Lunedì, 18 Ottobre 2021
Migranti

Sgomberi e notti all'addiaccio: l'odissea dei migranti a Roma

Dopo la chiusura forzata del Baobab, unico centro destinato alla prima accoglienza, per i richiedenti asilo della Capitale è notte fonda. Molti di loro vorrebbero raggiungere i Paesi del nord, ma sempre più spesso vengono fermati prima di varcare la frontiera. A volte dalle stesse autorità italiane

Qualche vecchia coperta come giaciglio di fortuna e un sacco a pelo per ripararsi dal freddo. Così dormono ogni notte i migranti che transitano per Roma. Sempre più indesiderati. Sempre più invisibili. Dopo lo sgombero del Baobab, l’unico luogo che nella Capitale era destinato alla prima accoglienza, per i richiedenti asilo è notte fonda. E alle porte dell’inverno i migranti sono ancora tutti lì, nel piazzale est della stazione Tiburtina. Dormono all’addiaccio, mangiano grazie ai pasti forniti dai volontari e si arrangiano come possono. Molti di loro vorrebbero andare altrove, in Francia o nei Paesi del nord. Ma le frontiere sono chiuse.  "La situazione è molto diversa dagli altri anni", ci conferma Roberto Viviani, attivista del Baobab.

"Abbiamo più persone da assistere perché gli sbarchi stanno continuando anche in questo periodo. Ma c’è anche il problema dei transitanti che tentano di attraversare la frontiera e vengono respinti. Ci capita sempre più spesso di incrociare volti che avevamo già visto". E a volte si sfiora il grottesco: "In alcuni casi queste persone non vengono respinte dopo aver passato il confine, ma è la stessa polizia italiana che li prende a Como o Ventimiglia e li rimanda indietro. E’ una cosa che aveva detto anche Alfano: ‘più stazionano al nord, più li rimandiamo al sud’, ed è quello che sta avvenendo".

E poi c’è la questione - enorme - delle lungaggini nelle procedure per ottenere lo status di rifugiato. "Dal 21 settembre al 21 ottobre è stata sospesa la possibilità di chiedere asilo: le pratiche sono troppe, non riescono a smaltirle. Ospitiamo molti eritrei che potrebbero accedere alla relocation (il programma dell’Ue per ricollocare i migranti), ma non ci sono certezze, né sui tempi né sulle destinazioni".

Nel frattempo i transitanti dormono all’addiaccio. Dal 30 settembre, giorno dello sgombero della sede storica di via Cupa, ad oggi sono stati cinque gli sgomberi che volontari e migranti hanno dovuto subire. E sabato, migranti e volontari, sono scesi in piazza per far sentire la loro voce: "Oggi ci vietano persino di piantare le tende. Chiediamo che cessino subito gli sgomberi in modo da poter attrezzare un presidio solidale. Sarebbe solo una soluzione tampone, ma ci consentirebbe di organizzare un’accoglienza dignitosa. In attesa di trovare una struttura dove operare".

Ma su questa eventualità la giunta Raggi non si è mai sbilanciata: "Abbiamo avuto un contatto con l’assessore Laura Baldassari il giorno dopo il suo insediamento. Ma il 12 settembre il tavolo è stato fatto saltare perché la Protezione civile era impegnata nel Centro Italia. Da allora la giunta di Roma non si è mossa in alcun modo, non abbiamo avuto più nessun contatto". 

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