzioni sanitarie adottate, riteniamo discriminatoria l'applicazione esclusiva della misura a navi ONG". Lo dice l'Ong approdata nella città siciliana con poco meno di 200 migranti a bordo, soccorsi nei giorni scorsi nel Mediterraneo, aggiungendo: "Attendiamo ora istruzioni relative alle misure sanitarie precauzionali per Covid19. Come ribadito dalla Cassazione, il soccorso si concluderà soltanto con lo sbarco delle persone soccorse in un porto sicuro".

Ieri sera il governatore Musumeci aveva chiesto al premier Conte di fare attraccare la nave altrove, appello ribadito oggi.

Sea Watch: "Quarantena a bordo sarebbe disastrosa"

"La quarantena a bordo della Sea watch per i 194 migranti soccorsi nei giorni scorsi nel Mediterraneo sarebbe "una misura disastrosa da un punto di vista umanitario e sanitario" dice ad Adnkronos Giorgia Linardi, portavoce della Sea watch 3, la nave della ong attraccata al porto di Messina con 194 migranti a bordo. L'equipaggio resterà a bordo per la quarantena. Mentre sui migranti ancora non sono arrivate indicazioni.

"Stiamo attraccando, le autorità hanno predisposto quanto necessario per le procedure di sbarco, vediamo che accade - dice ancora Giorgia  Linardi - Le dichiarazioni del Presidente Musumeci sono politiche e non sono pervenute a bordo tramite i canali ufficiali, quindi ad ora per noi non esistono, anche perché sarebbero evidentemente misure disastrose da un punto di vista umanitario e sanitario".

"E nessuna autorità di salute pubblica potrebbe promuoverle senza la consapevolezza di creare ad hoc le condizioni per una situazione disumana e di precarie condizioni a bordo - dice ancora Linardi - La nave trasporta al momento 10 volte il numero regolare di persone previste per quel tipo di unità a seguito di tre operazioni di soccorso che, come ci impone il diritto e le motivazioni della Cassazione sul caso Rackete, possono ritenersi compiute solo una volta avvenuto lo sbarco in un luogo sicuro, che non è la nave".

Le rilevanti criticità emerse sotto il profilo igienico-sanitario dell'hotspot di Messina denunciate da Musumeci svelano un problema cronico della struttura - aggiunge ancora Giorgia Linardi all'Adnkronos - Inoltre, il riferimento al fatto che l'hotspot costituisca un luogo di transito contraddice le recenti pratiche. I richiedenti asilo vi sono rimasti per lungo tempo in regime di semi-detenzione, per esempio dopo la missione di Carola Rackete". E aggiunge: "In questo senso le dichiarazioni del Presidente della Regione dovrebbero portarci a riflettere sulle condizioni di prima accoglienza in Italia".

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Coronavirus, serve davvero la quarantena per le navi Ong nel Mediterraneo?

Le possibilità che il coronavirus possa essere portato in Italia dai migranti che arrivano dalla Libia sono molto basse. La Libia è "uno dei luoghi più isolati al mondo" scrive su Twitter il ricercatore dell’ISPI Matteo Villa, soprattutto per via della guerra civile che si combatte dal 2011. I collegamenti navali sono assai rari.

Inoltre in tre mesi in Italia atterrano mezzo milione di persone provenienti dall’Africa: non si capisce come potrebbe essere giustifcabile la differenza di trattamento. Il principale mezzo di diffusione del virus – viaggi in aereo, treno o nave per turismo o per lavoro - non riguarda la Libia.

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